✕

All’Arena le parole di resistenza

ANSA 

Ascolta l'audio

Nel giorno più affollato e partecipato, lo spazio Repubblica Robinson ha ospitato Scurati, Albanese e Recalcati. Per discutere di democrazia. E di che cosa i libri e la cultura possono fare per guardare al futuro
3 minuti di lettura

Torino

Ricordare, resistere, non arrendersi. Ma soprattutto interrogarsi e decidere da che parte stare. Sul palco dell’Arena Repubblica Robinson, al Salone del libro che si conclude oggi, è salito l’impegno civile. Lettori e lettrici hanno riempito il nostro stand nel tentativo di orientarsi in questi tempi difficili: sono arrivate molte risposte e nuove domande.

In che tempo stiamo vivendo? Quello del «grande vuoto», come ha detto al pubblico Massimo Recalcati. È stato lo psicoanalista, firma di Repubblica, a definire i contorni dello smarrimento collettivo. Ha cominciato il suo affollatissimo incontro citando una scena di Habemus papam di Nanni Moretti, in cui il nuovo pontefice, sopraffatto dalla paura di fronte a una piazza San Pietro colma, cominc…

Torino

Ricordare, resistere, non arrendersi. Ma soprattutto interrogarsi e decidere da che parte stare. Sul palco dell’Arena Repubblica Robinson, al Salone del libro che si conclude oggi, è salito l’impegno civile. Lettori e lettrici hanno riempito il nostro stand nel tentativo di orientarsi in questi tempi difficili: sono arrivate molte risposte e nuove domande.

In che tempo stiamo vivendo? Quello del «grande vuoto», come ha detto al pubblico Massimo Recalcati. È stato lo psicoanalista, firma di Repubblica, a definire i contorni dello smarrimento collettivo. Ha cominciato il suo affollatissimo incontro citando una scena di Habemus papam di Nanni Moretti, in cui il nuovo pontefice, sopraffatto dalla paura di fronte a una piazza San Pietro colma, comincia a piangere e lascia il balcone vuoto: «Quella è l’immagine del nostro tempo, un tempo strutturalmente vuoto». Un vuoto che disorienta credenti e laici, le nuove generazioni e i loro genitori. E non c’è modo, assicura Recalcati, di porvi rimedio: «Il limite di tutte le illusioni totalitarie, reazionarie, è pensare di poter riempire quel vuoto: dobbiamo abitarlo». L’ordine totalitario e patriarcale, «quello dei crocifissi in classe, della voce grossa, di “Dio, patria e famiglia”» non funziona più.

E se Recalcati ci ha collocati in questa mappa incerta del presente, Antonio Scurati, altro grande ospite di ieri, sul palco in dialogo con il vicedirettore di Repubblica Stefano Cappellini, avanza la sua proposta su cosa fare ora che gli autoritarismi rialzano la testa: scegliere. «La linea è tracciata: o di qua o di là. Tutte le forze democratiche di centro, di sinistra e di destra, devono lottare per la difesa della democrazia liberale. Se il nostro orizzonte ci è caro, nonostante il pessimismo della ragione, dobbiamo coltivare l’ottimismo della volontà: perché la volontà fa la storia e fa la democrazia. Siamo in tanti, sicuramente non siamo tutti, non so nemmeno se siamo maggioranza, ma credo di sì». Scurati invita a coltivare la memoria ricordando che la democrazia «è relativamente giovane, è un’esperienza che riguarda solo una parte del mondo, deperisce ed è nata dalla lotta».

Lotta che per l’autore della saga bestseller M, dedicata all’ascesa e caduta di Benito Mussolini, «non è guerra, ma impegno, partecipazione». Ed è come se Antonio Scurati avesse idealmente passato il testimone all’altro Antonio, il regista, scrittore e comico Albanese, che subito dopo di lui ha portato sul palco una storia di memoria, un grande libro di speranza, il primo di un comico che ha raccontato l’Italia e le sue contraddizioni attraverso personaggi iconici che hanno fatto ridere e riflettere. L’epopea di suo zio Nino che nel 1944 ha fatto centinaia di migliaia di chilometri a piedi, patendo il freddo e la fame, per tornare nel suo paesino siciliano. «Stiamo vivendo un momento nel quale l’etica è stata svenduta — dice Albanese — Nel nostro Paese una piccola parte ha una rabbia atavica, è elementare nelle sue decisioni, non ha voglia di sforzarsi e si sta imponendo. Però io credo che sia una percentuale limitata, anche se ha una voce forte. Le forze di governo rappresentano a spanne il 30 per cento della popolazione. Io sono ottimista».

Ed è tutta speranza la storia di Nino, un ragazzo tra altri 700mila, un militare che il giorno dell’armistizio viene caricato su un camion e rinchiuso in un campo di internamento nazista dal quale scappa. «Una vicenda che ho nel cuore da vent’anni e che voglio arrivi ai ragazzi: voglio che sappiano che hanno un potenziale straordinario, da non disperdere». Fare, per Albanese, è la parola chiave: «Non ne posso più del lamento — ha confessato — piuttosto lavoriamo, con le mani, per coltivare un pensiero più faticoso».

E visto che non c’è niente di più serio dell’allegria, il pubblico ha riso quando Albanese ha raccontato che il suo primo Cetto La Qualunque aveva i capelli biondi «come quel Trump che non era ancora candidato». Ha riso per Scurati che ha parlato «di quando si poteva fare ancora il cinema e i ministri della Cultura non cercavano di ucciderlo perché era pieno di comunisti: ma dove stanno? Ridateci il tax credit». E ha riso anche per la battuta di Recalcati: «Adesso ci vogliono togliere pure il vino».

Sul palco si sono alternate tante voci. A partire da quella della fumettista Takoua Ben Mohamed: nata in Tunisia cresciuta in Italia, un’odissea per ottenere la cittadinanza, ha strappato un’ovazione quando ha detto che «il voto è un privilegio» e che lei voterà al referendum dell’8 e 9 giugno ma «che bisogna fare di più» per il diritto di cittadinanza. Tra i grandi nomi lo scrittore e poeta bulgaro Georgi Gospodinov, l’autrice albanese Lea Ypi: «L’immigrazione è un problema solo quando è senza diritti». Giada Messetti ha raccontato la Cina; Maria Luisa Frisa il suo I racconti della moda; le fumettiste Zuzu e Bianca Bagnarelli le loro matite diventate letteratura. Grande pubblico per Gino Castaldo e il suo Il ragazzo del secolo o della rivoluzione perduta. E che magia all’Arena per l’incontro tra Matteo Saudino (@barbasophia sui social) e Maura Gancitano che hanno spiegato perché la filosofia è un esercizio accessibile a tutti che ci permette di fare spazio in una fase della vita nella quale siamo in guerra con il tempo: siamo partiti con un’Arena piena, cinquanta minuti dopo era impossibile persino trovare spazio in piedi. Oggi è l’ultimo giorno e sarà tempo di bilanci. Ma intanto, dopo quattro giorni mai così intensi, resta la vignetta che ha disegnato Altan dopo il suo incontro di sabato. È il suo Cipputi: «Animo, Repubblica!».

Leggi i commenti