Mario Schifano, Giosetta Fioroni e Alberto Moravia
Giosetta Fioroni. Benvenuti nel suo magico regno
di Raffaella De SantisLo studio romano di Giosetta Fioroni in via San Francesco di Sales, tranquilla strada trasteverina, è un posto eccezionale nella sua sgangherata bellezza. Ora è stato trasformato in una Fondazione dedicata all’artista, oggi 93enne, e allo scrittore Goffredo Parise, suo compagno di vita scomparso nel 1986, ma questa nuova destinazione d’uso per fortuna non ha spinto verso accattivanti restyling. Tutto è vivo, vero, disordinato, autentico. Eppure è stato uno dei salotti intellettuali più frequentati della capitale. Qui trascorreva le serate il meglio del mondo artistico e intellettuale: Ceronetti, La Capria, Zanzotto, Moravia, Montale, Celant, Fellini, Dondero. Il grande critico Hans Ulrich Obrist venne a intervistarla nel suo regno. Il loft oggi somiglia a un’officina, grandi tavoli da lavoro, libri, foto, manifesti, quaderni, colori, cuoricini ovunque.
L’ingresso è un cancello di ferro massiccio che da fuori fa pensare a un garage. A sinistra, entrando, una parete di cani in ceramic…
Lo studio romano di Giosetta Fioroni in via San Francesco di Sales, tranquilla strada trasteverina, è un posto eccezionale nella sua sgangherata bellezza. Ora è stato trasformato in una Fondazione dedicata all’artista, oggi 93enne, e allo scrittore Goffredo Parise, suo compagno di vita scomparso nel 1986, ma questa nuova destinazione d’uso per fortuna non ha spinto verso accattivanti restyling. Tutto è vivo, vero, disordinato, autentico. Eppure è stato uno dei salotti intellettuali più frequentati della capitale. Qui trascorreva le serate il meglio del mondo artistico e intellettuale: Ceronetti, La Capria, Zanzotto, Moravia, Montale, Celant, Fellini, Dondero. Il grande critico Hans Ulrich Obrist venne a intervistarla nel suo regno. Il loft oggi somiglia a un’officina, grandi tavoli da lavoro, libri, foto, manifesti, quaderni, colori, cuoricini ovunque.
L’ingresso è un cancello di ferro massiccio che da fuori fa pensare a un garage. A sinistra, entrando, una parete di cani in ceramica. Mentre la direttrice della Fondazione, Giulia Lotti, storica dell’arte e curatrice, fa gli onori di casa, arriva saltellante un cagnolino bianco: è Wilson, il cane amatissimo di Giosetta. Lotti indica una parete zeppa di fotografie: istantanee di una biografia ricca di incontri. «L’arte per Giosetta non è mai stata staccata dalla vita. Per questo la Fondazione, sede di un archivio anche di Parise, sarà animata da eventi e iniziative. Pensiamo di bandire anche borse di studio e premi». Giosetta Fioroni, che ne è la presidente, spiega che nasce per «unire i percorsi lavorativi miei e di Goffredo, in un sodalizio virtuoso».
Giosetta Fioroni e Goffredo Parise a Fregene (1970)
Un sodalizio che era quasi una simbiosi. Con Goffredo Parise si conoscono nel 1963 al Caffè Rosati di Piazza del Popolo. Goffredo ricorda quel momento in L’odore del sangue, romanzo tragico nel quale trasfigura narrativamente la loro storia, fatta di devozione, tradimenti, molte risate e anche lacrime. Giosetta quel giorno indossava un vestito anni Trenta, bianco e nero a losanghe che sembrava concepito da un pittore futurista. Lui aveva il solito sorriso sfottente. Tra tele e chincaglierie, spuntano foto di Parise ovunque. In un soppalco è tutto catalogato, alcuni dei carteggi e diari di Goffredo e anche le cover dei libri disegnate da Giosetta per lui, tra cui quella del Sillabario n.1, con un grande cuore al centro. Tra le varie foto c’è Cesare Garboli dietro a una finestra appannata della sua casa a Vado di Camaiore. «Questa parete di fotografie – dice Lotti – Giosetta l’ha realizzata durante il Covid». A guardarla così piena di facce, gite al mare e in campagna, sembra un modo per superare l’isolamento del lockdown. Tanti scatti di Guido Ceronetti. Uno con Giosetta: si guardano, lui serio, il consueto basco, lei ride e gli stringe un braccio affettuosa. Li univa la passione per le marionette: la madre di Fioroni era marionettista, il padre scultore. Si erano conosciuti nel 1965 nella casa di Albano di Ceronetti, dove lo scrittore aveva creato il suo Teatro dei Sensibili, allestito solo per una cerchia scelta di eletti. C’è Raffaele La Capria, che condivideva gli stessi caffè letterari.
In alcuni scatti più recenti: Erri De Luca, Chiara Gamberale, Emanuele Trevi. La letteratura per Giosetta Fioroni è imprescindibile: fin dagli anni parigini, tra il 1958 e il 1961, quando frequentava Tristan Tzara. Parole ovunque: nelle tele, nei teatrini, nei collages. Veri e propri iconotesti. Una tela appoggiata al pavimento porta la scritta “Non dormimmo più stesi nell’ingresso della tristezza”. La tristezza era il rovescio dei cuoricini, l’ombra dietro le stelline. L’altra parte dei paesaggi fiabeschi realizzati nella casa di Salgareda, dove Goffredo si ritirava con la giovane amante. Nel 1974 Fioroni aveva realizzato un Atlante di medicina legale con le foto di morti per omicidio. Thanatos reclamava la sua parte. Silenziosa, Giosetta ci scruta seduta su un divano. Sorride, partecipa con lo sguardo, riesce a emanare energia positiva anche senza parlare. Ci sono giorni migliori, questa è una giornata difficile. Alla sua età la luce che emana non si è affievolita. Di fronte a lei il teatrino di cartone portato alla Biennale del 1993. Sopra la scritta “Il ragazzo morto e le comete”, aggiunta in un secondo momento per citare la temeraria opera giovanile di Parise.
Fioroni vanta una carriera internazionale: dalla galleria romana La Tartaruga che frequentava insieme ai suoi amici De Martiis, Schifano e Festa è arrivata a Mosca, a Londra e a Manhattan con la personale L’argento (un grande manifesto domina lo studio in ricordo di quell’avventura del 2013). Gli inizi sono testimoniati da alcune tele astratte, influenzate dal suo maestro Toti Scialoja e da Cy Twombly, suo amico. Nelle foto che li ritraggono insieme, Twombly è vestito spesso di bianco. Si erano conosciuti alla fine degli anni Cinquanta in una mattina agostana arroventata al solito Caffè Rosati. Lei ricordò di essere rimasta abbagliata appena lo vide, trovò irresistibile quell’uomo seduto al bar a piedi nudi.
Ma il luogo più segreto, la sorpresa di questo studio magico, è una “stanza delle acque”, di fatto un piccolo hammam: vetri colorati, porte intarsiate, scritte sui muri, ceramiche decorate, un’opera -pannello di Marco Delogu. L’idea, ci dice Lotti, è di ripristinare la vasca. Il corpo è per Giosetta Fioroni parte del mestiere dell’artista, che “si fa con le mani, con la mente e con il cuore” (da My story. La mia storia, Corraini).