Zorina, Zamira e Larisa sono nomi che racchiudono uno scrigno di sogni svaniti: quelli di tante ragazze moldave, albanesi, bulgare e romene cresciute sotto i regimi comunisti dell’Europa dell’est, che immaginano di sposare Rocky e Kevin Costner. Ma al posto degli attori americani, alla loro porta un giorno bussa Pavli, che prende loro i documenti con la scusa di portarle a lavorare come cameriere negli hotel di lussuose località turistiche in Grecia. E loro ci credono, perché al loro paese non c’è nemmeno la corrente elettrica e allora tanto vale salire su un gommone, per partire di notte, in mezzo a un mare dove non vedi niente, e «c’è solo il rumore del motore». È ai Poveri cristi come loro che Ascanio Celestini dedica il suo ultimo libro, edito da Einaudi. Ombre in un mondo senza pietà, sempre pronto a mettere in catene, a deportare e condannare, vittime senza storia e senza volto. «Potete dormire sotto i ponti come i barboni, ma dovete arrivare pulite e carine sennò non c’è il gua…
Zorina, Zamira e Larisa sono nomi che racchiudono uno scrigno di sogni svaniti: quelli di tante ragazze moldave, albanesi, bulgare e romene cresciute sotto i regimi comunisti dell’Europa dell’est, che immaginano di sposare Rocky e Kevin Costner. Ma al posto degli attori americani, alla loro porta un giorno bussa Pavli, che prende loro i documenti con la scusa di portarle a lavorare come cameriere negli hotel di lussuose località turistiche in Grecia. E loro ci credono, perché al loro paese non c’è nemmeno la corrente elettrica e allora tanto vale salire su un gommone, per partire di notte, in mezzo a un mare dove non vedi niente, e «c’è solo il rumore del motore». È ai Poveri cristi come loro che Ascanio Celestini dedica il suo ultimo libro, edito da Einaudi. Ombre in un mondo senza pietà, sempre pronto a mettere in catene, a deportare e condannare, vittime senza storia e senza volto. «Potete dormire sotto i ponti come i barboni, ma dovete arrivare pulite e carine sennò non c’è il guadagno».
La favola di una nuova vita felice finisce così, sulle botte di uomini senza dignità che le costringono a prostituirsi in strada: a divenire prede senza voce di «un mondo sotto il mondo», che di giorno disprezza le nuove clandestine e di notte le assalta. A condannarle è la loro bellezza, figlie di nessuno trasfigurate in carne per il sesso di uomini d’affari, rigorosamente italiani, schiave costrette a mettere sul piatto infiniti rapporti sessuali per riscattare una libertà che non arriverà mai. Ma «gli italiani si occupano anche di come devi abortire». Perché se sei un avanzo della strada ti basterà una «bottiglia di whisky e un bicchiere pieno di pasticche che non sai nemmeno cos’è», per disfarti di un peso che nessuno vuole (tantomeno chi ti ha condannata). «Mischi e bevi. Ti viene un’emorragia. Se non finisci all’ospedale ti sei liberata».
Il dramma è lo stesso per una ragazza italiana, la Cenerentola sfortunata, orfana di madre e con un padre che la vorrebbe suora, «finita in mezzo alla strada dopo il suo primo amore», che le promette di sposarla, parte per il servizio militare per poi mettere incinta un’altra donna. Non ci pensiamo mai, ma dietro i vetri delle nostre case privilegiate c’è un mondo di dispersi che non possono salvarsi da soli. E fra le pagine del libro pare di sentire le parole di Papa Francesco che, non a caso, ha scelto di stare dalla parte delle persone semplici, che magari in chiesa non entrano, ma il loro pane lo spezzano con i dimenticati. «Che volete da sto povero Cristo?», si domanda la Vecchia, unica coraggiosa donna che non ha tempo per piangere (e nemmeno per pregare), ma scende in strada a difendere il barbone dalla violenza della polizia e il miracolo lo compie al posto di Dio.
Chissà, si chiede l’autore, se pure San Francesco oggi sarebbe pronto a dire messa in un supermercato (un non luogo dove si incrociano anime e destini, simbolo di tutte le nostre assenze), dove non esiste più la solidarietà, figuriamoci la carità. Forse si scaglierebbe contro i potenti del mondo, con parole di fuoco, a scuotere le coscienze di chi la dignità la scambia col denaro. La povertà, parola ormai passata di moda, sostituita dalla più innocua fragilità), non impedisce a una signora ormai avanti con gli anni di correre incontro a un’altra emarginata come lei (la Donna dalla testa impicciata), che la insulta attraverso lettere anonime, ma nel profondo della mente ha seppellito un dolore impossibile da elaborare. Il suo segreto è la morte di un figlio ancora ragazzino, senza la patente, schiantato contro un palo in un incidente stradale. «Mò che parla con me, esce a fare la spesa e tutte le cose… ha ripreso la memoria». Le due donne cominciano a incontrarsi ogni giorno, finché il lutto e il trauma prendono la forma di montagne di appunti, su quadernetti, per guardare in faccia la realtà e non nascondere più «l’incidente, la morte del figlio, l’ospedale, il coma, le ossa rotte». I parenti, i medici che dovrebbero prendersene cura: nessuno dice alla donna dalla «testa matta» la verità e nessuno va a trovarla. Eppure la luce esiste, e prende forma proprio in casa della Vecchia, dove di libri ce ne sono pochi «perché lei dice che non ha i soldi per comprarli, ma si insegna che esistono le biblioteche» «e pure i quadri e le statue li puoi vedere gratis», una volta al mese.
È, in fondo, la stessa luce del mare che il senzatetto (licenziato dal magazzino del supermercato per una cassa di vodka rovesciata e cacciato di casa dalla moglie), vede apparire un giorno grazie al prodigio di chi gli regala un biglietto dell’autobus. Lui ci arriva fino a Ostia, per guardare il mare, pronto a mostrare al controllore un pezzo di carta con su scritto rispetto. «Un popolo di facce gentili senza amore e senza dolore, senza giustizia e senza perdono». Il coro degli ultimi si chiude con le voci dei fantasmi che parlano al nostro tempo; i «centomila africani morti nel fondo del mare», senza nome e senza storia. Spettri di un magazzino o di campi di pomodori dove non sono mai arrivati, ma avrebbero tanto voluto lavorare, «in fila per un salario che per noi non è previsto». Per loro non proviamo vergogna o pietà, né portiamo un fiore su una tomba, ansiosi di dire «stai zitto perché sei negro e se apri bocca ti sbattono fuori».
Il libro
Poveri cristi di Ascanio Celestini (Einaudi, pagg. 240, euro 19)