Fermati, osserva, ascolta il silenzio. Prenditi del tempo per le domande inutili che mettono in moto i nuovi pensieri. Come quel Giovane Holden specializzato in questo genere di interrogativi. «Dove vanno le anatre dello stagno di Central Park, quando il lago gela?». Poi mettiti in cammino e perditi insieme a lui nella grande città.
Oppure sdraiati sul divano a contemplare le rughe nell’intonaco del soffitto, niente telefonino, niente messaggi, niente impegni, fai spazio dentro te e capitalizza un tempo vuoto, come quel possidente russo Oblomov che aveva fatto dell’ozio la sua attività primaria, della pigrizia il suo stendardo. Non fare niente a volte è più difficile che voler far tutto.
Quando ti sei stancato di riposare, non perderti di spirito: esci di casa e sali in cima a un albero. Se al pranzo di Natale ti imbatti in un cibo che non ami, è il momento giusto per imitare il Barone rampante Cosimo Piovasco di Rondò, che per schivare un piatto di lumache trascorse tutta la vita tra…
Fermati, osserva, ascolta il silenzio. Prenditi del tempo per le domande inutili che mettono in moto i nuovi pensieri. Come quel Giovane Holden specializzato in questo genere di interrogativi. «Dove vanno le anatre dello stagno di Central Park, quando il lago gela?». Poi mettiti in cammino e perditi insieme a lui nella grande città.
Oppure sdraiati sul divano a contemplare le rughe nell’intonaco del soffitto, niente telefonino, niente messaggi, niente impegni, fai spazio dentro te e capitalizza un tempo vuoto, come quel possidente russo Oblomov che aveva fatto dell’ozio la sua attività primaria, della pigrizia il suo stendardo. Non fare niente a volte è più difficile che voler far tutto.
Quando ti sei stancato di riposare, non perderti di spirito: esci di casa e sali in cima a un albero. Se al pranzo di Natale ti imbatti in un cibo che non ami, è il momento giusto per imitare il Barone rampante Cosimo Piovasco di Rondò, che per schivare un piatto di lumache trascorse tutta la vita tra rami e foglie. E tu, al pari di quell’eroe rurale, impara a disobbedire, impara ad accettarne anche le conseguenze, fai un esercizio di responsabilità.
Prova per un giorno a diventare invisibile, scompari dalla vista dei social per scoprire che esisti lo stesso, anche se gli altri sembrano non vederti. Ti vedranno di più, invece, senza la lente deformante dello smartphone. Impara dal Cavaliere inesistente, che ha fatto della sua trasparenza la sua forza.
Coltiva le amicizie, richiama quell’Amica geniale che avevi perso nel turbinio dei giorni, quella che quando parla ti fa scoprire che geniale, in fondo, lo sei tu.
E poi lasciati tutto alle spalle e parti. Non importa quale sia la destinazione, può essere Il giro del mondo in ottanta giorni o semplicemente il giro dell’isolato, anche quella è un’avventura. Leopold Bloom ha vissuto la sua Odissea in un solo giorno girando per le strade di Dublino. Che sia diretto a Itaca o al portone di casa, dentro al labirinto dei propri pensieri, ogni mortale può essere un Ulisse.
Prova a cambiare e accetta la tua Metamorfosi. Chi di noi, almeno una mattina nella vita, non si è svegliato «dopo sogni inquieti» sentendosi più simile a un grosso insetto che a un umano, con tanto di zampe e carapace e grosse antenne?
E poi c’è il Natale, con i suoi fantasmi del passato e del futuro. Per celebrarlo intona un Canto di Natale a quello del presente, perché ti insegni a vivere il momento quando il momento arriva e a festeggiare sempre: ogni giorno un Natale. Ci sarà il nuovo anno, bisogna accoglierlo e far posto, mollare gli ormeggi e ripartire per un altro viaggio, come un giovane marinaio al suo primo comando. Ogni inizio è una Linea d’ombra che ci tocca attraversare, e di sicuro ci sarà tempesta, ma senza tempesta non c’è romanzo, non c’è vita. Tu afferrati al timone, governa assecondando i flutti e aspetta fiducioso la bonaccia. Goditi la speranza degli inizi, ricorda che «solo i giovani hanno di questi momenti», e quelli che giovani restano per sempre perché sono capaci di iniziare cose nuove.
