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Milano libera scatta il piano di insurrezione

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Un vero e proprio manuale tecnico stilato dal Cln alla vigilia del 25 aprile invitava la popolazione a rovesciare il regime di Salò. Un’azione fondata su “disciplina e nessuna divergenza politica”
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L’appello del Comitato di liberazione nazionale alta Italia innesca la miccia dell’insurrezione. Un segnale atteso: «Aldo dice 26x1» attraversa la rete delle radio partigiane rimbalzando da Radio Londra verso altri angoli della penisola, indica la notte tra il 25 e il 26 aprile 1945. Bisogna esser pronti seguendo istruzioni precise: colpire l’occupante nazista e i suoi complici della Repubblica sociale italiana con azioni ad ampio raggio. Il conflitto aveva preso una direzione chiara sin dai primi mesi dell’anno: l’avanzata delle divisioni alleate e la Resistenza partigiana avevano indirizzato l’esito verso la sconfitta del regime e dei suoi interpreti. Sarebbe stato il governo De Gasperi, un anno dopo, a indicare la data del 25 aprile per la festa della Liberazione: «La nuova festività nazionale si riferisce a un evento, la cui portata storica è vivamente sentita dalla coscienza popolare. La ricorrenza del 25 aprile sta a ricordare la ricongiunzione delle province settentrionali al r…

L’appello del Comitato di liberazione nazionale alta Italia innesca la miccia dell’insurrezione. Un segnale atteso: «Aldo dice 26x1» attraversa la rete delle radio partigiane rimbalzando da Radio Londra verso altri angoli della penisola, indica la notte tra il 25 e il 26 aprile 1945. Bisogna esser pronti seguendo istruzioni precise: colpire l’occupante nazista e i suoi complici della Repubblica sociale italiana con azioni ad ampio raggio. Il conflitto aveva preso una direzione chiara sin dai primi mesi dell’anno: l’avanzata delle divisioni alleate e la Resistenza partigiana avevano indirizzato l’esito verso la sconfitta del regime e dei suoi interpreti. Sarebbe stato il governo De Gasperi, un anno dopo, a indicare la data del 25 aprile per la festa della Liberazione: «La nuova festività nazionale si riferisce a un evento, la cui portata storica è vivamente sentita dalla coscienza popolare. La ricorrenza del 25 aprile sta a ricordare la ricongiunzione delle province settentrionali al resto della penisola, dopo sì lungo e tormentoso distacco; e sta, altresì a rievocare la gloriosa insurrezione partigiana che tanto contribuì alla cacciata dei tedeschi».

"Piano per l'insurrezione di Milano", documento dagli archivi della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli (esposto nella mostra "Resistere a Milano") 

L’ufficialità di una scelta incontra le coscienze di tanti, una nuova idea di libertà nasce dalla sconfitta del nazifascismo. La centralità della liberazione di Milano si colloca nel quadro delle insurrezioni delle città del Nord. L’attesa viene accorciata di diverse ore grazie alle dinamiche di una sollevazione diffusa e simultanea, un’iniziativa politica e militare che colpisce nel segno: Sandro Pertini annuncia l’insurrezione da Radio Milano liberata alle 8 di mattina del 25 aprile. La preparazione affonda le radici nelle sfide dei mesi precedenti, quelli della più efferata occupazione nazista. Per l’ottantesimo della liberazione la Fondazione Feltrinelli mette in mostra un documento di 50 pagine Piano generale per l’insurrezione della città di Milano che porta la data di febbraio 1945 (Fondo Partito comunista italiano nella Resistenza 1943-1945, in Resistere a Milano una mostra in sei tappe). Due mesi prima dell’epilogo vittorioso le organizzazioni partigiane tratteggiano il quadro unitario di una possibile azione collettiva.

