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“La Gioconda in Lombardia”. L’eterna contesa su Leonardo

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L’allarme sulle condizioni del Louvre, lanciato dalla sua direttrice, spinge l’assessora alla Cultura Francesca Caruso a proporre di spostare il capolavoro in Italia. Ma fu lo stesso da Vinci a portare Monna Lisa con sé in Franica
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“Siamo pronti a ospitare la Gioconda”. Il generoso invito dell’assessora alla Cultura della Lombardia Francesca Caruso, in quota Fratelli d’Italia, suona come la battuta di un racconto distopico. Perché è più facile che un discusso tycoon, personaggio da reality show, xenofobo quanto basta, diventi presidente degli Stati Uniti – anzi, è accaduto due volte – che la Francia lasci uscire Monna Lisa dai suoi confini. E, invece, la lettera della direttrice del Louvre alla ministra della Cultura Rachida Dati ha acceso ambizioni impossibili al di qua delle Alpi.

Nel documento, intercettato dal quotidiano Le Parisien, Laurence des Cars, che guida il museo più frequentato del mondo dal 2021, lancia l’allarme sulle condizioni delle sale e sull’iperturismo che ha reso l’esperienza dell’arte «un vero calvario», in spazi a rischio infiltrazioni e sensibili variazioni di temperatura che potrebbero danneggiare i capolavori. Servono nuovi fondi per ristrutturare e un altro ingresso da aprire per rend…

“Siamo pronti a ospitare la Gioconda”. Il generoso invito dell’assessora alla Cultura della Lombardia Francesca Caruso, in quota Fratelli d’Italia, suona come la battuta di un racconto distopico. Perché è più facile che un discusso tycoon, personaggio da reality show, xenofobo quanto basta, diventi presidente degli Stati Uniti – anzi, è accaduto due volte – che la Francia lasci uscire Monna Lisa dai suoi confini. E, invece, la lettera della direttrice del Louvre alla ministra della Cultura Rachida Dati ha acceso ambizioni impossibili al di qua delle Alpi.

Nel documento, intercettato dal quotidiano Le Parisien, Laurence des Cars, che guida il museo più frequentato del mondo dal 2021, lancia l’allarme sulle condizioni delle sale e sull’iperturismo che ha reso l’esperienza dell’arte «un vero calvario», in spazi a rischio infiltrazioni e sensibili variazioni di temperatura che potrebbero danneggiare i capolavori. Servono nuovi fondi per ristrutturare e un altro ingresso da aprire per rendere il traffico più gestibile. Martedì prossimo è previsto un sopralluogo del presidente Emmanuel Macron.

Al centro della querelle c’è, ovviamente, anche la Gioconda. In 30 mila, ogni giorno, fanno la coda per lei. «A causa di questo fervore popolare – per la direttrice – un gran numero di visitatori affolla la Salle des États senza ricevere le chiavi di lettura dell’opera e dell’artista».

Urge una ricollocazione, insomma, dice la numero uno del Louvre. Che non intendeva esattamente Brera o il Pirellone. Monna Lisa non sarà l’icona delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Anche se il lombardo Vincenzo Peruggia ne sarebbe stato contento. No, non è un esponente della giunta regionale di Attilio Fontana. Ma l’uomo che trafugò la Gioconda, nascondendola nel cappotto il 21 agosto 1911. La tavola fu recuperata due anni e mezzo dopo e ricollocata al Louvre. Leonardo, che l’aveva portata con sé in Francia dove era diventato primo pittore del re, avrebbe voluto così. E Napoleone? Scagioniamolo una volta per tutte: Monna Lisa, almeno quella, non l’ha mai rubata.

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