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Dal Quattrocento a Lady Oscar: viva l’arte fluida

San Girolamo vestito da donna dei fratelli Limbourg (1412-1415). New York, Metropolitan Museum of Art 

 

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San Girolamo vestito da donna. Una santa barbuta crocifissa. Una ragazza coraggiosa che si finge uomo per arruolarsi alla corte di Francia. L’immaginario visivo da sempre mescola i generi. Così come la storia
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La storia dell’arte è ricca di immagini capaci di mettere in discussione le nostre certezze. Opere che dimostrano come molte distinzioni su cui fondiamo la nostra visione del mondo — genere, identità, ruolo sociale — siano spesso più fluide di quanto crediamo.

Facciamo un salto nel Quattrocento. I fratelli Limbourg, miniaturisti olandesi, realizzano per il duca di Berry Les Belles Heures (New York, Metropolitan Museum of Art), uno straordinario libro d’ore destinato alla devozione personale, composto da ben novantaquattro miniature a tutta pagina e oltre cinquanta colonne miniate.

In una delle immagini dedicate a San Girolamo, il santo si sveglia nel cuore della notte e, accanto al letto, trova — invece del consueto saio — un elegante abito azzurro da donna. È lo scherzo di un confratello burlone. Nella scena successiva, ormai mattina, Girolamo entra in chiesa con la lanterna in mano e… sì, indossando proprio quel vestito femminile! Due frati lo osservano bisbigliando, ma lui resta…

La storia dell’arte è ricca di immagini capaci di mettere in discussione le nostre certezze. Opere che dimostrano come molte distinzioni su cui fondiamo la nostra visione del mondo — genere, identità, ruolo sociale — siano spesso più fluide di quanto crediamo.

Facciamo un salto nel Quattrocento. I fratelli Limbourg, miniaturisti olandesi, realizzano per il duca di Berry Les Belles Heures (New York, Metropolitan Museum of Art), uno straordinario libro d’ore destinato alla devozione personale, composto da ben novantaquattro miniature a tutta pagina e oltre cinquanta colonne miniate.

In una delle immagini dedicate a San Girolamo, il santo si sveglia nel cuore della notte e, accanto al letto, trova — invece del consueto saio — un elegante abito azzurro da donna. È lo scherzo di un confratello burlone. Nella scena successiva, ormai mattina, Girolamo entra in chiesa con la lanterna in mano e… sì, indossando proprio quel vestito femminile! Due frati lo osservano bisbigliando, ma lui resta impassibile. Il suo compito è pregare, non preoccuparsi dell’apparenza. Una lezione illustrata con grazia e humour: l’abito non fa il monaco. Letteralmente.

akg-images / Paul M.R. Maeyaert/Mondadori Portfolio 

E non si tratta di un’eccezione! In un’opera anonima del Cinquecento (Neunkirchen, Städtisches Museum), compare una figura crocifissa, con barba fluente e… vesti femminili! A prima vista, uno scandalo: Gesù in croce vestito da donna? Non proprio. È Santa Vilgefortis, protagonista di una leggenda medioevale che sfida ogni convenzione. La storia narra di una giovane cristiana costretta dal padre a sposare un uomo pagano. Disperata, prega Dio di renderla indesiderabile agli occhi dello spasimante. E viene accontentata: le cresce una folta barba. L’espediente funziona, ma le conseguenze sono fatali. Il padre, furioso, la fa crocifiggere. Se poi il promesso sposo l’avrebbe trovata affascinante anche in versione barbuta, non ci è dato sapere.

© ACTIVE MUSEUM / Alamy Stock Photo / IPA 

La fluidità di genere, però, non riguarda solo santi e martiri. Anche in ambienti ben più laici, la storia si è divertita a mescolare le carte. Basta pensare al caso — tanto affascinante quanto difficile da incasellare — del Cavaliere d’Éon, Charles-Geneviève-Louis-Auguste-André-Timothée d’Éon de Beaumont, figura enigmatica della Francia del Settecento.

D’Éon nasce uomo e intraprende una brillante carriera come diplomatico, spia per Luigi XV, ufficiale dell’esercito e ambasciatore nel Regno Unito. Poi qualcosa cambia. Le motivazioni non sono chiare — c’è chi parla di una missione segreta, chi di una scelta personale — ma d’Éon inizia a vivere pubblicamente come donna. Non è una fase, né una messinscena: per oltre trent’anni, vive, si veste e si comporta rispondendo al nome di Charlotte-Geneviève-Louise-Augusta-Andréa-Timothéa d’Éon de Beaumont. Partecipa alla vita mondana londinese, rivendica con orgoglio il proprio ruolo di veterana di guerra e firma le sue memorie come “Mademoiselle d’Éon”.

La sua vicenda sfugge a qualsiasi etichetta: c’è chi lo considera il primo transgender della storia, chi un’icona del travestitismo, chi ancora un esempio precoce di identità non binaria o gender fluid. Persino il linguaggio fatica a starle dietro. D’Éon è stato tutto e il contrario di tutto: soldato e dama di corte, spia e scrittrice, uomo d’armi e donna di penna. Forse è proprio questa sua libertà nell’attraversare i confini imposti dal suo tempo a renderlo, ancora oggi, così sorprendentemente attuale.

Da qui, il passo è breve verso una delle eroine più amate della cultura pop: Lady Oscar, protagonista del celebre cartone animato giapponese, cresciuta dal padre come un uomo per servire come ufficiale alla corte di Maria Antonietta. Non tutti sanno che la sua storia si ispira a una figura reale: Marie-Jeanne Schellinck, donna belga che, alla fine del Settecento, si traveste da uomo per arruolarsi nell’esercito francese. Combatte con coraggio finché, colpo di scena, sposa il suo tenente. Ancora una volta, la realtà supera la fantasia.

E in Italia? Una Lady Oscar nostrana c’è stata eccome: la milanese Francesca Antonia Scanagatta, coetanea di Marie-Jeanne e animata dalla stessa passione per la vita militare. Si traveste anche lei da uomo, prende il posto del fratello Giacomo — che all’Accademia militare non voleva proprio andare — e si iscrive con il nome di Franz Scanagatta. Partecipa a diverse battaglie, ma viene scoperta quando il padre, scandalizzato, la denuncia a un commissario imperiale. Viene congedata, ma entra nella leggenda come “l’amazzone austriaca”.

C’è un filo rosso che lega tutte queste storie: gli ostacoli non nascono da chi vive la propria identità, ma da chi pretende di giudicarla. L’arte, però, è sempre un passo avanti. Racconta la libertà di essere se stessi, smonta gli stereotipi più rigidi e ci ricorda che l’identità non è mai una casella da spuntare, ma una storia da ascoltare.

SUL SITO

Sul nostro sito, nella nuova puntata della videorubrica “Segni particolari”, Jacopo Veneziani racconta il San Girolamo vestito da donna presente in una miniatura dei fratelli Limbourg (XV secolo)

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