Orfana di un fratello, stroncato a 7 anni da una meningite fulminante, e colpita lei stessa da un fulmine che le ha lasciato una cicatrice su una mano, Anna Lané è in tutti i sensi una sopravvissuta. A 8 anni è una bambina a cui «la rabbia non dona», ma le si scolla dalla pelle ogni volta che le sale in gola. E dal giorno del fulmine si porta dentro «una luce violenta e segreta», che la fa convincere d’essere diversa. Anna cresce con un padre che, nel tentativo di sopravvivere al dolore, «si sente sbagliato in tutti i panni possibili tranne in quelli di un fallito» e una capretta come amica, con cui dorme nella casa di campagna della nonna, eccentrica e anticonformista artista con la passione per rettili e anfibi, che immortala nelle sue discutibili opere e tiene addirittura in una teca.
Anna è la protagonista di Non per cattiveria, romanzo d’esordio di Beatrice Benicchi, classe 1995, autrice di slam poetry e di reportage di viaggio per la rivista Inland. Che attraverso la lente del…
Orfana di un fratello, stroncato a 7 anni da una meningite fulminante, e colpita lei stessa da un fulmine che le ha lasciato una cicatrice su una mano, Anna Lané è in tutti i sensi una sopravvissuta. A 8 anni è una bambina a cui «la rabbia non dona», ma le si scolla dalla pelle ogni volta che le sale in gola. E dal giorno del fulmine si porta dentro «una luce violenta e segreta», che la fa convincere d’essere diversa. Anna cresce con un padre che, nel tentativo di sopravvivere al dolore, «si sente sbagliato in tutti i panni possibili tranne in quelli di un fallito» e una capretta come amica, con cui dorme nella casa di campagna della nonna, eccentrica e anticonformista artista con la passione per rettili e anfibi, che immortala nelle sue discutibili opere e tiene addirittura in una teca.
Anna è la protagonista di Non per cattiveria, romanzo d’esordio di Beatrice Benicchi, classe 1995, autrice di slam poetry e di reportage di viaggio per la rivista Inland. Che attraverso la lente dell’ironia e un linguaggio tagliente ci parla di famiglie disfunzionali, occasioni mancate, finzioni e bugie con le quali troppo spesso rivestiamo le nostre vite. Quando infatti, una volta cresciuta, lascia la campagna incantata per Milano, è intorno a una bugia che Anna costruisce il suo castello di carte.
Tutto ha inizio quando, durante un viaggio all’estero con il suo giovane amante, la stravagante nonna si ammala e muore: nell’ultima lettera a figlio e nipote confessa di aver venduto, anni prima, la nuda proprietà della casa dove ora vivono Anna e il padre Vincenzo, che decidono così di non denunciarne la scomparsa per non ritrovarsi in mezzo a una strada. Non solo. Anna prova a vendere le opere della nonna spacciandole per sue. Entra così in contatto con una girandola di improbabili eppure umanissimi personaggi, ipnotisti, influencer, galleristi, che popolano le notti milanesi e rispondono a uno dei dettati più impellenti del terzo millennio: «Bisogna imparare a falsificare anche noi stessi».
Ma in una Milano spietata dove «la felicità si agguanta solo con la stanchezza, è un’illusione che aiuta a respirare nel sonno», la vita di Anna scorre senza che lei possa mai davvero agguantarla. Ed è proprio in questi personaggi che in fondo si somigliano, nelle strategie di sopravvivenza al dolore messe in atto o nelle vite sfortunate in cui precipitano, la forza dirompente di questo romanzo. Come Vincenzo che affronta i suoi lutti «camminando sopra le cose all’indietro». Oppure Karla che ha creato una rappresentazione di sé, falsificando se stessa per cambiare destino. Anche lei lo ha fatto senza cattive intenzioni, certo. Non per cattiveria, diremmo per chiudere il cerchio. Su di loro indugia, mescolando ferocia e ironia, lo sguardo disincantato dell’autrice.
Beatrice Benicchi sarà a Testo (come si diventa un libro), a Firenze, domenica 2 marzo (ore 15, Sala Ortese) per presentare il romanzo
Il libro
Non per cattiveria di Beatrice Benicchi (Feltrinelli Gramma, pagg. 288, euro 19)