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Come cambia l’idea di libertà secondo Stiglitz

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Nel suo nuovo saggio l’economista e premio Nobel analizza lo stravolgimento che Trump ne sta facendo
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Quando Jeff Bezos, editore del Washington Post, ha chiesto ai “suoi” editorialisti di non pubblicare null’altro che non le lodi della «libertà in campo economico e in qualunque altro aspetto» che avrebbe reso grande l’America, il responsabile dei commenti David Shipley si è dimesso. «Ha fatto benissimo, avrei fatto lo stesso», commenta al telefono Joseph Stiglitz, indomito guru degli economisti liberal, docente alla Columbia e premio Nobel, in libreria con La strada per la libertà (Einaudi). «Una strada che Trump ha imboccato contromano, trasformando un passo alla volta il nostro Paese in una corrotta oligarchia sul modello russo», dice Stiglitz. «Altro che libertà».

Il saggio di Stiglitz è un’analisi del concetto stesso di libertà e dello st…

Quando Jeff Bezos, editore del Washington Post, ha chiesto ai “suoi” editorialisti di non pubblicare null’altro che non le lodi della «libertà in campo economico e in qualunque altro aspetto» che avrebbe reso grande l’America, il responsabile dei commenti David Shipley si è dimesso. «Ha fatto benissimo, avrei fatto lo stesso», commenta al telefono Joseph Stiglitz, indomito guru degli economisti liberal, docente alla Columbia e premio Nobel, in libreria con La strada per la libertà (Einaudi). «Una strada che Trump ha imboccato contromano, trasformando un passo alla volta il nostro Paese in una corrotta oligarchia sul modello russo», dice Stiglitz. «Altro che libertà».

Il saggio di Stiglitz è un’analisi del concetto stesso di libertà e dello stravolgimento che Trump ne sta facendo, ed è insieme la summa di una vita di battaglie contro gli eccessi del capitalismo, l’arroganza dei banchieri, lo strapotere di Big Tech, le devastanti diseguaglianze, le ingiustizie fiscali. «La parola libertà aveva dominato la campagna elettorale di entrambi i campi — scrive l’economista — ma è stata usata con significati opposti. Il fronte trumpiano l’ha usata per rispolverare il neoliberismo della scuola di Chicago degli anni ’80, che peraltro non avevano smesso di essere influenti in tutti questi anni. Intende la libertà come arbitrio e arroganza. Crede che sia sufficiente affidarsi al mercato senza interferenze dello Stato». Il quale invece interviene puntualmente e si prende cura dei cittadini «in un capitalismo progressista di stampo keynesiano più sano ed equo».

Il massimo dell’aberrazione, secondo Stiglitz, sta nell’aver affidato a Elon Musk la riduzione del settore pubblico: «Chi è fissato con il libero mercato non si rende conto che gli investimenti pubblici produttivi, certo non le regalie a vanvera, innalzano il potenziale di crescita del Paese, il Pil, il benessere».

Sul concetto di libertà, Stiglitz amplia la visione. «Non è quella dei no-vax o dei fanatici delle armi, bensì quella della gente di non infettarsi e dei bambini di andare a scuola senza incappare in una sparatoria». È un altro aspetto del malinteso liberismo: il laissez-faire modello Reagan e Thatcher ha lasciato sul campo tremende diseguaglianze, sfruttamento delle corporation, crisi bancarie, ambiente devastato. Biden stava cercando di venirne a capo con i suoi programmi di incentivi, assistenza, tutela. Kamala Harris, a sostegno della quale Stiglitz aveva firmato una lettera con 22 altri Nobel, poteva completare l’opera: «Lo Stato deve intervenire per favorire l’inclusione, l’educazione, l’assistenza pubblica», insiste Stiglitz. E attenzione, conclude: «Più lo Stato è carente più si insinua il virus del populismo soprattutto di destra. Occorrono istituzioni solide, ferrei check and balances, certezza del diritto, poteri separati». Tutto perduto, a giudicare da come si muove Trump.

Il libro

La strada per la libertà di Joseph E. Stiglitz (Einaudi, trad. di G. Garbellini, pagg. 368, euro 19,50

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