«Non dimenticherò mai quelle catene». Lo scrittore Paolo Cognetti torna a raccontare il suo tso nel reparto di psichiatria dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano. Dopo l’intervista con Repubblica «perché le malattie nervose non devono più essere una vergogna da nascondere», l’autore Premio Strega de Le otto montagne ha ricevuto decine e decine di messaggi. Alcuni sorprendenti, come quello del ministro della Cultura Alessandro Giuli. Ma a Cognetti è arrivato anche l’affetto dei suoi lettori che per tutto il giorno hanno condiviso sui social il suo toccante racconto.
Milano 23/04/2018. Paolo Cognetti nella sua casa e con il suo cane Lucky
Cognetti ripercorre il suo ricovero coatto, il secondo dall’inizio dell’anno, in un regime che non esita a definire «carcerario», «legato al letto mani e piedi, con una siringa in una gamba». «Ventiquattr’ore al giorno in un corridoio di trenta metr…
«Non dimenticherò mai quelle catene». Lo scrittore Paolo Cognetti torna a raccontare il suo tso nel reparto di psichiatria dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano. Dopo l’intervista con Repubblica «perché le malattie nervose non devono più essere una vergogna da nascondere», l’autore Premio Strega de Le otto montagne ha ricevuto decine e decine di messaggi. Alcuni sorprendenti, come quello del ministro della Cultura Alessandro Giuli. Ma a Cognetti è arrivato anche l’affetto dei suoi lettori che per tutto il giorno hanno condiviso sui social il suo toccante racconto.
Milano 23/04/2018. Paolo Cognetti nella sua casa e con il suo cane Lucky
Cognetti ripercorre il suo ricovero coatto, il secondo dall’inizio dell’anno, in un regime che non esita a definire «carcerario», «legato al letto mani e piedi, con una siringa in una gamba». «Ventiquattr’ore al giorno in un corridoio di trenta metri con le stanze ai lati. Finestre tutte sbarrate, non un terrazzo né un cortile - racconta - La terapia in teoria puoi rifiutarla ma se lo fai passi da paziente volontario a paziente tso, per cui devi prendere tutto quello che ti danno. Risultato: la maggior parte dei pazienti dorme tutto il giorno». Lui, dice, passava il tempo a fumare e a camminare avanti e indietro. Ogni tanto a leggere. «Non sono mai stato in carcere, ma non credo sia tanto diverso. Tanti altri vengono trattati così, ma se lo raccontano non c’è nessuno che li ascolta». Cognetti si è mostrato alle telecamere del Tgr Lombardia senza barba e con i capelli rossi, «il colore che avevo da bambino, forse un desiderio di rinascita dopo quello che ho vissuto».
Sul telefono dello scrittore per tutto il giorno sono arrivate le notifiche dei messaggi dei tanti che gli hanno scritto. Cognetti raccoglie anche l’affetto degli amici scrittori, come Nicola Lagioia e Paolo di Paolo. Sandro Veronesi, anche lui vincitore del Premio Strega, lo incoraggia: «Ha fatto benissimo a raccontare di come si sente». Feltrinelli con un post sui social lo ringrazia per aver denunciato che «siamo obbligati ad apparire sani, forti e colmi di gioia». Ma il messaggio che lo scrittore non si aspettava, è quello del ministro Giuli che gli ha espresso solidarietà confidandogli che anche lui soffre di depressione, anche se in una forma differente.