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Felicia Kingsley: “Cari snob non sparate sul romance”

La scrittrice Felicia Kingsley 

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La scrittrice è per il secondo anno consecutivo l’autrice più letta in Italia. Qui spiega perché l’amore vince tra i giovani
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Non sparate sul romance dice l’autrice che anche quest’anno è la più letta d’Italia. Felicia Kingsley, come nel 2023, conferma il suo record: con un milione di copie vendute tra carta e ebook, non ha rivali. A sostenerla è un esercito di lettrici, molte giovanissime, che affollano i suoi firmacopie, la seguono sui social e non si perdono un’edizione dei suoi libri.

In pace con le etichette, ma meno con chi le affibbia, la scrittrice modenese classe 1987, dalla vetta dalla quale non pare destinata a scendere, ha qualcosa da dire: «In un anno che ha registrato una flessione del mercato editoriale e un calo dei lettori, dovrebbe essere una bella notizia il fatto che ci sia una generazione che si sta avvicinando ai libri grazie al rosa».

Kingsley, per qualcuno non…

Non sparate sul romance dice l’autrice che anche quest’anno è la più letta d’Italia. Felicia Kingsley, come nel 2023, conferma il suo record: con un milione di copie vendute tra carta e ebook, non ha rivali. A sostenerla è un esercito di lettrici, molte giovanissime, che affollano i suoi firmacopie, la seguono sui social e non si perdono un’edizione dei suoi libri.

In pace con le etichette, ma meno con chi le affibbia, la scrittrice modenese classe 1987, dalla vetta dalla quale non pare destinata a scendere, ha qualcosa da dire: «In un anno che ha registrato una flessione del mercato editoriale e un calo dei lettori, dovrebbe essere una bella notizia il fatto che ci sia una generazione che si sta avvicinando ai libri grazie al rosa».

Kingsley, per qualcuno non lo è?

«Resiste un certo atteggiamento snob da parte di chi ama giudicare le persone in base a quello che leggono. Ma a loro dico: non diamo la sensazione che la letteratura sia un club esclusivo con sbarramento all’ingresso. È una stanza, ma dalle porte aperte».

Del resto il romance, del quale Kingsley è la regina italiana, per anni classificato come genere di serie B, è stato protagonista di un’incredibile parabola con una crescita del 120,5 per cento tra il 2019 e il 2023 (dati Associazione italiana editori). Gli stessi cinque anni durante i quali è esploso Booktok, l’enclave di lettori di TikTok.

Kingsley, vero nome Serena Artioli, architetta, undici romanzi pubblicati con Newton Compton, festeggia il successo sfornando un libro dopo l’altro. Storie d’amore certo, ma piccanti e politicamente scorrettissime. L’ultimo, Una conquista fuori menù, uscito il 3 settembre, ha dominato le classifiche settimanali, mentre intanto i suoi vecchi titoli più amati continuavano a occupare le caselle delle graduatorie di tascabili e ebook: uno, Non è un paese per single, diventerà un film Prime video nel 2025.

Lei ha conquistato le classifiche scalzando gli autori, maschi, di thriller e noir che per anni le hanno dominate.

«Il thriller gode ancora di ottima salute ma le brutture fanno parte della quotidianità, ce le troviamo addosso di continuo scrollando sul cellulare o accendendo la tv. Credo che la gente abbia bisogno di storie che accendano il sorriso, che regalino speranza. Ma mica l’ho inventato io l’amore! Tutta la letteratura italiana ci ruota intorno».

Da queste vette non c’è il rischio di lavorare inseguendo le aspettative dei lettori?

«Io sono legata ai miei lettori, so che hanno fiducia in me. Ma questo non mi obbliga a scrivere quello che loro vorrebbero o peggio quello che suggeriscono i trend. Io scrivo quello che mi diverte, quello che mi piace e, per fortuna, finora è piaciuto anche a loro».

Regina italiana del romance: la scocciano le etichette?

«Io ci sto benissimo con le mie etichette. Non mi piace chi le usa in modo insultante. Io sono orgogliosa di scrivere romance».

Chi sono gli snob di cui parla?

«Una certa fetta del mondo editoriale, alla quale dico: sfruttate il potenziale, accogliete chi sta provando ad avvicinarsi ai libri. Facciamoli restare questi lettori».

Un po’ di luoghi comuni ai quali le chiedo di rispondere. Il romance non è letteratura.

«Lo dirà il tempo cos’è la letteratura. Magari io non rimarrò, sono in pace con questo. Ma non possiamo deciderlo oggi».

Le ragazze che leggono romance non leggeranno mai i classici.

«Ho esperienze che dicono il contrario. Il mio Non è un paese per single, per dire, è un retelling di Orgoglio e pregiudizio e moltissime ragazze lo hanno riscoperto dopo aver letto la mia storia. Il romance è un alleato, non un nemico».

A proposito di classici, l’anno scorso tra le tante cose ha anche tradotto “Una ragazza fuori moda” di Louisa May Alcott e ha curato una raccolta di tutti i romanzi di Austen. Quali sono i suoi riferimenti?

«Alcott è la meno snob di tutti: lei ci teneva a rivolgersi ai ragazzi. I miei riferimenti? Austen e le sorelle Brontë. Ma anche Storia di una capinera di Verga è una delle mie letture iconiche».

Quanto deve invece alla tradizione della commedia romantica?

«La adoro. Andava tanto negli anni ’90 quando io ero ragazzina. Sono legatissima a film come Notting Hill, C’è posta per te, Pretty Woman. Ma sono legata anche a Mtv, che fu una rivoluzione ai miei tempi, e alla tradizione della canzone d’amore. A proposito posso dire una cosa?».

Prego.

«Perché le canzoni d’amore popolari non fanno arrabbiare e indignare come il romance?».

Da autrice più letta d’Italia avrà ricevuto proposte da grandi editori, eppure non abbandona la sua casa editrice.

«Da architetta dico: con Newton ho costruito un progetto. Certo, i tentativi di avvicinamento ci sono stati. Ma non sarei qui senza la mia casa editrice».

Nei suoi romanzi le protagoniste fanno molto sesso, anche occasionale, e non hanno il matrimonio come obiettivo nella vita: una scelta in qualche modo femminista?

«Se per femminismo intendiamo il buon senso che dovrebbe impedire a chiunque di ritenere accettabile che nel 2024 ci siano ancora più uomini che donne al comando, che le professioniste guadagnino meno dei colleghi maschi, allora sì, è una scelta femminista».

Punta al terzo primato consecutivo?

«Intanto mi godo questo. C’è quella scena in Pretty Woman, quando Julia Roberts torna piena di buste nel negozio dal quale l’avevano cacciata e alle commesse dice: “Grande errore, grande, immenso”. Ecco, non facciamo lo stesso sbaglio con le lettrici di romance».

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