Machiavelli. Il Principe è solo
Roberto EspositoAllegoria del buon governo. Particolare dell’affresco di Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo Pubblico di Siena (1337 -1343); (Photo by DeAgostini/Getty Images)
Machiavelli torna in infiniti modi nel nostro sguardo. La politica che muta, il dramma della guerra, la crescente autonomia dell’immagine rispetto alla realtà. Ma ciò che ancora più colpisce della sua opera è il rapporto produttivo tra ordine e conflitto.
Particolare di un ritratto di Machiavelli, opera di Santi Tito (Museo di Palazzo Vecchio, Firenze)
Diversamente da quanto a lungo si è sostenuto, essi non sono alternativi, ma complementari. Come l’ordine non esclude i conflitti, così i conflitti sono alla fonte degli ordini politici. È una questione decisiva per non smarrire la connessione tra realismo e innovazione. Sostenere, come fa appunto Machiavelli, che istituzioni e conflitti non si escludono, ma si implicano a vicenda, comporta due conseguenze strettamente legate. Da un lato che le istituzioni non sono necessariamente statiche e chiuse al cambiamento – come si è lungo pensato,…
Machiavelli torna in infiniti modi nel nostro sguardo. La politica che muta, il dramma della guerra, la crescente autonomia dell’immagine rispetto alla realtà. Ma ciò che ancora più colpisce della sua opera è il rapporto produttivo tra ordine e conflitto.
Particolare di un ritratto di Machiavelli, opera di Santi Tito (Museo di Palazzo Vecchio, Firenze)
Diversamente da quanto a lungo si è sostenuto, essi non sono alternativi, ma complementari. Come l’ordine non esclude i conflitti, così i conflitti sono alla fonte degli ordini politici. È una questione decisiva per non smarrire la connessione tra realismo e innovazione. Sostenere, come fa appunto Machiavelli, che istituzioni e conflitti non si escludono, ma si implicano a vicenda, comporta due conseguenze strettamente legate. Da un lato che le istituzioni non sono necessariamente statiche e chiuse al cambiamento – come si è lungo pensato, soprattutto a sinistra. Dall’altro che il conflitto politico, tutt’altro che distruttivo, può essere esso stesso istituente. Non è volto solo a destrutturare l’ordine precedente, ma a ricostruirlo in forme differenti, in base ai rapporti di forza che di volta in volta si determinano.
L’istituzionalizzazione del conflitto è l’elemento più originale del pensiero di Machiavelli, non solo rispetto alla letteratura umanistica del suo tempo, ma anche alla teoria politica successiva, per esempio hobbesiana, organizzata intorno alla contrapposizione paradigmatica di ordine e conflitto. Lo scontro politico da un lato compatta le parti, aggregandole attraverso il contrasto con l’avversario, dall’altro articola l’intero scenario politico lungo linee destinate a modificarlo anche profondamente. Dalle prime opere fino alle ultime, come il Discursus florentinarum rerum, scritto dopo la morte di Lorenzo il giovane nel 1519 (e adesso riedito da Francesco Marchesi nelle edizioni dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici con il titolo L’istituzione del conflitto) Machiavelli non fa che lavorare, in relazione alle congiunture storiche che incontra, a una riorganizzazione delle istituzioni fiorentine, civili e militari. E lo fa non da un punto di vista neutrale, ma dall’interno del fronte repubblicano, anche quando la repubblica entra in crisi, presto soppiantata dal potere mediceo. Questo spirito di parte, militante, poi ripreso da Gramsci, è un carattere fondamentale di Machiavelli. Nulla è più lontano da lui di una sorta, come oggi si dice, di ingegneria costituzionale. Le istituzioni non nascono dalla mente di un legislatore o, tantomeno, da un contratto sociale, ma nel fuoco dello scontro politico. Esse servono a tenere in forma l’antagonismo, dando sfogo al risentimento dei Popolari nei confronti dei Grandi, ma senza spezzare l’equilibrio che comunque li lega. Ciò fa di Machiavelli il primo teorico moderno del potere istituente.
Le istituzioni consolidano la durata dell’organismo politico, ma al contempo ne consentono il ricambio. Nonostante l’indubbio rilievo dell’icastica figura del principe, la straordinaria intuizione di Machiavelli sta nel collocare i soggetti politici in un contesto istituzionale in movimento. Ciò che colpisce, della sua strategia argomentativa, è l’articolazione di una trama fatta sì di azioni, ma anche di organi, istituti, poteri da cui esse sono condizionate e insieme potenziate.
Quanto più gli ordinamenti, generati dai conflitti e produttivi di nuove dinamiche conflittuali, risultano dinamici, tanto più la vita che scorre in essi diventa a sua volta produttiva di nuova realtà. Al centro del pensiero di Machiavelli vi è la relazione necessaria tra politica e vita. Non esiste zona della vita umana sottratta alla necessità della politica – qualcosa come una "nuda vita”. Senza la politica – senza i suoi strumenti, le sue logiche, i suoi ordinamenti – né gli individui né gli aggregati collettivi resisterebbero al turbine di accidenti che ininterrottamente li percuotono. Ma la relazione tra politica e vita umana non si ferma qui – alla protezione che la prima fornisce alla seconda. Va guardata anche dall’altro lato: se la politica è la forma necessaria della vita, la vita è a sua volta l’unica materia della politica. Nella politica machiavelliana c’è sempre qualcosa in più di una mera tecnica di conservazione del potere.
Non perché questo non tenda naturalmente a conservarsi, ma perché, per farlo, deve mutare alla stessa velocità di un contesto esso stesso in perpetuo mutamento. Per non prosciugarsi, il potere deve entrare in un rapporto biunivoco e produttivo con il mondo della vita. Con i suoi bisogni, impulsi, desideri. Fare di essa il proprio oggetto, ma anche la propria sorgente. Divenire esso stesso vitale. Quando Machiavelli parla del «vivere libero», o sostiene che «una repubblica ha maggior vita» del principato, bisogna prendere queste espressioni nel loro significato più intensamente letterale: i regimi politici liberi sono più capaci di quelli oppressivi di restare vivi, perché fin dall’inizio commisti con la vita dei loro cittadini.
Il libro – Machiavelli di Roberto Esposito (DeriveApprodi, a cura di F. Del Lucchese e E. Zaro, pagg. 320, euro 22). Anticipiamo qui la sintesi di uno dei saggi del volume