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“’Brain rot’? No, il cervello non marcisce per colpa di Internet”

Parola dell’anno secondo l’Oxford Dictionary, rimanda al troppo tempo passato online. Uno scrittore però si dissocia
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Adesso comincia il periodo in cui abbiamo a che fare con le persone dell’anno, la foto dell’anno, i fatti dell’anno, l’allenatore dell’anno e qualsiasi altra cosa dell’anno. È arrivato anche il momento in cui l’Oxford Dictionary, istituzione più che prestigiosa, sceglie la parola che è stata più significativa, che ci ha caratterizzato. Quest’anno il risultato è particolarmente severo, perché le parole sono due: brain rot. Vuol dire: cervello che marcisce, putrefazione del cervello. Ed è ovvio, ha a che fare con internet. Il cervello non marcisce se leggi Guerra e pace, marcisce se guardi il coccodrillo che esce dall’acqua all’improvviso e azzanna il collo di un bisonte, se guardi il ministro di qualche Paese che inciampa e rotola per le scale, se guardi Adele che abbraccia piangendo Céline Dion perché l’ha vista tra il pubblico di un suo concerto.

In tutto il mondo, credo, quando è stata battuta la notizia che la parola dell’anno è brain rot, c’è stata una sottile scossa sismica per…

Adesso comincia il periodo in cui abbiamo a che fare con le persone dell’anno, la foto dell’anno, i fatti dell’anno, l’allenatore dell’anno e qualsiasi altra cosa dell’anno. È arrivato anche il momento in cui l’Oxford Dictionary, istituzione più che prestigiosa, sceglie la parola che è stata più significativa, che ci ha caratterizzato. Quest’anno il risultato è particolarmente severo, perché le parole sono due: brain rot. Vuol dire: cervello che marcisce, putrefazione del cervello. Ed è ovvio, ha a che fare con internet. Il cervello non marcisce se leggi Guerra e pace, marcisce se guardi il coccodrillo che esce dall’acqua all’improvviso e azzanna il collo di un bisonte, se guardi il ministro di qualche Paese che inciampa e rotola per le scale, se guardi Adele che abbraccia piangendo Céline Dion perché l’ha vista tra il pubblico di un suo concerto.

In tutto il mondo, credo, quando è stata battuta la notizia che la parola dell’anno è brain rot, c’è stata una sottile scossa sismica perché all’unisono le teste di tutti gli abitanti della terra hanno fatto un cenno di assenso, dicendo che è giusto, che è sacrosanto. Che bisognerebbe distruggere ogni progresso tecnologico perché ci ha resi degli idioti, è quello che ripetono tutti da sempre, come una cantilena, mentre stanno ore sul telefono e su internet.

Ma la sottile scossa sismica ha avuto tracce molto più evidenti lì dove si addensano adulti - stavo per dire conservatori e reazionari, ma in realtà in queste situazioni le parole coincidono. E io ho già la mia proposta da fare all’Oxford Dictionary per la definizione del prossimo anno: “Adulti reazionari”. Quelli che sono convinti che il cervello marcisca se si sta tanto tempo a guardare cazzate sul telefono o al computer.

Sia chiaro: non c’è dubbio che fare qualsiasi cosa in modo reiterato, ossessivo, abbia delle controindicazioni, fino a danni considerevoli. Ma probabilmente anche la verdura e la frutta, se mangiate senza soluzione di continuità, hanno controindicazioni pesanti; anche leggere Guerra e pace e poi tutti gli altri libri di tutti i russi, e non fare altro, genera rincoglionimento. Anche fare sesso sempre, non farlo mai, correre troppi chilometri o non alzarsi mai dalla sedia. Cantare tutto il giorno, parlare di filosofia tutto il giorno. Perfino troppo ossigeno fa male. E forse anche consultare compulsivamente l’Oxford Dictionary, in qualche modo, farebbe un po’ marcire il cervello.

Credo che l’Oxford Dictionary voglia dire quello che ci spingono a dire ogni giorno: che ai tempi nostri vivevamo meglio, e invece con le diavolerie che hanno inventato ora, la vita è diventata un inferno, e si stava meglio prima, e guardate che così il cervello marcisce. Credo che l’Oxford Dictionary voglia dire quello che noi adulti reazionari diciamo ogni giorno alle generazioni che ci seguono: che noi eravamo più intelligenti e pieni di interessi, lottavamo per cose serie, pensavamo, avevamo gli strumenti; e voi adesso state tutto il giorno a smanettare con il telefonino e così il vostro cervello marcisce. È una specie di prova di forza: gli adulti intelligenti sono tutti felici che in Australia strappino via i telefoni dalle mani dei minorenni.

Ma c’è di più: lo stesso Oxford Dictionary suggerisce che probabilmente il primo ad aver usato questa espressione è stato Henry David Thoureau, per tentare di denunciare il declino dell’intelligenza degli esseri umani.

Lo ha fatto nel 1854, e quindi non ci aveva visti scrollare il telefono per vedere le storie su TikTok. Ma c’è ancora di più: tanto tempo dopo di lui, hanno pensato che il cervello marcisse in quelli che guardavano la televisione, in quelli che andavano a ballare; ma in realtà anche in quelli che guardavano i film; e, ancora prima, era scandaloso che qualcuno si mettesse a leggere delle storie che si chiamavano romanzi.

Quindi, di conseguenza, il cervello marciva anche se si leggeva Guerra e pace. E oggi i genitori supplicano i figli di guardare la tv insieme, e di spegnere il computer. Di conseguenza, un giorno diremo che il cervello marcirà per qualcosa che oggi non sappiamo ancora cosa sia, e opporremo a quella diavoleria la nostra commovente dedizione a vedere, in un tempo d’oro, i video con i coccodrilli che azzannavano i bisonti: a quel tempo sì che eravamo intelligenti.

Non voglio qui dire se gli adulti reazionari saprebbero vivere senza telefono o senza internet, non voglio giudicarli, preferisco autodenunciarmi: io il telefono me lo porto a letto, lo tratto come tratto i miei figli (forse anche un po’ meglio), e cerco di leggere Guerra e pace ma guardo il coccodrillo che azzanna il bisonte, il ministro che inciampa, Adele e Céline Dion. Ma forse è perché, semplicemente, il mio cervello è marcito così tanto, e da così tanto tempo, che non me ne sono nemmeno accorto; e ormai, dato che è marcito, non me ne accorgerò più.

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