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Speciale Giubileo. Bussando alle porte dei cieli

Apertura della Porta santa: particolare di una mappa di Roma di Giovanni Maggi (XVII secolo) 

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All’inizio fu la Bibbia, poi Gesù Cristo equiparò la remissione dei debiti a quella dei peccati. E poi ci pensò Bonifacio VIII a codificare le tappe di un cammino spirituale che è vivo ancora oggi
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Da condono dei debiti a remissione dei peccati, da riposo della terra a tempo della misericordia, da penitenza a pellegrinaggio, da tregua con noi stessi e con i nostri simili a pace tra tutti i viventi. Sono i significati antichi e moderni del Giubileo. Certo, i lampi di guerra e il clima di ingiustizia che oscurano il cielo del nostro tempo fanno sembrare questi valori lontani anni luce dallo spirito del presente. Dove debiti e peccati crescono come una marea di disuguaglianze e sofferenze, timori e rancori.

Papa Paolo VI, con monsignor Virgilio , inaugura l'anno santo entrando dalla Porta santa della Basilica di San Pietro, il 24 dicembre 1974 

La parola Giubileo nasce dal mondo ebraico e deriva dal termine yobel, ossia il corno di montone usato per annunciare l’inizio dell’anno giubilare. Quando la terra riposava e cessavano le attività agricole, gli schiavi venivano liberati e le terre …

Da condono dei debiti a remissione dei peccati, da riposo della terra a tempo della misericordia, da penitenza a pellegrinaggio, da tregua con noi stessi e con i nostri simili a pace tra tutti i viventi. Sono i significati antichi e moderni del Giubileo. Certo, i lampi di guerra e il clima di ingiustizia che oscurano il cielo del nostro tempo fanno sembrare questi valori lontani anni luce dallo spirito del presente. Dove debiti e peccati crescono come una marea di disuguaglianze e sofferenze, timori e rancori.

Papa Paolo VI, con monsignor Virgilio , inaugura l'anno santo entrando dalla Porta santa della Basilica di San Pietro, il 24 dicembre 1974 

La parola Giubileo nasce dal mondo ebraico e deriva dal termine yobel, ossia il corno di montone usato per annunciare l’inizio dell’anno giubilare. Quando la terra riposava e cessavano le attività agricole, gli schiavi venivano liberati e le terre restituite ai legittimi proprietari. Insomma, si ristabiliva una forma di sostenibilità ecologica e religiosa, sociale e morale per ridare alla vita quella giusta misura necessaria per non mettere gli uomini contro la natura, contro gli altri uomini e contro Dio. Nel Vangelo di Luca, Cristo riprende il testimone del giubileo ebraico quando dice di essere l’unto del Signore, inviato per pareggiare il conto delle ingiustizie a favore degli ultimi.

È solo nel Medioevo che la remissione dei debiti e quella dei peccati entrano nello stesso conto. Nel senso che i peccati sono equiparati a debiti dell’anima, da saldare attraverso pratiche di devozione. Così l’indulgenza diventa la compensazione della penitenza. Da allora il pellegrinaggio verso i luoghi santi si trasforma in una sorta di sacro investimento sul benessere dell’anima cui ogni devoto è chiamato una volta nella vita. E il primo tra tutti gli itinerari sacri è quello romano, che attrae presso i luoghi del martirio di San Pietro e San Paolo schiere di viatores penitenti e di chierici vaganti.

A istituire il primo Giubileo è Papa Bonifacio VIII, che il 27 febbraio del 1300 emana la Bolla Antiquorum Habet, custodita nella Biblioteca Apostolica Vaticana, nella quale concede l’indulgenza plenaria da ogni peccato a tutti i fedeli che visitano le basiliche dei due apostoli fra la notte di Natale del 1299 e il giorno dell’Epifania del 1301. Il concorso di folla è tale che sul Ponte Sant’Angelo, si rende necessario il doppio senso di marcia per evitare che le due file di pellegrini, quella che va e quella che viene da San Pietro, si incontrino e si scontrino. Lo racconta Dante nel XVIII Canto dell’Inferno, ambientato nel cerchio di Malebolge, dove le anime dei ruffiani e seduttori frustate dai diavoli corrono in due direzioni opposte proprio come le due schiere di viaggiatori in transito sul ponte. «Come i Roman, per l’esercito molto,/ L’anno del Giubileo, su per lo ponte / Ànno a passar la gente modo colto; / Che dell’un lato tutti ànno la fronte / Verso il castello, e vanno a Santo Pietro, /Dall’altra sponda vanno verso il monte».

E che l’effetto Giubileo non abbia perso la sua forza lo prova il balzo in avanti di Roma che per il 2025 guadagna posizioni nella classifica delle mete più ricercate. In effetti, con la bolla di Bonifacio VIII, i riti giubilari cominciano ad assumere la forma attuale. A cominciare dall’apertura della Porta santa che dà inizio alle celebrazioni. La prima ad essere aperta è quella di San Pietro. Nei giorni successivi è la volta delle altre tre basiliche maggiori: San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le mura e Santa Maria Maggiore.

Il rituale simbolizza l’apertura di una via speciale verso la salvezza, una corsia preferenziale che conduce direttamente al cielo. Knockin on heaven’s door, bussando alla porta del paradiso, per dirla con Bob Dylan. In fondo i fedeli che passano attraverso la Porta santa, pregano, ricevono l’eucaristia, compiono un’opera di pietà e di misericordia prima ancora di viaggiare verso i luoghi santi, viaggiano nelle profondità di sé stessi, alla ricerca di quella luce che illumina la nostra umanità ponendoci in comunione con tutti gli esseri del Creato. Una luce che non abbiamo mai smesso di cercare. Nemmeno oggi che l’antico pellegrinaggio si è trasformato nel moderno turismo. Perché perfino nel popolo del last minute resta la scintilla di quel fuoco sacro che spingeva i pellegrini a muoversi per ritrovare una parte sconosciuta di sé stessi. Del resto, proprio questa è l’etimologia del verbo partire, che significa dividersi in due. Abbandonare una parte di sé per ritrovarsi diversi. Perché partire è un po’ morire. Ma anche un po’ rinascere.

In fondo, il cammino del Giubileo o, meglio, il cammino nel Giubileo è una terapia attraverso lo spazio. Che, come ogni pellegrinaggio, conduce verso una relazione diretta con il divino, un corpo a corpo con il sacro che ha l’effetto di ristabilire un equilibrio tra la dimensione umana e quella celeste, una sorta di rigenerazione del corpo e dell’anima.

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