È la grande ospite internazionale di Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria che l’8 dicembre si conclude alla Nuvola dell’Eur di Roma. Alicia Giménez-Bartlett, l’autrice spagnola dell’iconica Petra Delicado, la prima poliziotta letteraria d’Europa, proprio l’8 dicembre sarà tra le protagoniste dell’Arena Repubblica Robinson.
A gennaio uscirà una raccolta di racconti che hanno Petra come protagonista: Una poco di buono (Sellerio), che riunisce sei avventure dell’ispettrice e del suo braccio destro Fermin. E alla Nuvola ha annunciato che il nuovo romanzo al quale sta lavorando racconterà di Petra vedova, dopo l’esperienza del lutto che lei stessa ha vissuto un anno fa perdendo il marito.
«Sono molto felice di essere qui — dice la scrittrice seduta in un angolo della Nuvola, mentre il tramonto filtra dal soffitto a vetri — Mi aspettavo una piccola fiera e invece è grande, piena di gente e diretta da una donna. Mi rincuora e mi dà speranza in questi tempi così bui. La nostra unica possibilità è nei libri, nella cultura».
Bartlett, i libri ci salvano dalle derive autoritarie?
«Forse i libri non cambiano il mondo, ma possono aiutarci in questo momento di grande inquietudine, con lo spettro dei totalitarismi che ritorna. Un libro è sempre un aiuto, sempre. Ma soprattutto in una stagione nella quale gli intellettuali, gli scrittori, non riescono più a incidere. Le nostre opinioni non sono più così importanti come nel passato. Attraverso i libri possiamo vedere la realtà meglio e più profondamente che attraverso uno schermo. Possiamo vivere le vite degli altri. E imparare l’empatia».
Ma possiamo capire meglio anche le nostre di vite: il romanzo che sta scrivendo le serve per affrontare il lutto?
«Così come ho scritto La donna che fugge per affrontare la malattia di mio marito, adesso per capire che cosa sto provando ho bisogno di dedicarmi alla storia di una perdita. Petra non è il mio alter ego, è una mia amica, un’amica che mi conosce bene e che mi sta prendendo per mano. Io non ho paura della solitudine. Quello che mi fa male è pensare che la persona che ho amato non è più qui e che non può vedere e condividere con me le cose che faccio. Mentre scrivevo La donna che fugge mio marito mi incitava ad andare avanti. Non ha letto la fine della storia. Ma continuo a scrivere anche per lui».
Come sta la Spagna ferita dall’alluvione?
«È stato un disastro. Non posso ancora credere a quello che abbiamo vissuto. Prima la tragedia e poi lo scambio di accuse. In mezzo la tragica verità: il pianeta si sta ribellando a quello che gli abbiamo fatto in nome del progresso, del profitto, e chi non vuole accorgersene non ha più nessuna scusa. Ma c’è speranza: i tanti ragazzi e le tante ragazze che si sono messi in gioco scavando nel fango»
Un personaggio come Petra, dura, imperfetta, ma anche fragile, cosa dice alle giovani lettrici?
«Che non siamo e non dobbiamo essere angeli. Le donne sono forti, sono molto più forti degli uomini perché per anni si sono occupate delle cose piccole ma essenziali e nel frattempo hanno coltivato con fatica i loro sogni e le loro ambizioni. Petra è stata la prima poliziotta d’Europa: c’erano tante storie con protagoniste femminili, ma nessuna ispettrice. Perché ci vuole una certa durezza. Ecco, le donne ne sono capaci, così come sono capaci di tenerezza».
Lei ha scritto “La presidente”: in Italia la premier si fa chiamare declinando il nome al maschile, pensa che il futuro sia donna?
«Assolutamente sì, ma è importante rivendicare il proprio ruolo anche a partire dalle parole».
Lei dice che i libri sono un antidoto per la libertà e la democrazia. Quali sono le letture che ha nel cuore?
«Direi soprattutto autori come Joseph Roth e Philip Roth».
Pensa che oggi romanzi come “Il teatro di Sabbath” o “Lamento di Portnoy” potrebbero essere scritti?
«No. E mi fa male. In nome di una presunta sensibilità, del politicamente corretto, non si può censurare la letteratura. Anche quando si scrive delle donne come fa Roth. I suoi sono grandi romanzi, sono storie universali. I libri non offendono».
Dice di sentirsi anche un po’ italiana ormai, è così?
«Assolutamente. Ho un legame speciale con il vostro Paese. Negli Stati Uniti a un grande evento sono stata ospite non della delegazione spagnola ma di quella italiana. Un onore».