Caravaggio, un anno da superstar. Torna a Roma il pittore maledetto
di Dario PappalardoRoma. Sarà la mostra dell’anno. Caravaggio 2025, a Palazzo Barberini dal 7 marzo al 6 luglio, segnerà il ritorno del pittore maledetto a Roma, a quindici anni dall’evento alle Scuderie del Quirinale. Nel frattempo, le novità su quello che è «un eroe nazionale» – come lo definisce Thomas Clement Salomon, direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica che curerà e ospiterà l’allestimento – non sono mancate. E l’esposizione destinata a fare il tutto esaurito nell’anno del Giubileo (le prevendite partono oggi) sarà pronta a registrarle. L’Ecce Homo scoperto a Madrid nel 2021 è l’ospite internazionale più atteso: rivedrà l’Italia dove mancava da metà Seicento e troverà finalmente una collocazione accanto a una ventina di Caravaggio certi. Tra cui l’altra new entry: il Ritratto di Maffeo Barberini, ritrovato in una collezione privata fiorentina e già esposto in questi mesi nello stesso Palazzo Barberini. Su questo quadro, ormai, come anticipato da Repubblica, l’obiettivo chiaro è che res…
Roma. Sarà la mostra dell’anno. Caravaggio 2025, a Palazzo Barberini dal 7 marzo al 6 luglio, segnerà il ritorno del pittore maledetto a Roma, a quindici anni dall’evento alle Scuderie del Quirinale. Nel frattempo, le novità su quello che è «un eroe nazionale» – come lo definisce Thomas Clement Salomon, direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica che curerà e ospiterà l’allestimento – non sono mancate. E l’esposizione destinata a fare il tutto esaurito nell’anno del Giubileo (le prevendite partono oggi) sarà pronta a registrarle. L’Ecce Homo scoperto a Madrid nel 2021 è l’ospite internazionale più atteso: rivedrà l’Italia dove mancava da metà Seicento e troverà finalmente una collocazione accanto a una ventina di Caravaggio certi. Tra cui l’altra new entry: il Ritratto di Maffeo Barberini, ritrovato in una collezione privata fiorentina e già esposto in questi mesi nello stesso Palazzo Barberini. Su questo quadro, ormai, come anticipato da Repubblica, l’obiettivo chiaro è che resti disponibile agli occhi del pubblico con un acquisto da parte dello Stato: «Chi non lo sognerebbe? – confessa il direttore Salomon – Ci proveremo. Al momento è presto per dirlo». Intanto, accanto a Maffeo saranno disposti altri dipinti di “famiglia”, partiti proprio da questo museo, dopo la dispersione della collezione negli anni Trenta: ovvero la Santa Caterina del Thyssen-Bornemisza di Madrid e i Bari che voleranno dal Kimbell Art Museum di Fort Worth, Texas. Dagli Stati Uniti partiranno anche il San Giovanni Battista del Nelson-Atkins Museum di Kansas City, il San Francesco in estasi del Wadsworth Atheneum of Art di Hartford e Marta e Maddalena del Detroit Institute of Arts: a guardare bene quest’ultimo soggetto si scopre che la modella è la stessa della Santa Caterina e della Giuditta, padrona di casa a Palazzo Barberini. Tutte saranno finalmente riunite a Roma.
«Questo progetto ci porta Caravaggio in dosi massicce e allo stato puro – dice Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese che firma la mostra anche come prestatrice di tre opere – Caravaggio non è solo un artista, ma un mondo. Rappresenta un’epoca di passaggio e di enormi cambiamenti. La mostra analizza per intero il suo percorso, dall’inizio alla fine». A rappresentare l’esordio sulla scena dell’arte di Caravaggio sarà il Bacchino malato della Borghese che potrà confrontarsi con Il Ragazzo che monda un frutto della Royal Collection britannica: quadri questi di un giovanissimo Michelangelo Merisi che, arrivato a Roma dalla Lombardia, gravitava intorno alle botteghe di via della Scrofa, nell’ultimo decennio del Cinquecento, perfezionando la natura morta. Il finale della storia, invece, sarà raccontato dal San Giovanni Borghese che si trovava sulla barca dell’ultimo viaggio, nel luglio 1610, e dal Martirio di Sant’Orsola, in prestito dalle collezioni di Intesa Sanpaolo, partner principale dell’operazione, che concede la tela in seguito al restauro.
«Non succede spesso di poter radunare così tante opere di Caravaggio – ribatte la curatrice Maria Cristina Terzaghi a cui si deve l’attribuzione dell’Ecce Homo di Madrid – Con il titolo Caravaggio 2025 volevamo cercare di fare il punto sulle novità rispetto all’artista. Al Prado, dove è stato esposto finora, l’Ecce Homo è isolato. Qui sarà in un percorso. È così che va visto».
La mostra segnerà una ridefinizione della geografia caravaggesca: tra tanti capolavori riuniti si cercheranno assonanze inedite. Il Narciso della raccolta Barberini sarà esposto con un punto interrogativo: parte della critica lo assegna ormai allo Spadarino, senza metterne in discussione la qualità e l’originalità iconografica. I saggi in catalogo (Marsilio Arte) getteranno nuova luce sugli studi dedicati a Caravaggio, rinnovandone la popolarità. Si attendono file chilometriche: alle Scuderie del Quirinale, nel 2010 – l’esposizione per i quattrocento anni dalla morte dell’artista era curata da Claudio Strinati – i visitatori furono 580 mila in quattro mesi. Palazzo Barberini batterà il record? «Bisogna fare i conti con gli spazi e la sostenibilità – chiarisce il direttore Salomon – La mostra deve essere un’esperienza di conoscenza, non un incubo». Nell’anno del Giubileo, Caravaggio rischia di rubare la scena.