Fai pace con la tua cicatrice, è lei che fa di te quello che sei. Che sia a forma di saetta come quella di Harry Potter o sia invisibile agli occhi degli altri, è il tuo marchio di fabbrica, il segno che ti ricorda dei tuoi superpoteri.
Non perdere tempo a rimirarti nello specchio o nel rettangolo del tuo telefonino, un selfie è come un quadro che rischia di invecchiare al posto tuo, come quel Ritratto di Dorian Gray che irrancidì l’anima del suo proprietario. Non coltivare invidia, gelosia, acrimonia, deponi la vendetta, non seguire l’esempio del Conte di Montecristo che ha speso tutta una vita per rivalersi di chi gli fece un torto. Tra Guerra e pace battiti per quest’ultima, perché non c’è bandiera per cui valga la pena essere morti, stenditi con il principe Bolkonskij, ferito ad Austerlitz sul campo di battaglia, e quando tutto scompare intorno a lui – grida, combattimenti, scoppi, divise – ti accorgerai che resta solo il cielo, alto e infinito. Restagli accanto mentre un’idea gli illumina la testa: «Tutto è vuoto, tutto è inganno, fuorché questo cielo infinito. Non c’è niente, niente all’infuori di esso».
Ogni epoca, d’altra parte, ha la sua guerra, e se le notizie che arrivano dai fronti ancora aperti non ti fanno dormire, ricorda che ogni Viaggio al termine della notte ha una sua luce.
E poi c’è la famiglia, e si sa, là non si scappa. La tavola imbandita è il luogo geometrico di ciascun Lessico famigliare, che c’è sempre e per tutti, ognuno differente. C’è spazio per le chiacchiere, gli scherzi e le canzonature. E tutte quelle frasi, sentite e risentite, «sono il fondamento della nostra unità familiare, che sussisterà finché saremo al mondo, ricreandosi e risuscitando nei punti più diversi della terra».
Innamorati, infine, per piacere! È il compito più arduo ma più importante. Di te stesso, della vita, di un’idea, del compagno di banco, di una sconosciuta per strada. Innamorati come Anna Karenina, ma fa’ attenzione ai treni, come Emma Bovary, ma niente arsenico, per carità, e soprattutto senza Orgoglio e pregiudizio. Innamorati come un pazzo, come un bambino, come un cane, gli unici capaci di farlo a cuore pieno.
Fai tutte queste cose, mi raccomando, ma poi riponi i libri sul comodino e goditi il resto delle feste. Saranno belle, te le ricorderai, anche se la più autentica vacanza è quella infilata tra rigo e rigo: lo spazio bianco tra le linee scritte che appartiene a chi legge, il posto in cui trovare la propria libertà.
L’augurio di Robinson per il 2025 vivere un po’ meno online
Disconnettersi un po’, quel tanto che basta per recuperare la lucidità e il gusto della vita (quella vera). È l’augurio e l’auspicio per il nuovo anno che vi facciamo con la copertina del nuovo Robinson, in edicola dal 29 dicembre per tutta la settimana con Repubblica. Delia Rodríguez, giornalista e saggista specializzata in tecnologia, analizza come la nebbia mentale sia il sintomo che avvertiamo. Laura Marciano, ricercatrice associata del dipartimento div salute pubblica dell’università di Harvard negli Stati Uniti, spiega a Sara Scarafia come disconnettersi un po’. Infine, lo scrittore Aurelio Picca si chiede cosa accadrebbe se restassimo davvero off-line? E poi, come sempre, critiche letterarie, spettacoli con un’intervista a Nicole Kidman, letture con la Premio Strega Donatella Di Pietrantonio, fumetti, arte e Straparlando. Un ultimo numero del 2024 che non potete davvero perdere.