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Un secolo di Sgalambro, un filosofo tra Nietzsche e Battiato

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Era nato a Lentini nel 1924. Diventò famoso per il grande pubblico grazie alla sua collaborazione con il cantautore siciliano
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“E quindi è diventato scrittore. Bravo. Ogni tanto tornerà per le vacanze, magari per vedere i suoi, ci criticherà ferocemente perché lui vive nella civiltà. Ma una cosa non sa, che questa terra come la Ionia di Eraclito e Anassagora è magica, e richiama sempre coloro che gli appartengono, come se esercitasse un diritto. La legge dell'appartenenza. E anche per lui un giorno inevitabile, il ritorno”. Sembra di sentirlo inveire Manlio Sgalambro nella scena finale di Perdutoamor, col suo torno perentorio, contro i superficiali pregiudizi antimeridionali.

Il filosofo di Lentini avrebbe compiuto cento anni. Una figura che è riuscita a coniugare più linguaggi e codici, dagli studi su Nietzsche, Cioran, Kraus sino all’esperienza che lo rese celebre al più vasto pubblico, la collaborazione con Franco Battiato. Il filosofo e il cantautore si conobbero casualmente nel 1993 durante la presentazione di un volume di poesie dell’editore Angelo Scandurra. Poche settimane più tardi fu Battiato a fare…

“E quindi è diventato scrittore. Bravo. Ogni tanto tornerà per le vacanze, magari per vedere i suoi, ci criticherà ferocemente perché lui vive nella civiltà. Ma una cosa non sa, che questa terra come la Ionia di Eraclito e Anassagora è magica, e richiama sempre coloro che gli appartengono, come se esercitasse un diritto. La legge dell'appartenenza. E anche per lui un giorno inevitabile, il ritorno”. Sembra di sentirlo inveire Manlio Sgalambro nella scena finale di Perdutoamor, col suo torno perentorio, contro i superficiali pregiudizi antimeridionali.

Il filosofo di Lentini avrebbe compiuto cento anni. Una figura che è riuscita a coniugare più linguaggi e codici, dagli studi su Nietzsche, Cioran, Kraus sino all’esperienza che lo rese celebre al più vasto pubblico, la collaborazione con Franco Battiato. Il filosofo e il cantautore si conobbero casualmente nel 1993 durante la presentazione di un volume di poesie dell’editore Angelo Scandurra. Poche settimane più tardi fu Battiato a fare il primo passo, coinvolgendolo nella stesura del saggio Il cavaliere dell’intelletto. “Da allora non abbiamo fatto altro che lavorare insieme. Lui sarà anche un filosofo, ma per me è un talento che mi stimola e arricchisce. Mi sembra impossibile, oggi, tornare a scrivere i testi delle mie cose”.

Affinò il talento di paroliere scrivendo dal 1998 testi di canzoni anche per Patty Pravo, Alice, Fiorella Mannoia, Carmen Consoli, Milva e Adriano Celentano. Un’intelligenza profondamente legata alla Sicilia, di cui la Teoria segna una parte rilevante della sua cifra intellettuale “poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere. La storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori. Ma dietro il tumulto dell’apparenza si cela una quiete profonda".

Negli anni Cinquanta e Sessanta partecipò al dibattito culturale scrivendo su riviste quali Prisma, Incidenze, Tempo presente. Il saggio d’esordio vide la luce solo nel 1982, La morte del sole per i tipi di Adelphi. Come per Bufalino, un talento emerso nella piena maturità. Filosofi del calibro di Pietro Barcellona e Massimo Cacciari intervennero alla “prima” del volume, rendendo omaggio a un pensatore fuori dagli schemi e dalle logiche dell’Accademia. Il sodalizio tra Cacciari e Sgalambro fu definito da Barcellona come un legame tra figure assai diverse “ma così reciprocamente attratti l’uno dall’altro”.

Studi recenti hanno approfondito pensiero e opere del filosofo, come il volume curato da Rita Fulco Essere contemporanei della fine del mondo (Mimesis edizioni), con contributi di Roberto Fai, Luca Farruggio e Caterina Resta. La sua idea di isola rifuggiva da quanti, a suo dire, ne facevano caricatura negativa perché animati da risentimento, esprimendo un giudizio "mal motivato, è piuttosto un qualcosa di non corrisposto”. Il suo pensiero lo avvicina alla lezione di Leopardi, una filosofia dolorosa ma vera. “Una maschera drammatica” lo definì Cacciari.

Figura complessa, lacerato dal rapporto tra “essere” e “dovere”. «Il suo vero autore di riferimento è Schopenhauer" sostiene Cacciari. «Aveva il dono di proporti le sue ispirazioni, le sue idee con estrema precisione e vivacità, con un linguaggio che coglie il segno” prosegue il filosofo veneziano. Si rintraccia in Sgalambro uno sguardo giudicante nei confronti delle nostre miserie, delle miserie della nostra natura. Un percorso intellettuale nel quale l’isola rimase elemento cardine della sua riflessione, spesso però assai distante da una contemporaneità che lo vedeva estraneo.

"La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell’arte quest’isola è vera”. Lo immaginiamo ancora protagonista di lunghe passeggiate in via Umberto a Catania, al fianco degli amici di sempre, ambendo a divenire, come l’ideale filosofo, non maestro della ricerca ma della risposta.

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