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I trent’anni di “Novecento”di Baricco, il regista che lo portò a teatro: “Così nacque l’avventura”

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Gabriele Vacis racconta quegli anni a Torino e “l’esperienza di un gruppo di persone nel segno dell’innovazione”
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Quando debuttò Novecento il Novecento stava finendo. La leggenda narra che alla fine del primo millennio sarebbe finito il mondo. Mille anni dopo si perpetuava la leggenda: il “baco del millennio” a mezzanotte del 1999, avrebbe fatto saltare il web, si dava per compiuta la morte dell’arte, Dio era morto da un pezzo, come Marx e anche Woody Allen non si sentiva tanto bene.

Era finita la Storia. Questo sentire, in teatro, produceva riti funebri, come se si dovesse fare penitenza in vista della fine, oppure giochi di forme, colorati e luminosi: godiamocela prima che sprofondi tutto nel nulla. Il teatro ha tre fonti: il rito, il gioco, la narrazione. Il rito e il gioco erano all’origine di ogni spettacolo. In questo quadro catastrofico la terza fonte del teatro sembrava dimenticata o inu…

Quando debuttò Novecento il Novecento stava finendo. La leggenda narra che alla fine del primo millennio sarebbe finito il mondo. Mille anni dopo si perpetuava la leggenda: il “baco del millennio” a mezzanotte del 1999, avrebbe fatto saltare il web, si dava per compiuta la morte dell’arte, Dio era morto da un pezzo, come Marx e anche Woody Allen non si sentiva tanto bene.

Era finita la Storia. Questo sentire, in teatro, produceva riti funebri, come se si dovesse fare penitenza in vista della fine, oppure giochi di forme, colorati e luminosi: godiamocela prima che sprofondi tutto nel nulla. Il teatro ha tre fonti: il rito, il gioco, la narrazione. Il rito e il gioco erano all’origine di ogni spettacolo. In questo quadro catastrofico la terza fonte del teatro sembrava dimenticata o inutile. La narrazione è affermazione del tempo. Se il tempo sta per finire cosa t’importa di affermarlo? E se la Storia è finita cosa ti rimane da raccontare? Noi, la mia generazione, eravamo tra i trenta e i quaranta, ed era un po’ frustrante, come per le generazioni successive, essere giovani mentre tutto, intorno, stava per finire. Infatti, già da qualche tempo, un po’ clandestinamente, avevamo cominciato a frugare tra le macerie del Novecento.

Trovavamo frammenti, schegge di civiltà in estinzione che, però, ricomposte dalle nuove tecnologie, generavano racconti. Nel teatro, in particolare, quello che emergeva era la trascurata terza fonte: la narrazione.

La realtà si frammentava. Però scoprivamo che questi frammenti, potevano riordinarsi e producevano scintille di senso che, comunque erano storie; accostando brandelli a caso dello stupidario che produceva la nascente società dell’intrattenimento, non si perdeva senso, si generavano schegge di qualcosa che, in fin dei conti, era significato. Sperimentavamo con sorpresa che non era vero che il tempo era finito. Oppure sì, magari era finito, però nulla vietava di fabbricarne di nuovo. In quegli anni, a Torino, si addensò uno straordinario ambiente culturale che girava intorno a questi argomenti. Dal Laboratorio Teatro Settimo, già negli anni Ottanta, scaturirono spettacoli che raccontavano storie, prima erano lavori di gruppo, poi la pratica si distillò in monologhi sulla saga Olivetti o sulla tragedia del Vajont. Nel 1994, l’anno del debutto di Novecento, nacque la scuola Holden. Intorno al Teatro Settimo e alla scuola Holden giravano scrittori e registi, attori, giornalisti fino a politici che comprendevano e supportavano il fenomeno “narrazione”. È da ambienti fortunati come quello che nascono spettacoli come Novecento, perché, certo, c’è un autore del testo, un regista, un attore, scenografi, scenofoni e tecnici che lo mettono in scena, ma se devo pensare all’autore dell’esperienza in sé, piuttosto che a persone penso alle relazioni tra le persone. Come tornare intorno a un qualche fuoco a guardarsi, ad ascoltarsi, che è il passato più remoto ma anche il futuro dell’arte: sempre meno forma, sempre più relazione.

L’autore è il regista che dal debutto, e per anni, ha portato

“Novecento” in teatro

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