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Il romanzo criminale di una Madonna e dello “Zingaro”

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Veniva chiamato così Antonio Solario, artista girovago del Rinascimento. Dimenticato fino a oggi, quando un suo quadro è finito al centro di un caso internazionale
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Questa è la rivincita dello Zingaro. Viene definito così, dalle scarse fonti che lo raccontano, Antonio Solario: il politicamente corretto era ancora di là da venire. E, per quello che si sa, questo pittore è stato davvero un viaggiatore inquieto e senza fissa dimora nel Rinascimento, poi scomparso dai radar e dai libri di storia. Gli studi dei posteri gli hanno preferito un altro Solario, il leonardesco Andrea, a cui il Museo Poldi Pezzoli di Milano sta per dedicare una mostra. Ma l’ostinato Antonio riappare adesso dal nulla, sui titoli dei quotidiani inglesi. Perché una sua Madonna con Bambino, rubata al Museo civico di Belluno il 25 agosto 1973, è stata identificata in un maniero del Norfolk: East Barsham, costruito nel Sedicesimo secolo, una dimora che Enrico VIII definiva il suo «piccolo palazzo di campagna». Il re dalle sei mogli, tra l’altro, doveva aver conosciuto le opere dello Zingaro, ma ci arriviamo tra un attimo.

Questa è la rivincita dello Zingaro. Viene definito così, dalle scarse fonti che lo raccontano, Antonio Solario: il politicamente corretto era ancora di là da venire. E, per quello che si sa, questo pittore è stato davvero un viaggiatore inquieto e senza fissa dimora nel Rinascimento, poi scomparso dai radar e dai libri di storia. Gli studi dei posteri gli hanno preferito un altro Solario, il leonardesco Andrea, a cui il Museo Poldi Pezzoli di Milano sta per dedicare una mostra. Ma l’ostinato Antonio riappare adesso dal nulla, sui titoli dei quotidiani inglesi. Perché una sua Madonna con Bambino, rubata al Museo civico di Belluno il 25 agosto 1973, è stata identificata in un maniero del Norfolk: East Barsham, costruito nel Sedicesimo secolo, una dimora che Enrico VIII definiva il suo «piccolo palazzo di campagna». Il re dalle sei mogli, tra l’altro, doveva aver conosciuto le opere dello Zingaro, ma ci arriviamo tra un attimo.

Intanto, la notizia è che, ignaro del furto bellunese, negli anni Settanta, il barone de Dozsa acquista questa tempera su tavola lunga 86 centimetri e larga 67 per aggiungerla alla sua collezione: è una tipica composizione veneta; la Vergine con il piccolo Gesù sono copiati da una Presentazione al tempio di Giovanni Bellini. Nel 2017, scomparso l’aristocratico, il quadro entra in possesso di quella che ne era stata la moglie, Barbara de Dozsa. La nuova proprietaria prova subito a vendere all’asta l’opera. Ma qualcuno che identifica il dipinto come “ricercato”, informa l’Interpol e i carabinieri italiani.

Stando alla versione britannica, la documentazione sul furto e la tavola tarda ad arrivare, anche a causa della pandemia. La vendita viene intanto bloccata, ma la baronessa riprende possesso della Madonna con Bambino e rifiuta di restituirla al museo di Belluno, appellandosi al Limitation Act del 1980. La legge britannica prevede che l’acquirente di un bene rubato ne diventi il legittimo proprietario, se entro sei anni non sia stato dimostrato il legame con il furto. Christopher Marinello, fondatore di Art Recovery International e cacciatore di capolavori scomparsi nel nulla, ha cercato di far ragionare la signora, sollevando questioni etiche. Con poco successo, al momento. L’unico vincitore di questa storia, per ora, è lo stesso Antonio Solario, che spunta fuori dall’oblio cui era stato condannato. «Fiorì nel 1495», scrive Cesare d’Engenio in una guida napoletana del Seicento.

Da Tripadvisor ante litteram, lo storico suggerisce al turista di visitare i suoi affreschi con le Storie di San Benedetto, che sono rimasti, incompleti e rovinati, in quello che oggi è l’Archivio di Stato di Napoli. Inutile dire che non si debba fare la fila per vederli. Antonio Solario si definisce “venetus” in alcuni dipinti che firma. È documentato nelle Marche, all’inizio del Cinquecento. A Fermo chiede la licenza di possedere un pugnale; lascia una Sacra Conversazione per un altare; un’altra è a Osimo: plagia un po’ Bellini, un po’ Antonello da Messina, ma in fondo ci sa fare con i colori. Poi lascia le commissioni ricevute dai frati e fugge nell’inverno del 1504, chissà perché. Chi l’ha visto? Si hanno poche altre notizie certe. Una Testa del Battista, simile a quella del Louvre del quasi omonimo Andrea, è all’Ambrosiana di Milano. Ma è descritta anche nei Poemata di John Leland (1503-1552), erudito bibliotecario alla corte di Enrico VIII: eccolo di nuovo il re Tudor. Lo Zingaro deve averlo almeno sfiorato.

Il museo di Belluno

 

Un secondo componimento di Leland, infatti, cita un altro quadro – scomparso – di Solario: il Ritratto dell’ammiraglio Thomas Knyvett, morto in battaglia al largo di Brest il 10 agosto 1512. Insomma, Antonio, per qualche strana ragione, doveva essere riparato in Inghilterra, raggiungendo una certa popolarità e riproponendo stilemi rinascimentali invecchiati sulla penisola, ma ancora apprezzati dal pubblico British.

Enrico VIII

 

A Bristol, si conserva un suo trittico del 1514: la Sacra Famiglia con un angelo e il committente Paul Whitypoll, un mercante di stoffe. Un altro soggetto simile è a Hatfield House, residenza dei marchesi di Salisbury. E chissà quanti ne usciranno fuori adesso. Già si dice che le quotazioni dello Zingaro si aggirino intorno ai 90 mila dollari. Ora rischiano di salire. E dire che un’altra sua Madonna, nel 2023, era rimasta invenduta da Christie’s, Se non è una vendetta sulla storia dell’arte questa...

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