Storia ritrovata di Iris, giovane partigiana che si riprese la libertà: il libro di Walter Veltroni
di Annalisa CuzzocreaC’è stato un tempo, era meno di cento anni fa, in cui le bambine prendevano al massimo la terza elementare e andavano a servizio nelle case dei signori. Un tempo in cui vedevano partire i fratelli per una guerra che non avrebbero mai scelto, per volere del duce, e del führer, per poi sentire arrivare qualcuno — un parroco, un prefetto, qualcuno — a dire che la neve russa li aveva inghiottiti e nulla si poteva sapere. C’è stato un tempo in cui le ragazze che sognavano l’America e il cinematografo e sapevano cantare in balera decidevano invece di imbracciare un fucile, armare una pistola, sparare. «Perché questa è la guerra», ripete Iris Versari nel romanzo che la riporta in vita e ne racconta il destino. Iris, la libertà, in libreria per Rizzoli, è la terza opera che Walter Veltroni dedica alla Resistenza dopo La scelta e La condanna.
C’è stato un tempo, era meno di cento anni fa, in cui le bambine prendevano al massimo la terza elementare e andavano a servizio nelle case dei signori. Un tempo in cui vedevano partire i fratelli per una guerra che non avrebbero mai scelto, per volere del duce, e del führer, per poi sentire arrivare qualcuno — un parroco, un prefetto, qualcuno — a dire che la neve russa li aveva inghiottiti e nulla si poteva sapere. C’è stato un tempo in cui le ragazze che sognavano l’America e il cinematografo e sapevano cantare in balera decidevano invece di imbracciare un fucile, armare una pistola, sparare. «Perché questa è la guerra», ripete Iris Versari nel romanzo che la riporta in vita e ne racconta il destino. Iris, la libertà, in libreria per Rizzoli, è la terza opera che Walter Veltroni dedica alla Resistenza dopo La scelta e La condanna.
Una storia vera, ricostruita attraverso la memoria e i documenti di chi l’ha custodita. Il racconto di una ragazza romagnola che cresce in campagna, ama leggere senza poterselo permettere, e si ritrova dentro a una storia più grande di lei quasi per caso. Ma decidendo a ogni passo di restarci dentro. Per un istinto di libertà che la accompagna da quando è bambina. Per un senso di ingiustizia che la rende ribelle davanti alla prepotenza dei fascisti. Per amore di un uomo, Silvio Corbari, che sull’Appennino di Faenza è mito e leggenda, amato e temuto, protetto e tradito, come accade spesso in quegli anni disordinati e terribili. Gli anni in cui il fascismo è caduto a Roma, ma il nemico è ovunque. In cui i nazisti diventano ancora più crudeli e deportano in un campo di concentramento i genitori di Iris colpevoli solo di averla nascosta. Mettono in carcere i suoi fratelli, Ilia, Berto, Romualdo, che hanno 17, 16 e 11 anni, per spaventarli e indurli a tradire.
C’è stato un tempo in cui i partigiani uccidevano per rubare le armi ai carabinieri, per sconfiggere il nemico, per regolare conti interni. Un tempo fatto di sangue e dolore che abbiamo dimenticato e cui non sappiamo più dare senso, se accade in un Paese diverso dal nostro. C’erano partigiani di ogni colore, preti che li proteggevano, contadini che rischiavano la vita, commissari prefettizi che — come Vespignani nel romanzo — facevano il possibile per tentare di salvare le persone intorno a loro. C’erano combattenti accusati di essere un po’ sbruffoni e mettere in pericolo “la banda”, tentando il colpo che oltre a sconfiggere i fascisti, li umiliasse.
E c’erano ragazze coraggiose che mollavano tutto, si innamoravano di un compagno di battaglia come Iris si innamorò del Corbari, abbandonavano le convenzioni e i sogni, rifiutavano di stare a casa a preparare il brodo. Che il brodo, si sa, era roba da mogli e non da loro. Volevano combattere come gli altri, essere considerate pari agli altri, ma siccome non è una favola e certo non lo è stata la Seconda guerra mondiale, questo non avviene mai. Le donne partigiane sono circondate di sospetti e di veleni. Sono ricordate molto meno dei loro compagni. Bisogna capitare per caso in una libreria di Faenza, trovare una piccola biografia e chiedersi — come ha fatto Veltroni — com’è che questa storia io non la conosco? Com’è possibile, che non la conosciamo tutti? Alle donne che sognavano la libertà e hanno messo in pericolo quel che avevano di più caro per riconquistarla, d’istinto e non per loro, ma per gli altri, spesso non bastano dedizione e coraggio per entrare nella storia. Non basta il sacrificio e non basta la lotta. Bisogna tirarle fuori dall’amnesia collettiva che conviene a ristabilire l’ordine. Non farsi distrarre da bare su cui qualcuno scrive frettolosamente solo “donna”, mentre degli uomini ci sono nome, cognome, discendenza. Walter Veltroni si è appropriato dello sguardo di Iris e le ha ridato una voce. Ha guardato attraverso di lei la guerra che si prendeva tutto in quei luoghi inospitali eppure caldi della Romagna. Ha descritto — dal suo punto di vista — cosa significhi vedersi togliere la libertà: di cantare, di gioire per poco, di brindare con niente. E a cosa poteva condurre il desiderio di riprendersela, contro un fascismo talmente feroce da corrompere anche i bambini e trasformarli in delatori.
Come già ne La scelta, Veltroni ricorda quanto fosse informe la coscienza del popolo negli anni che il fascismo aveva annegato nella sua propaganda. «Il conformismo e l’indifferenza in fondo sono la materia con la quale si edificano, si sono sempre edificate, le tragedie», scrive. Non esita a mostrare come la Resistenza sia stata spesso ingenua, oltre che valorosa. Di quante contraddizioni abbia dovuto nutrirsi, per sopravvivere alla guerra. Ma non manca di ricordare che c’era uno scopo: non la sopraffazione, non il dominio, o l’abuso, o lo sterminio degli ebrei, o la sottomissione dei deboli. C’era un fine che era quello di un Paese libero, il Paese che sognavano Iris Versari, i suoi compagni e le sue compagne. Quelle che la storia troppo spesso annega nell’indistinto, e che gli scrittori vanno a cercare.
Il libro
Iris, la libertà di Walter Veltroni (Rizzoli, pagg. 224, euro 18,50) In libreria dall’8 aprile
Walter Veltroni presenta “Iris, la libertà” a Roma, giovedì 10 aprile (ore 18.30) alla Libreria Spazio Sette, in dialogo con Corrado Augias e Giulia Caminito; a Sesto Fiorentino, sabato 12 aprile (ore 11) alla Libreria Rinascita Ubik; a Velletri, martedì 15 aprile (ore 18) alla Libreria Mondadori; a Faenza, giovedì 24 aprile (ore 18.30) presso la Residenza Municipale, in dialogo con Carmelo Domini