In epoca di disincanto, cantare “l’armi pietose e il capitano” è un compito temerario, perché ogni leadership è messa a dura prova, qualsiasi egemonia arrugginisce in fretta, nessuna impresa attraversa indenne la gogna irresponsabile dei social. C’è spazio soltanto per una specifica narrazione eroica, quella che il populismo fa di se stesso, perché il suo presupposto è l’iperbole e il suo codice …