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Mago ma non solo Merlino, il primo degli ecologisti

Merlino (a sinistra) in una miniatura del XIII secolo 

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Metà uomo e metà demone, veggente, ispiratore di Artù e della Tavola Rotonda, archetipo di ogni negromante. Ma ora antichi testi celtici ne rivelano un aspetto inedito
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Si narra che fu concepito durante un sogno. O meglio, durante la visitazione di un Incubus che, in una notte di bruma e di complotti demoniaci, s’insinuò sotto le coltri di una giovane vergine per metterla incinta. Non si spiegherebbe altrimenti, secondo i poeti e gli amanuensi medievali, come potesse, Merlino, avere un corpo mortale e i poteri di un demone.

Più dettagliatamente, l’occultista francese Collin de Plancy, nel suo Dizionario infernale, precisa che il mago Merlino era figlio di un silfo (voce gallica che sta a indicare un genio dell’aria della mitologia nordica), il quale, facendogli da padre e da mentore, lo iniziò a tutte le scienze e lo rese esperto nell’operare prodigi. Ma torniamo al Medioevo, al grande calderone dell’immaginario che ribolle delle gesta dei cavalieri di Camelot, delle imprese di re Artù e dei tradimenti di Ginevra.

All’interno di questa ragnatela di tradizioni orali e scritte, Merlino gioca un ruolo molto più importante del “semplice” mago. Proprio …

Si narra che fu concepito durante un sogno. O meglio, durante la visitazione di un Incubus che, in una notte di bruma e di complotti demoniaci, s’insinuò sotto le coltri di una giovane vergine per metterla incinta. Non si spiegherebbe altrimenti, secondo i poeti e gli amanuensi medievali, come potesse, Merlino, avere un corpo mortale e i poteri di un demone.

Più dettagliatamente, l’occultista francese Collin de Plancy, nel suo Dizionario infernale, precisa che il mago Merlino era figlio di un silfo (voce gallica che sta a indicare un genio dell’aria della mitologia nordica), il quale, facendogli da padre e da mentore, lo iniziò a tutte le scienze e lo rese esperto nell’operare prodigi. Ma torniamo al Medioevo, al grande calderone dell’immaginario che ribolle delle gesta dei cavalieri di Camelot, delle imprese di re Artù e dei tradimenti di Ginevra.

All’interno di questa ragnatela di tradizioni orali e scritte, Merlino gioca un ruolo molto più importante del “semplice” mago. Proprio come sarà il Gandalf del Signore degli anelli, egli fu un vero e proprio deus ex machina: ispiratore della creazione della Tavola Rotonda, promotore della ricerca del Graal e autore di un libro profetico. Così lo descrive il poeta borgognone Robert de Boron (XII secolo) nel suo Libro del Graal, inserendo la figura di questo mago tra quelle di Giuseppe di Arimatea e di Perceval dando forma a un’estensione pseudobiblica dal portentoso respiro epico che fu, per l’appunto, la quête du Graal.

Non a caso, troviamo l’enigmatico Merlino persino nello Speculum Historiale del frate domenicano Vincenzo di Beauvais (XIII secolo): «Merlino rivelò molte cose oscure, e molte cose del futuro predisse». Ma se vogliamo saperne di più sul disneyano maestro di Semola, è agli scritti di Goffredo di Monmouth che dobbiamo rivolgere lo sguardo. Divenuto magister presso l’Università di Oxford intorno al 1130, questo grande studioso s’imbatté infatti, proprio a Oxford, in un vetustissimus liber scritto in lingua britannica che, molto probabilmente, divenne la sua principale fonte di documentazione per scrivere prima una Prophetia Merlini (anche nota come Libellus Merlini) dedicata alle divinazioni di un bardo profeta di nome Myrddin, e poi la sua opera più importante, l’Historia Regum Britanniae, nella quale Goffredo parla ancora una volta di un certo Merlinus Ambrosius capace di profezie e visioni.

Nel frattempo la tradizione immaginifica del mago profeta chiamato Merlino si ramifica, labirintica e multiforme, strisciando fin sotto agli scrittoi di molti amanuensi che testimoniano d’aver già sentito parlare delle profezie merliniane prima ancora che Goffredo di Monmouth le trascrivesse. Tra questi eruditi spiccano il cronista anglo-normanno Sugeri verso il 1100, Gervasio di Canterbury nel 1122 e il monaco Oderico Vitale nel 1130.

Ma dove ebbe origine questa antica tradizione? Una risposta emerge forse dai recenti studi compiuti da alcuni accademici dell’Università di Cardiff, del Centro di studi avanzati gallesi e celtici dell’Università del Galles e dell’Università di Swansea. Esaminando un centinaio di componimenti poetici dedicati a Merlino, tutti scritti in cymraeg (lingua celtica appartenente al sottogruppo delle lingue brittoniche) e per buona parte anteriori all’anno Mille, i ricercatori gallesi avrebbero ricostruito il profilo di questo mago britanno, probabilmente sorto dalle nebbie del VI secolo, attribuendogli caratteristiche di veggente innamorato della natura, se non addirittura, mi si perdoni l’anacronismo, primo ambientalista della storia. David Callander, dell’Università di Cardiff, riferisce al Guardian che «a dispetto dell’idea diffusa che Merlino fosse un mago, i primi scritti intorno alla sua figura lo descrivono come un poeta e soprattutto come un profeta in grado di predire il futuro dell’isola di Britannia».

Tra le varie poesie esaminate dal team di studiosi ne spicca una intitolata Yr Afallennau nella quale troviamo Merlino intento a parlare agli alberi di mele: «Io temo, sono in ansia per voi, che i boscaioli possano venire, tagliare la foresta, scavare fino alle vostre radici e avvelenare i vostri semi». In un altro componimento coevo, Yr Oianau, questo mago silvestre, forse antesignano del mito del buon selvaggio ma anche, in certo senso, epigono di sant’Antonio abate, si rivolge tutto preoccupato a un maiale: «Oh piccolo maialino, oh piccola candida scrofa, non dormire la mattina, non andare a scavare nei boschi nel caso in cui Rhydderch Hael (un re nemico di Merlino) arrivi con i suoi mastini da caccia».

Dagli stessi scritti, sarebbe infine trapelata l’importanza di Gwenddydd, la poco conosciuta sorella di Merlino, nonché sua aiutante e profetessa. Ma come si sa, la forma mentis del Medioevo e anche di epoche molto più recenti è sempre stata avara nel magnificare le gesta delle donne. Mentre di Merlino, mago, negromante e mezzo demone, continuiamo a parlare e a scrivere da più di mille anni. Pur non conoscendo, a conti fatti, nulla di lui e della sua vita.

A partire da sua madre, della quale nessuna fonte letteraria cita il nome. Possiamo solo ammirarne il volto in decine di miniature che la ritraggono sdraiata sul fianco, nel proprio giaciglio, fra le braccia lussuriose dell’Incubus.

L’autore – Marcello Simoni è autore bestseller di thriller storici: L’angelo di pietra (Einaudi Stile libero) è l’ultimo

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