Foiba Basovizza, lo storico Raoul Pupo: “Qualche sciocco prova a riportare le lancette indietro”
di Sara ScarafiaSi arrabbia lo storico Raoul Pupo, triestino, per anni docente universitario di storia contemporanea, uno dei primi e più autorevoli studiosi delle foibe: "Basovizza vandalizzata? Era da anni che non accadeva e francamente speravo che la stagione degli sciocchi fosse finita. Mi sbagliavo. Approfittano delle occasioni nelle quali sulla storia della frontiera adriatica c'è un'enorme attenzione mediatica per fare quello che hanno sempre fatto, sapendo che questo darà loro un'enorme visibilità". Mentre a Gorizia il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la sua omologa slovena Pirc Musa scrivevano la storia partecipando alla cerimonia di inaugurazione della prima Capitale europea della cultura transfrontaliera, Novi Gorica e Gorizia, a poco più di 50 chilometri qualcuno sfregiava la foiba di Basovizza (Trieste) portando indietro le lancette di circa ottant’anni a ridosso della Giornata del ricordo che si celebra il 10 febbraio.
Si arrabbia lo storico Raoul Pupo, triestino, per anni docente universitario di storia contemporanea, uno dei primi e più autorevoli studiosi delle foibe: "Basovizza vandalizzata? Era da anni che non accadeva e francamente speravo che la stagione degli sciocchi fosse finita. Mi sbagliavo. Approfittano delle occasioni nelle quali sulla storia della frontiera adriatica c'è un'enorme attenzione mediatica per fare quello che hanno sempre fatto, sapendo che questo darà loro un'enorme visibilità". Mentre a Gorizia il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la sua omologa slovena Pirc Musa scrivevano la storia partecipando alla cerimonia di inaugurazione della prima Capitale europea della cultura transfrontaliera, Novi Gorica e Gorizia, a poco più di 50 chilometri qualcuno sfregiava la foiba di Basovizza (Trieste) portando indietro le lancette di circa ottant’anni a ridosso della Giornata del ricordo che si celebra il 10 febbraio.
Professore Pupo, cosa significano le scritte di vernice rossa che hanno imbrattato Basovizza?
"Smrt fasizmu, svoboda narodom (Morte al fascismo, libertà ai popoli) sono gli slogan del movimento partigiano jugoslavo e Trst je nas (Trieste è nostra) è il motto annessionista che è stato inventato dai nazionalisti sloveni all'inizio del Novecento ed era stato ripreso durante la guerra partigiana. Era il motto portante, come da una parte c'era Trieste italianissima dall'altra c'era Trst je nas. Fra l'altro, lo slogan è scritto anche male. La versione storica è svoboda narodu, libertà al popolo, mentre hanno scritto libertà ai popoli, al plurale, che non si usa. Provocazione? Probabilmente no, solo ignoranza, però un 10 per cento di dubbio mi resta”.
Chi sono secondo lei i vandali?
"Sono un gruppetto di poche persone, nostalgici di Tito, che ogni tanto si fanno ancora vedere in piazza con la bandiera con la stella rossa: siamo a livello di folklore. Purtroppo in questi momenti però gesti come questo fanno male".
La premier Giorgia Meloni ha parlato di "oltraggio alla nazione". Le foibe sono di destra?
"Le foibe non sono di destra, sono una tragedia italiana. Sono memorie fortemente dolenti che vengono utilizzate politicamente, sbagliando. Anche a destra. Solo pochi giorni fa il collega di Torino, Eric Gobetti, è stato oggetto di intimidazioni pesanti, nazifasciste (è stato affisso uno striscione in centro con la scritta "Foibe: Gobetti negazionista", ndr). Si possono avere opinioni diverse ma vanno condannate con grande forza le offese alla memoria".
Cos'è che manca professore?
"Manca la pietà per le vittime, il rispetto per il dolore altrui che dopo tanti decenni dovrebbe essere scontato".
Solo pochi anni fa il numero delle vittime delle foibe divenne un caso con alcuni consiglieri regionali veneti di centrodestra che bollarono come negazionista chiunque mettesse in discussione le cifre degli infoibati e degli italiani costretti all'esodo.
"Un'assurdità perché nonostante la ricostruzione di cosa furono le foibe esista da più di trent'anni, la definizione di un numero preciso è impossibile. Ma che importanza può avere considerato che siamo nell'ordine delle migliaia?".
Atti vandalici come quello di Basovizza, sono anche figli dei tempi che stiamo vivendo?
"Purtroppo anche nella nostra Europa da un po' di tempo sta circolando un'aria diversa. Tornano gli odi, tornano le contrapposizioni, la guerra non è qualcosa di lontano ma è vicinissima. Nel mondo è tornato il linguaggio della violenza, dello scontro, con leader politici che usano i toni della sopraffazione. Bisogna stare attenti perché il linguaggio, le parole, preparano sempre gli atti".
Che ruolo hanno gli storici in questa fase?
"Sempre lo stesso: quello di cercare la verità tenendo presente che abbiamo una responsabilità civile perché lavoriamo con un esplosivo che è la storia contemporanea e bisogna saperla raccontare con i toni giusti".
Stiamo perdendo la memoria?
"Le memorie si confondono, si sovrappongono, si cancellano l'una con l'altra e per questo sono grato ai presidenti della Repubblica italiano e sloveno per questa operazione di purificazione della memoria che stanno portando avanti: è quella la direzione sentita dalla maggior parte delle persone e non certo il sentimento di un gruppetto isolato di sciocchi che vogliono attirare l'attenzione mediatica. Quello che avviene a Gorizia e Nova Gorica è di importanza fondamentale; è la strada".