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Igort “Quei disegni sono vera poesia, l’IA li rende freddi”

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“Dedizione e artigianalità sono ormai rarità e Miyazaki rappresenta l’ultima frontiera di quell’animazione”
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Igor Tuveri, in arte Igort, oltre ad essere uno dei massimi autori italiani (e non solo) è uno dei pochi ad aver pubblicato in Giappone e ad aver incontrato di persona il maestro Miyazaki.

Perché sulla rete c’è questa ossessione per lui?

«Miyazaki rappresenta l’ultima frontiera dell’animazione concepita in termini artigianali e profondamente autoriali. Il suo lavoro ha uno spirito genuino, molto diverso dallo quello industriale delle animazioni moderne. Ad esempio, si racconta che per una scena con tantissimi personaggi che si muovono contemporaneamente della durata di quattro secondi in Si alza il vento, un animatore abbia impiegato 15 mesi di lavoro e abbia detto al maestro: “Sono stato un po’ lento”. E lui: “Però ne è valsa la pena”. Questo livello di dedizione e artigianalità è ormai raro e ricorda lo spirito dei primi lavori della Disney negli anni ’30 e ’40. Per esempio, per i primi cinque minuti di Pinocchio erano costati quanto la metà di tutto il film. Questo è stato poss…

Igor Tuveri, in arte Igort, oltre ad essere uno dei massimi autori italiani (e non solo) è uno dei pochi ad aver pubblicato in Giappone e ad aver incontrato di persona il maestro Miyazaki.

Perché sulla rete c’è questa ossessione per lui?

«Miyazaki rappresenta l’ultima frontiera dell’animazione concepita in termini artigianali e profondamente autoriali. Il suo lavoro ha uno spirito genuino, molto diverso dallo quello industriale delle animazioni moderne. Ad esempio, si racconta che per una scena con tantissimi personaggi che si muovono contemporaneamente della durata di quattro secondi in Si alza il vento, un animatore abbia impiegato 15 mesi di lavoro e abbia detto al maestro: “Sono stato un po’ lento”. E lui: “Però ne è valsa la pena”. Questo livello di dedizione e artigianalità è ormai raro e ricorda lo spirito dei primi lavori della Disney negli anni ’30 e ’40. Per esempio, per i primi cinque minuti di Pinocchio erano costati quanto la metà di tutto il film. Questo è stato possibile solo perché, come nel caso di Miyazaki oggi, c’era un artista visionario dietro».

Qual è la differenza tra l’approccio di Miyazaki e quello delle animazioni moderne?

«Lo Studio Ghibli, sotto la sua guida, continua a privilegiare l’animazione tradizionale fatta a mano, rifiutando l’uso massiccio del computer e dell’IA per mantenere uno sguardo umano, spesso banalizzato dalle macchine. Inoltre, Miyazaki ha imposto regole uniche, come non dare scadenze ai suoi animatori durante la produzione de Il ragazzo e l’airone, permettendo loro di lavorare con maggiore libertà e serenità. Ci sono voluti sette anni di lavoro, ma ha prodotto un vero capolavoro».

Come mai le immagini nel suo stile sono così amate?

«Perché è è stato capace di colpire l’immaginario a qualunque latitudine. I suoi lavori combinano elementi poetici, artistici ed esistenziali che risuonano profondamente con persone di ogni età e cultura. I manga e gli anime sono ormai un esperanto grafico: riescono a comunicare emozioni superando le barriere culturali e creando un’estetica universale».

Molti fan hanno usato l’IA per generare immagini nel suo stile ma altri si sono irritati profondamente.

«Si sono arrabbiati perché secondo loro c’è stata una volgarizzazione di questo stile attraverso l’intelligenza artificiale che fa perdere la visione unica e personale che Miyazaki ha invece sempre difeso».

E lei invece che cosa ne pensa dell’uso dell’IA per produrre immagini?

«Che è uno strumento, né buono né cattivo di per sé. Il problema non sta nella tecnologia, ma nell’uso che se ne fa. Può essere utilizzata in modo creativo e intelligente, oppure in maniera superficiale, senza una vera elaborazione personale. Quando manca l’intervento umano, si rischia di produrre risultati privi di profondità emotiva. Molti artisti si fanno “usare” dalla tecnologia invece di dominarla ma ci sono esempi straordinari come quello di Thomas Campi, che crea pennelli personalizzati su Photoshop e lavora con cura artigianale: sono indistinguibili da quelli realizzati a mano. In molti casi però è vero che la tecnologia viene usata male, producendo elaborati piatti e impersonali. Insomma, l’IA, secondo me, può essere un’opportunità straordinaria se impiegata come strumento al servizio dell’arte e non come un sostituto dell’artista».

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