Cultura

Dall’Oriente con furore letterario la nuova collana tutta da leggere

Dall’Oriente con furore letterario la nuova collana tutta da leggere
In viaggio attraverso i romanzi, dalla Cina alla Malesia, dalla Corea all’India e al Giappone. Con Repubblica domani in edicola la prima uscita: “Atti umani” della Nobel Han Kang
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«Solo di tanto in tanto, assai raramente, ti capita di chiedertelo. Alcuni pomeriggi quando il paesaggio assolato fuori dalla finestra sembra insolitamente immobile e il profilo di Dong-ho balena nella tua mente, quella cosa che guizza davanti ai tuoi occhi non potrebbe essere ciò che chiamiamo anima? E il luogo da cui emergono, in cui tornano a scomparire sarà nero come la notte o assomiglia di più alla trama ruvida del crepuscolo? Dong-ho, Jin-su, i corpi che le tue mani hanno lavato e vestito sono forse raccolti in quel luogo? O sono separati, dispersi, sparpagliati?».

Liriche, intense, nitidissime per quanto spietate — come sempre è nel suo stile, poetico e sperimentale — sono le parole con cui Han Kang ci mette davanti il massacro di Gwangji, Corea del Sud, maggio 1980. Una di quelle ferite della Storia, mai davvero arrivate in Occidente, che è al centro di Atti umani, secondo romanzo dell’autrice premio Nobel 2024, pubblicato dopo il successo de La vegetaria con cui si era imposta all’attenzione internazionale vincendo l’International Booker Prize nel 2016.

Proprio con Atti umani si apre la nuova collana Voci d’Oriente, in edicola da domani con Repubblica. Dove accanto alla voce potentissima di Han Kang e di un altro premio Nobel, il cinese Mo Yan, risuonano quelle di autori giapponesi — da Ito Ogawa a Seik? It? —, indiani (è il caso di Aravind Adiga, di cui vi riproponiamo il primo romanzo, La tigre bianca, con cui ha vinto il Booker Prize nel 2008), vietnamiti, malesi e indonesiani. È l’Oriente tutto che questa raccolta vuole rappresentare, con le sue suggestioni, le tradizioni che tanto affascinano noi occidentali, le sue contraddizioni tuttora in essere e la sua fertilissima produzione letteraria.

Si parte dunque domani con Han Kang. E non poteva essere altrimenti in un momento in cui, sull’onda del Nobel appena ricevuto, è un paese tutto, la sua Corea, a essere sotto i riflettori internazionali. Mai come in questo periodo sono arrivati in Occidente, e soprattutto in Italia, tanti romanzi di scrittori sudcoreani. Molti dei quali pubblicati con il contributo del Literature Translation Institute of Korea. E non potrebbe esserci nulla di più adatto di Atti umani per accostarsi a quella capacità senza eguali che Han Kang ha di esplorare la fragilità della vita umana su cui si riverberano le cicatrici lasciate da eventi drammatici come appunto la tragedia di Gwangju (città dove la scrittrice è nata nel 1970 e ha lasciato per Seul a nove anni, pochi mesi prima del massacro). «Quei cadaveri avevano tutti affollato la strada? Erano lì accanto a me, gomito a gomito... Voglio vedere le lore facce, aleggiare sopra le loro palpebre addormentate come una fiamma tremolante, insinuarmi nei loro sogni, divampare ogni notte dietro le loro palpebre. Fino a quando non sentiranno la mia voce chiedere, pretendere di sapere: perché?». Non serve aggiungere altro.

Di tutt’altro tono La cartoleria Tsubaki della giapponese Ito Ogawa, secondo titolo della collana, che è un inno delicato e profondo alla scrittura a mano. E l’odore della carta e dell’inchiostro sembra fuoriuscire qui dalle pagine, accompagnandoci nella lettura. Non sarà necessario arrivare all’ultimo capitolo per convenire con l’autrice che «aprire la cassetta delle lettere e trovare una busta con nome e indirizzo scritti a mano da una persona cara è impagabile. La differenza con un’email è abissale, le stesse parole risultano completamente diverse».

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