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Altan e Zerocalcare: “Il fumetto è libertà, non chiamateci maestri”

Da sinistra, Zerocalcare e Altan (@ Visionarea Studio/Comicon) 

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I due disegnatori a confronto al Comicon di Napoli si raccontano e riflettono con ironia su come sono cambiati i limiti della satira
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Napoli – Altan e Zerocalcare, due generazioni di maestri del fumetto (ma attenzione alla parola “maestro”) a confronto: è accaduto al Comicon di Napoli, in un evento nella Sala Andrea Pazienza, prima che Altan ricevesse, appunto, il premio Maestro del Fumetto, e mentre arrivavano i dati sul nuovo record di visitatori della manifestazione napoletana: 183mila visitatori, per un’edizione con 450 ospiti da tutto il mondo. A moderare l’incontro, Andrea Fiamma e Luca Valtorta.

Da sinistra, Luca Valtorta, Altan, Zerocalcare e Andrea Fiamma (@Visionarea Studio/Comicon) 

Si comincia dalla vocazione: perché hanno scelto proprio il fumetto? Altan ricorda che da piccolo ne leggeva tanti, e aveva “il piacere di raccontare”. I primi tentativi sono andati bene, ha continuato, poi, dice con modestia “è andata bene, e “nella metà degli anni Settanta, quando sono nati sia Cipputi che la Pimpa” (e della cagnol…

Napoli – Altan e Zerocalcare, due generazioni di maestri del fumetto (ma attenzione alla parola “maestro”) a confronto: è accaduto al Comicon di Napoli, in un evento nella Sala Andrea Pazienza, prima che Altan ricevesse, appunto, il premio Maestro del Fumetto, e mentre arrivavano i dati sul nuovo record di visitatori della manifestazione napoletana: 183mila visitatori, per un’edizione con 450 ospiti da tutto il mondo. A moderare l’incontro, Andrea Fiamma e Luca Valtorta.

Da sinistra, Luca Valtorta, Altan, Zerocalcare e Andrea Fiamma (@Visionarea Studio/Comicon) 

Si comincia dalla vocazione: perché hanno scelto proprio il fumetto? Altan ricorda che da piccolo ne leggeva tanti, e aveva “il piacere di raccontare”. I primi tentativi sono andati bene, ha continuato, poi, dice con modestia “è andata bene, e “nella metà degli anni Settanta, quando sono nati sia Cipputi che la Pimpa” (e della cagnolina a pois cade quest’anno il cinquantesimo).

Zerocalcare spiega: “Non sapevo cantare, non sapevo ballare e il fumetto è l’unica chiave che avevo. E poi mi dava un margine di libertà per parlare delle cose che mi stanno a cuore. Se avessi scritto un saggio o un editoriale avrei destato molte più polemiche e mi sarei trovato tra le forche caudine. Forse il fumetto desta meno attenzione? Non lo so, ma sicuramente mi fa sentire a mio agio”.

Se gli si ricordano i dieci anni dalla pubblicazione del suo Kobane Calling, spiega che “non sono andato a Kobane per fare quel fumetto” ma “grazie a quel libro ho capito che potevo continuare a fare fumetti mantenendo una coerenza con il mio sentire politico e con l’autoproduzione che presentavo nei centri sociali”. Parlando della vocazione di entrambi, si arriva alla famiglia: “È molto difficile avere a che fare con il fumetto” dice Zerocalcare “è difficile che ti permetta di vivere. Comunque la mia famiglia mi ha aiutato. Poi mio padre in effetti non è che capisse bene quello che facevo e sicuramente se avessi fatto il pilota di Formula 1 sarebbe stato molto più contento”; e Altan ricorda che il padre, antropologo "non mi permetteva di leggere i fumetti. Poi una notte i miei genitori sono entrati in camera mia perché leggendo La rosa di Bagdad con una candela stavo bruciando casa. Mi hanno fatto una bella ramanzina. Però in fondo non abbiamo mai litigato”.

Parlano dei loro lettori (“Io lavoro per far sentire le persone meno sole” e “io ho cento tipologie di lettore dentro la testa” ma soprattutto dei limiti della satira: La satira deve avere limiti? Altan riflette su un confine sottile: “Per me la satira deve essere libera, anche se personalmente credo che ci voglia delicatezza per certe cose che meritano un rispetto diverso”. Zerocalcare applaude: “Lui è il più grande di tutti. Un’opinione che si sente ripetere sempre più spesso da vari media è che ‘oggi non si può dire più niente’. Ecco: Altan con le sue parole ha dato la risposta più limpida”. Ma voi vi sentite dei “maestri”? Zerocalcare: “Io proprio no”. Altan: “Da giovane, lavorando come scenografo al Teatro Massimo di Palermo, arrivò una persona urlando nel foyer “Maestro”: si sono voltati in sessanta. Questo rende il senso, no?”.

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