A Parigi, al Musée d’art moderne, un paio d’anni fa Giuseppina Manin vagava tra quadri nervosi, illuminati da violenza, dolcezza, colori brutali. Stava visitando la mostra di Oskar Kokoschka e rimase colpita da una fotografia in cui una giovane signora era inginocchiata accanto a un grande, forse orrendo pupazzo gettato su un divano. Manin conosceva l’esistenza di quella sgangherata figura che av…