«Ciò che più oggi serve all’Europa è una Costituzione comune, con un unico sistema legislativo sovranazionale e realmente condiviso. L’Europa, per sopravvivere deve diventare un vero e proprio Stato. Se pensiamo a questo con profondità, non ci sarebbe altro da aggiungere». Claudio Magris, 85 anni, tra i massimi scrittori europei contemporanei, ha adottato il nostro continente come filo conduttore della propria opera, da Danubio a Microcosmi.
Dalla sua Trieste accetta di parlare con Repubblica del mondo che percepisce come casa. Lo fa alla vigilia della manifestazione di sabato 14 marzo a Roma lanciata da Michele Serra per sostenere il bisogno di un’Europa comunitaria coerente con i valori democratici.
Perché ritiene che oggi serva una nuova Europa?
«Più che un’Europa nuova, io credo che ci serva un’Europa vera. …
«Ciò che più oggi serve all’Europa è una Costituzione comune, con un unico sistema legislativo sovranazionale e realmente condiviso. L’Europa, per sopravvivere deve diventare un vero e proprio Stato. Se pensiamo a questo con profondità, non ci sarebbe altro da aggiungere». Claudio Magris, 85 anni, tra i massimi scrittori europei contemporanei, ha adottato il nostro continente come filo conduttore della propria opera, da Danubio a Microcosmi.
Dalla sua Trieste accetta di parlare con Repubblica del mondo che percepisce come casa. Lo fa alla vigilia della manifestazione di sabato 14 marzo a Roma lanciata da Michele Serra per sostenere il bisogno di un’Europa comunitaria coerente con i valori democratici.
Perché ritiene che oggi serva una nuova Europa?
«Più che un’Europa nuova, io credo che ci serva un’Europa vera. Non solo un patto d’interesse tra Paesi diversi, ma uno Stato in cui vivono cittadini che si sentono prima di tutto europei».
Di quale Europa abbiamo bisogno?
«Mi limito a questo: abbiamo bisogno, e il resto del mondo con noi, dell’Europa».
Pensa che l’onda crescente di euro-scetticismo e sovranismi permetta una simile svolta?
«Non so in che misura e in quali tempi sia oggi realizzabile uno Stato europeo: naturalmente ci sono livelli diversi da raggiungere progressivamente e va riconosciuto che molto è stato fatto. Resta però evidente che la realtà impone l’avvio di un salto di qualità: gli Stati nazionali come regioni di un comune Stato-Europa».
Il riarmo ci può unire oggi più di ieri?
«I punti in comune, tra i cittadini europei, sono storici ed evidenti».
C’è il rischio di un ritorno delle dittature in Europa?
«Certo, simili pericoli sono sempre immanenti. Io continuo a essere ottimista, ma il rischio di regressioni anti-europee aumentano. Proprio per questo dico che ci serve uno Stato europeo con una propria Costituzione, uguale per tutti».
Una saldatura autoritaria fondata su forza e capitali, tra la Russia di Putin e gli Usa di Trump, può smembrare l’Europa?
«Sarebbe un evento molto insidioso, ma non credo che qualcuno possa prevedere quanto questo pericolo sottile rappresenti oggi una prospettiva imminente».
Sono passati ottantaquattro anni dalla stesura del Manifesto di Ventotene, oltre trenta dalla nascita dell’Unione Europea: avrebbe immaginato per l’Europa un percorso tanto accidentato?
«Io ricordo i primi euro che mi portò nella valle di Anterselva, in Alto Adige, il giornalista e scrittore austriaco Hans Haider, amico da tanto tempo. Passavo le vacanze là e nel 2002 Hans si presentò con la nostra nuova valuta comune: ricordo quell’entusiasmo e per capire quanto accaduto dopo non serve raccontare di più».