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Addio a Tom Robbins, scrittore “pericoloso”

Lo scrittore Tom Robbins 

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E’ morto a 92 anni l’autore americano di romanzi cult come “Il nuovo sesso: Cowgirl”
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LONDRA

Era lo scrittore più pericoloso del mondo secondo Fernanda Pivano. Ma Tom Robbins non lo dava a vedere. Soprattutto a casa sua, nella beata La Conner dello stato di Washington, quando andammo a trovarlo qualche anno fa. Una villetta di legno bizzarra, eccentrica. Dentro, teloni da circo, sagome di donne nella giungla, divani leopardati, conserve Campbell e l’amato cane Blini. Lui ci accolse in maglia zebrata, capelli tinti e occhiali da Roy Orbison: «Perché amo il circo sin da bambino, è la finzione più reale. Ma io non sono un animale. Sono uno zoo».

Il suo esordio fu proprio Uno Zoo lungo la strada. Ma Tom Robbins è morto domenica a 92 anni, come hanno annunciato la terza moglie Alexa e i tre figli da precedenti matrimoni. Dopo Vonnegut, l’America ha perso …

LONDRA

Era lo scrittore più pericoloso del mondo secondo Fernanda Pivano. Ma Tom Robbins non lo dava a vedere. Soprattutto a casa sua, nella beata La Conner dello stato di Washington, quando andammo a trovarlo qualche anno fa. Una villetta di legno bizzarra, eccentrica. Dentro, teloni da circo, sagome di donne nella giungla, divani leopardati, conserve Campbell e l’amato cane Blini. Lui ci accolse in maglia zebrata, capelli tinti e occhiali da Roy Orbison: «Perché amo il circo sin da bambino, è la finzione più reale. Ma io non sono un animale. Sono uno zoo».

Il suo esordio fu proprio Uno Zoo lungo la strada. Ma Tom Robbins è morto domenica a 92 anni, come hanno annunciato la terza moglie Alexa e i tre figli da precedenti matrimoni. Dopo Vonnegut, l’America ha perso un’altra voce alternativa unica, sinestetica, lisergica per quel suo caleidoscopio postmoderno di scrittura e controcultura amato anche da Pynchon. Nato a Blowing Rock, in North Carolina, cresciuto in Virginia «in una famiglia che sembravano i Simpson battisti». Giurava di aver iniziato a dettare libri alla madre a cinque anni. Poi il giornalino a scuola diretto con Tom Wolfe e articoli culturali, musica, la radio.

Ci disse che la sua vita cambiò con i Doors: «Nel luglio ’67 andai a un loro concerto a Seattle. Tornai a casa, mi fumai una canna e scrissi una recensione: capii che avevo buttato giù la scrittura sempre inseguita. Quel concerto e Jim Morrison cambiarono la mia vita: mi trasmisero la poesia, il coraggio, la libertà. Lì ho capito che sarei diventato uno scrittore. E che non sarei mai sceso a compromessi».

Robbins, alchimista di filosofia da supermarket e letteratura purissima che a un certo punto l’Fbi scambiò per il terrorista americano Unabomber, ha sempre lamentato di esser stato escluso dall’establishment della East Coast: «Eppure arrivano sempre dopo di noi della costa occidentale». Diventa scrittore di culto con Cowgirl: il nuovo sesso, poi film di Gus Van Sant, dove la protagonista Sissy si imbatte in autostop, sesso, droghe e misticismo. Altro: Profumo di Jitterbug, Natura morta con picchio e l’ultimo Tibetan Peach Pie (“torta di pesche tibetana”), esistenziale e instancabile diario zen di ricordi esilaranti e aneddoti tenebrosi, in Italia grazie a edizioni Tlon. Perché per Robbins le parole contavano più della trama: «Un romanzo senza poesia è come un cigno senza ali».

Un anno prima dell’agnizione Doors, Robbins conobbe anche il demonio assassino di Charles Manson. «Era il 1966 e curavo una trasmissione musicale a Seattle. Un giorno si presenta questo piccolo hippy con la chitarra: voleva suonare nel mio show. Si mise a pontificare sulla cultura hippy. Mi spaventò la purezza del suo credo. Come disse Henry Miller di Rimbaud, era “simile a un uomo che ha scoperto l’elettricità ma che non sa nulla dell’isolante”. Gli dissi di no. Dopo qualche anno rividi quella faccia su tutte le tv. Da quel giorno mi sono sempre chiesto: “E se avessi fatto suonare quel musicista frustrato?”».

Robbins detestava essere etichettato come scrittore hippy o “degli anni Sessanta”. Lo ripeteva anche in nostre conversazioni private, come questa inedita: «Sebbene quel periodo complicato sia stato significativo nella mia vita, non ho mai smesso di crescere o evolvermi. Non dipingetemi con quel vecchio pennello degli anni Sessanta. Scrivo per intrecciare idee e immagini in grandi pretzel sovversivi, incrostati di gioielli, nella speranza che possano contribuire a mantenere il mondo vivace e dargli la flessibilità per resistere».

Ma perché Pivano lo chiamò “il più pericoloso di tutti”? Ecco che cosa rispose Robbins: «Una volta a Milano glielo chiesi. Lei mi fa: “Perché tu dici che l’unica cosa importante nella vita è l’amore e tutto il resto è un grande scherzo”. Già. All’inizio l’amore spaventa, ma poi bisogna abbracciarlo. L’amore è sovversivo».

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