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Perché dobbiamo lottare per la libertà di Sansal, scrittore dal canto libero

Lo scrittore Boualem Sansal 

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Sabato al Salone incontro di solidarietà all’autore franco-algerino, in carcere nel Paese d’origine per le sue parole: sosteniamolo tutti
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La libertà di parola e la libertà di movimento nel sottoregno animale che qualifichiamo come umano sono collegate. Tutti gli animali si spostano quando hanno un problema – non siamo piante, non possediamo un sistema radicale – e noi pure. Se non fosse che, limitandoci all’Europa, in Italia si arriva con i gommoni e in Inghilterra si va solo con il passaporto. Oltre a spostarsi, gli esseri umani parlano. Quanto dura la libertà di parola quando la libertà di movimento difetta? Esiste la letteratura senza la possibilità dell’esodo, dello spostamento e del viaggio, della migrazione e del vagabondaggio? A leggere Odissea, Storia di Barlaam e Ioasaf. La vita bizantina del Buddha, Divina commedia, Orlando furioso, Bibbia, Genji monogatari, Beowulf e Lo scimmiotto di Wu Ch’êng-ên, no.

Ha scritto Nietzsche in Umano, troppo umano che le convinzioni sono nemiche pericolose della verità più delle menzogne. Ha osservato Marx nella Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico che la criti…

La libertà di parola e la libertà di movimento nel sottoregno animale che qualifichiamo come umano sono collegate. Tutti gli animali si spostano quando hanno un problema – non siamo piante, non possediamo un sistema radicale – e noi pure. Se non fosse che, limitandoci all’Europa, in Italia si arriva con i gommoni e in Inghilterra si va solo con il passaporto. Oltre a spostarsi, gli esseri umani parlano. Quanto dura la libertà di parola quando la libertà di movimento difetta? Esiste la letteratura senza la possibilità dell’esodo, dello spostamento e del viaggio, della migrazione e del vagabondaggio? A leggere Odissea, Storia di Barlaam e Ioasaf. La vita bizantina del Buddha, Divina commedia, Orlando furioso, Bibbia, Genji monogatari, Beowulf e Lo scimmiotto di Wu Ch’êng-ên, no.

Ha scritto Nietzsche in Umano, troppo umano che le convinzioni sono nemiche pericolose della verità più delle menzogne. Ha osservato Marx nella Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico che la critica alla religione è il presupposto di qualsiasi critica. Ha scritto Hannah Arendt ne Le origini del totalitarismo: «Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più». Due di queste tre citazioni aprono uno scritto di Boualem Sansal, scrittore franco-algerino, il cui titolo francese è La médiocratie e che, in italiano, è stato pubblicato da Neri Pozza, con la traduzione di Margherita Botto, con il titolo In nome di Allah. Origine e storia del totalitarismo islamista.

Il 25 marzo scorso Boualem Sansal è stato condannato a cinque anni di prigione e al pagamento di cinquecentomila dinari algerini. Era stato arrestato il 16 novembre 2024, all’aeroporto di Algeri con l’accusa di essere tra coloro che, con qualsiasi mezzo, «minano l’integrità del territorio nazionale o [incitano] a farlo». Io non conosco niente più di ciò che ho letto sui giornali di Boualem Sansal, so che ha un dottorato in Economia, che è stato un alto funzionario della pubblica amministrazione, che ha avuto importanti riconoscimenti letterari in Francia e all’estero ed è stato tradotto in molti Paesi, però ho letto i suoi libri e so che Boualem Sansal è un romanziere.

Anche nel suo In nome di Allah, Sansal premette: «Il mio testo non è un trattato accademico, non sono né uno storico né un filosofo; non è neppure un’inchiesta giornalistica, e men che meno un rapporto da specialista dell’islamismo, e di certo non un saggio di islamistica. È la riflessione di un testimone, di un uomo il cui Paese, nella fattispecie l’Algeria, si è dovuto misurare molto presto con l’islamismo, fenomeno che fino a quel momento gli era ignoto».