Il punto 2 della premessa è dedicato al momento dell’azione: spetta al comando definirlo e va scelto sulla base della situazione strategica in atto e delle forze disponibili. Punti qualificanti per chiamare Milano alla lotta, in un prossimo futuro, verso una giornata indimenticabile: occorre conoscere la situazione delle forze nemiche e la loro evoluzione «nei minuti particolari»; avere contestualmente «le forze insurrezionali della città alla mano, attraverso quadri tecnicamente capaci, devoti, audaci, decisi». Il riferimento alle condizioni essenziali non viene lasciato al caso, né alla volontà pur presente e riconosciuta dei singoli. Indicazioni prescrittive attraversano il piano fino a sovrapporsi ai vincoli geografici riconducibili al perimetro della città divisa in otto settori identificabili con le sigle, in ordine crescente, da 0 a 8: Garibaldi, Venezia, Vittoria, Vigentino, Ticinese, Magenta, Sempione, Sesto San Giovanni. Ogni dettaglio potrà risultare strategico: «Che la disciplina sia in tutti effettiva ed assoluta. Anche se necessità continenti impongono la costituzione del comando multiplo, nell’azione militare uno solo deve comandare: il più degno e capace». Fino all’esortazione esplicita: «Man mano che si scende nella scala dei reparti il comando deve essere unificato. Nessuna divergenza politica». Non sono ammesse deviazioni né tollerati tentennamenti quando l’ora X sarà definita una volta per tutte: «Che la sorpresa sia ricercata e curata come il fattore decisivo per eccellenza; che l’entusiasmo e la capacità operativa dei gregari supplisca, nell’azione, l’eventuale deficienza di armi e di mezzi; che l’ambiente sia curato e preparato con una sana attività di propaganda al fine di ottenere una larga partecipazione delle masse all’azione; che venga sin da ora incrementata una efficace azione di guerriglia sabotaggio e disturbo».

Nella definizione del «concetto di azione» il piano distingue due fasi. La prima pre-insurrezionale è già in atto a febbraio, riconducibile alla capacità della resistenza cittadina nelle sue varie espressioni: «Deprimere il morale del nemico e galvanizzare le nostre masse popolari». La seconda, definitiva e finale, avrà inizio solo quando il comando di piazza darà l’ordine del salto di qualità rivolto alla chiamata per la sollevazione generale. La catena di comando dovrà indirizzare energie diffuse: «Lanciare con la maggiore celerità possibile forti pattuglioni alla conquista di predestinati obiettivi eliminando, con rapida azione, i nazifascisti che li presidiano; isolare e neutralizzare quegli obiettivi che presentassero forti possibilità di difesa».

Il documento entra nei dettagli fino alla necessità di «istituire posti di blocco alla periferia delle città, per impedire la fuoriuscita di elementi sospetti, di automezzi, di armi e materiali vari». Gli obiettivi sono chiari, espliciti: intralciare il ripiegamento delle truppe nemiche, distruggere o immobilizzare i nazi fascisti, occupare gli enti politici, militari e amministrativi, garantire la sicurezza e difendere il patrimonio industriale, commerciale e artistico essenziale per il funzionamento dei servizi ai cittadini. Una sfida interna al perimetro della città che tuttavia non può che collegarsi all’andamento più generale del conflitto sulla penisola. La complessità dell’azione partigiana s’inserisce nel quadro della campagna d’Italia segnata dai responsi che giungono dall’offensiva alleata: conferma significativa della convergenza tra la lotta di liberazione e gli esiti della guerra mondiale. Il piano stesso potrà avere maggiore possibilità di riuscita se «verrà attuato nella sua fase intensa, solo quando le truppe alleate avranno saldamente occupato Pavia e Lodi». Anticipare l’azione potrebbe trovare il nemico in piena efficienza esponendo così la popolazione a feroci e inutili rappresaglie condannando l’azione stessa all’insuccesso. Meglio «attendere senza impazienze, perfezionando il lavoro di organizzazione. Una volta decisa l’azione, questa deve scoppiare improvvisa, decisa e violenta».

LA MOSTRA – Il Piano per l’insurrezione di Milano (il documento sopra nell’articolo) proviene dagli archivi di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ed è esposto nella mostra Resistere a Milano, oggi dalle 10 alle 21 in Viale Pasubio 5. Con un percorso multimediale in 5 parole: violenza, diritti, politica, Europa, partecipazione.

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