Inclusiva e solidale un’altra idea di patria è possibile, il messaggio di fine anno di Mattarella
di Umberto GentiloniIl presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale durante il discorso di fine anno
(agf)Nel messaggio di fine anno il presidente della Repubblica ha proposto una pluralità di definizioni e concetti riconducibili all’idea di patria: forme antiche e inedite declinazioni di quel patriottismo della Costituzione che rappresenta l’architrave principale della nostra comunità nazionale (ne ha scritto ieri su queste pagine Massimo Giannini).
Non si tratta di una prima volta, predecessori di Sergio Mattarella avevano affrontato la questione in contesti diversi. Basti il richiamo al ritrovato 2 giugno di Carlo Azeglio Ciampi alla fine del secolo scorso, al peso della festa della Repubblica nel calendario civile del nuovo millennio, o alle scelte di Giorgio Napolitano in occasione dei 150 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia, nelle celebrazioni del 2011.
La storicizzazione di una parola…
Nel messaggio di fine anno il presidente della Repubblica ha proposto una pluralità di definizioni e concetti riconducibili all’idea di patria: forme antiche e inedite declinazioni di quel patriottismo della Costituzione che rappresenta l’architrave principale della nostra comunità nazionale (ne ha scritto ieri su queste pagine Massimo Giannini).
Non si tratta di una prima volta, predecessori di Sergio Mattarella avevano affrontato la questione in contesti diversi. Basti il richiamo al ritrovato 2 giugno di Carlo Azeglio Ciampi alla fine del secolo scorso, al peso della festa della Repubblica nel calendario civile del nuovo millennio, o alle scelte di Giorgio Napolitano in occasione dei 150 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia, nelle celebrazioni del 2011.
La storicizzazione di una parola evidenzia un conflitto di significati. Come tracciare il perimetro della patria e del patriottismo nel nostro tempo inquieto? I termini sono condizionati dagli utilizzi nel presente e dai significati ereditati dal passato: da un lato l’ipoteca del fascismo sulla patria, il nesso con il nazionalismo aggressivo o espansionista, dall’altro la critica da sinistra nel quadro dell’internazionalismo pacifista e senza patrie che ha segnato la seconda metà del Novecento.
Mattarella propone un rovesciamento di prospettiva a partire dalla considerazione che si tratti di un’urgenza non rinviabile: «Vi è bisogno di riorientare la convivenza, il modo di vivere insieme. In questo periodo sembra che il mondo sia sottoposto a una allarmante forza centrifuga, capace di dividere, di allontanare, di radicalizzare le contrapposizioni. Sono lacerate le pubbliche opinioni. Faglie profonde attraversano le nostre società. La realtà che viviamo ci presenta contraddizioni che generano smarrimento, sgomento, talvolta senso di impotenza. A livello globale aumenta in modo esponenziale la ricchezza di pochissimi mentre si espande la povertà di tanti». Tale urgenza non prevede la ricerca di definizioni di principio o di modelli rassicuranti capaci di esplicitare forme d’impiego del vocabolo patria nel lessico contemporaneo. Meglio spostare decisamente l’attenzione sui comportamenti, sulle scelte concrete, sul vissuto degli italiani.
Le valutazioni del capo dello Stato affondano le radici nell’esperienza diretta: «Ho incontrato valori e comportamenti positivi e incoraggianti nel volto, nei gesti, nelle testimonianze di tanti nostri concittadini». Una riserva diffusa e aggiornata come antidoto possibile alla disperazione o alla solitudine dell’uomo globale. «Nella quotidiana esperienza di tanti nostri concittadini si manifesta un sentimento vivo, sempre attuale, dell’idea di patria».
Trovano così spazio e senso percorsi plurali accomunati da una medesima declinazione semantica: un patriottismo dilatato, riconosciuto e riconoscibile nel riferimento alla Costituzione e ai suoi valori. Nella successione di situazioni l’impronta di una svolta che associa comportamenti e contesti: i militari nei teatri di guerra a fianco agli insegnanti, i medici del pronto soccorso vicino a chi fa impresa con responsabilità sociale lavorando in sicurezza, gli allievi della marina militare insieme ai volontari della società civile che si occupano degli ultimi, gli anziani che sostengono le famiglie vicino a chi studia costruendo futuro per sé e gli altri.
Il patriottismo degli immigrati come scelta di civiltà: «Quello di chi, con origini in altri Paesi, ama l’Italia, ne fa propri i valori costituzionali e le leggi, ne vive appieno la quotidianità, e con il suo lavoro e con la sua sensibilità ne diventa parte e contribuisce ad arricchire la nostra comunità. È fondamentale creare percorsi di integrazione e di reciproca comprensione perché anche da questo dipende il futuro delle nostre società».
Un mosaico non ordinabile di patriottismi quotidiani, un insieme di circostanze e strategie di cittadinanza che esalta le differenze per avvicinarsi all’ottantesimo della Liberazione con energie e capacità rinnovate, con lenti affinate: «Ho fatto riferimento ad alcuni esempi di persone che hanno scelto di operare per il bene comune perché è proprio questa trama di sentimenti, di valori, di tensione ideale quel che tiene assieme le nostre comunità e traduce in realtà quella speranza collettiva che insieme vogliamo costruire».