I romanzieri sono nemici delle convinzioni, i romanzieri sanno che la critica alla religione è esercizio e presupposto di qualsiasi critica, i romanzieri non sono sudditi perché praticano la distinzione tra vero e falso, anche quando scambiano i due poli. È possibile dire tutto? Sì, ma dipende dove si parla. Nei romanzi si può scrivere tutto? Si possono usare tutte le parole? Sì, nei romanzi si può, perché il romanzo è il regno dell’immaginazione, della libertà e dunque – sembra una contraddizione, ma non lo è – del contesto. Siamo liberi allo stesso modo da soli in un campo e in un autobus affollato? No, certamente no, in un autobus affollato, la nostra libertà dipende da quella degli altri e viceversa, dai corpi degli altri. Sul pianeta Solaris – romanzo omonimo di Stanislaw Lem – siamo liberi come sulla Terra? No, certo che no, su Solaris non esiste espiazione. Milady, nonostante sia abile (oltre che animata da una miserabile vendetta) ha la stessa libertà di Lisbeth Salander, abilissima (la sua vendetta è più nobile)? No, perché le donne, da I tre moschettieri alla serie Millennium, hanno guadagnato ruoli da protagonista, quelli che erano privilegi degli uomini sono diventati diritti (non ancora tutti, si pensi a congedi parentali e parità salariale o di presenza dei pubblici uffici). I romanzi non sono dichiarazioni, non sono intenzioni e non sono nemmeno idee, sono il luogo dove il bene e il male, il possibile e l’improbabile sono mescolati come nella vita di tutti, tutti i giorni.

2084. La fine del mondo di Sansal (Neri Pozza, traduzione di Margherita Botto) viene pubblicato in Francia nel 2015 (e vince il Grand prix du roman de l’Académie française), lo stesso anno in cui esce Sottomissione di Michel Houellebecq, e racconta – eco di 2084 è 1984 di Orwell – di un impero vasto e largo, l’Abistan, un regno dove comanda un uomo che ha riformato lingua e calendario e dove vigono pace e armonia. La guerra santa ha sgominato la Grande Miscredenza per mano della Giusta Fraternità. E pace e armonia sarebbero intatte se non fosse che un uomo, vissuto per anni in un sanatorio, pensa che oltre la frontiera del grande impero felice, ci sia un’altra felicità di cui ancora nutre il ricordo, o l’ombra, e cioè il dubbio. Nessuno sa che cosa significhi 2084, a quale evento corrisponda la data scritta su tutti i muri. Meglio la pace di una teocrazia totalitaria, o i faticosi, snervanti, lunghi compromessi di una democrazia?

Tre anni dopo, Sansal con Le train d’Erlingen, ou La métamorphose de Dieu, in italiano Il treno di Erlingen (Neri Pozza, 2018, traduzione di Alberto Folin) scrive di una donna che aspetta, come molti – forse tutti a Erlingen – che arrivi un treno che la conduca alla salvezza. Da cosa? Da chi? A un certo punto non è più chiaro, ma è vagamente, incontrovertibilmente, il nemico. Il treno non passa. E, ancora, il nemico agisce come una teocrazia che traduce gli esseri umani in schiavi. 2084 ed Erlingen, due punti, nel tempo e dello spazio, perché, per capire, uno zero, anche approssimativo, vago, incerto, bisogna fissarlo.

Aria da capo, ritornello. Nietzsche dice che le convinzioni sono nemiche pericolose della verità più delle menzogne. Marx aggiunge che la critica alla religione è il presupposto di qualsiasi critica. Hannah Arendt definisce suddito ideale del regime totalitario quell’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più.

Il mercato librario italiano non attraversa un momento economicamente florido, le cause sono tante, si può pensare al caro prezzi nei supermercati che sottrae risorse all’acquisto dei libri, si può pensare alla Carta Cultura che nel 2024 era da spendere entro la fine di aprile, e quest’anno fino alla fine di dicembre, si può osservare che i libri, proprio perché non sono dichiarazioni, intenzioni, post, tweet, o etichette, risultano faticosi in un mondo dove comunicazione, informazione e riflessione vengono veicolati principalmente attraverso dichiarazioni, intenzioni, coreografie, tweet ed etichette.

Il 24 novembre scorso, Teresa Cremisi e Jean-Marie Laclavetine, editori da Gallimard di Sansal dal suo primo libro, hanno pubblicato su La Tribune un articolo dal titolo Notre Boualem est un Voltaire nel quale, allarmati dall’arresto e dall’incarcerazione di Sansal in Algeria, e soprattutto dai suoi risvolti, hanno raccontato la sua opera e il suo impegno contro coloro che maledicono l’intelligenza e la vita.

Così adesso sono felice di essere tra le scrittrici e gli scrittori chiamati dal Salone del libro di Torino a dire qualcosa su Boualem Sansal. Io però non dirò nulla, leggerò alcune di quelle parole che ha scritto e lo hanno portato in carcere. Perché i libri vanno letti sempre e perché chi non conosce la sua voce possa ascoltarla. Libertà di parola, libertà di movimento.

Si svolge sabato 17 maggio, alle 13.45, al Salone del libro di Torino l’evento dedicato a Sansal con tra gli altri Melania Mazzucco e Roberto Saviano

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