Una furibonda polemica ha accolto la decisione di pubblicare, in questa rubrica, i versi di Tony Effe accanto a quelli di Vasco Rossi. Tantissimi i messaggi e le mail, alcuni assai risentiti e persino irati di fronte a un simile accostamento, considerato a dir poco sacrilego.
Tra gli argomenti alcuni sono prevedibili e, nella sostanza, condivisibili, come il fatto che tra l’uno e l’altro brano sono trascorsi più di quarant’anni e, dunque, la mentalità dei destinatari di quelle due canzoni è nel frattempo cambiata enormemente. Si potrebbe ricordare, tuttavia, che negli anni in cui veniva pubblicata Colpa d’Alfredo il movimento femminista italiano già si era affermato e consolidato sulla scena politica.
Una furibonda polemica ha accolto la decisione di pubblicare, in questa rubrica, i versi di Tony Effe accanto a quelli di Vasco Rossi. Tantissimi i messaggi e le mail, alcuni assai risentiti e persino irati di fronte a un simile accostamento, considerato a dir poco sacrilego.
Tra gli argomenti alcuni sono prevedibili e, nella sostanza, condivisibili, come il fatto che tra l’uno e l’altro brano sono trascorsi più di quarant’anni e, dunque, la mentalità dei destinatari di quelle due canzoni è nel frattempo cambiata enormemente. Si potrebbe ricordare, tuttavia, che negli anni in cui veniva pubblicata Colpa d’Alfredo il movimento femminista italiano già si era affermato e consolidato sulla scena politica.
E, dunque, lo scarto tra il senso comune del pubblico della canzone di Rossi e il testo era prevedibilmente assai ampio. Pertanto il ragionamento deve essere diverso: Colpa d’Alfredo, ma anche altri brani di Rossi (Marco Lucci ricorda Gabri), sono parte di una poetica dove il sessismo e il maschilismo sono elementi di una concezione erotica sociologicamente definita con precisione (proletariato giovanile di aree periferiche e di sottoculture della marginalità). E lo stile letterario di Rossi conserva una sottotraccia ironica, e sin beffarda, sempre disponibile a rivolgersi contro sé stesso e le proprie miserie.
Ecco, non sappiamo se Tony Effe sia capace di tale particolare grazia. Non solo: l’universo sentimentale di Rossi è segnato dalla penuria, dall’assenza, da donne che danno buca; e in ciò manifestano una qualche ricerca di libertà. Nel caso di Tony Effe invece le donne ci sono, eccome, sembrano disponibili, eccome, e il suo universo sentimentale è addirittura ridondante. D’altra, parte, come ha scritto RivistaStudio, «Tony Effe è il cattivo che non fa paura a nessuno». Infine, alcuni lettori, come Manuel Multi, ricordano Marco Masini e la sua Bella stronza; mentre Tiziano Bella scrive: «Vasco buttava in caciara un rapporto sentimentale con parole allora comuni senza ideali razzisti. L’altro esprime machismo violento».
In ogni caso, da fieri garantisti vogliamo concludere dando la parola all’accusato Tony Effe: «Amo tutte le donne e mi dispiace che qualcuno ancora pensi il contrario».
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Bella stronza
È una ballata pop in Lab magg. Dopo una intro con sola chitarra, la strofa iniziale, composta da 10 misure, culmina nella seconda strofa su «il disprezzo», che si chiude in Fa min. Anche il ritornello, di 10 misure, inizia in Fa min., intensificando una tonalità disperata grazie all’aggiunta di ritmica, archi e una linea vocale acuta. Dopo il secondo ritornello, una sezione C porta a un trasporto un tono sopra, seguito da una ulteriore strofa e due ritornelli. Il brano si chiude con uno strumentale evocativo.