Torino
Per provare a tirare le fila di cinque giorni straordinari, conviene sfogliare le istantanee dei momenti più intensi. A cominciare dalla prima: lettori e lettrici che di buon mattino, dopo aver comprato il giornale nel nostro bookshop, conquistano le prime file per non perdersi nemmeno un evento. L’Arena Repubblica Robinson al Salone del libro di Torino, che si è concluso ieri, è stata un successo di pubblico e di partecipazione: 70 appuntamenti, più di 100 ospiti sul palco, 300 studenti delle scuole, il raduno dei gruppi di lettura che ci hanno raggiunto al nostro stand per dirci che la democrazia comincia dall’ascolto. Mai così tante persone. Il centinaio di posti a sedere non è bastato per nessuno degli incontri con lettori e lettrici che hanno ascoltato in piedi, seduti per terra, riempiendo ogni spazio disponibile.
Torino
Per provare a tirare le fila di cinque giorni straordinari, conviene sfogliare le istantanee dei momenti più intensi. A cominciare dalla prima: lettori e lettrici che di buon mattino, dopo aver comprato il giornale nel nostro bookshop, conquistano le prime file per non perdersi nemmeno un evento. L’Arena Repubblica Robinson al Salone del libro di Torino, che si è concluso ieri, è stata un successo di pubblico e di partecipazione: 70 appuntamenti, più di 100 ospiti sul palco, 300 studenti delle scuole, il raduno dei gruppi di lettura che ci hanno raggiunto al nostro stand per dirci che la democrazia comincia dall’ascolto. Mai così tante persone. Il centinaio di posti a sedere non è bastato per nessuno degli incontri con lettori e lettrici che hanno ascoltato in piedi, seduti per terra, riempiendo ogni spazio disponibile.
Una festa di pubblico come dimostra lo spazio libreria, inaugurato nel 2024 e diventato subito imprescindibile, che quest’anno per la prima volta ha ospitato i firmacopie dei nostri autori dopo gli incontri sul palco: Corrado Augias, Massimo Recalcati, Antonio Scurati, le poetesse Maria Grazia Calandrone e Mariangela Gualtieri curatrici dell’antologia di Robinson, Il canto delle donne, dedicata ai versi al femminile, il volume più venduto allo stand.
Ma eccole dunque le cartoline dall’Arena: la folla che si alza in piedi per un’ovazione da brividi ad Augias; Altan, nel retropalco, che disegna Cipputi; Ezio Mauro con Annalisa Cuzzocrea mentre evoca la lezione di Miriam Mafai, «ci ha insegnato che bisogna provare a cambiare le cose»; Concita De Gregorio che commuove quando interroga se stessa interrogando tutte le donne: «Sono stata opportuna? Una brava madre, moglie, figlia?»; Stefano Massini contro ogni forma di intimidazione da parte del potere; Antonio Albanese e il suo invito a smettere di lamentarsi e cominciare a fare; Antonio Scurati che ricorda quanto sia necessario prendersi cura di quella cosa fragile e preziosa che è la democrazia; Recalcati e il suo avviso ai genitori: «Oggi il caso clinico è il figlio che torna puntuale a mezzanotte, non quello che infrange le regole»; la lezione di Francesco Piccolo e Melania Mazzucco: «Scrivere non rende migliori ma ci insegna qualcosa di noi».
Ma sfogliamolo dall’inizio, dal primo giorno, l’album dell’Arena. Joël Dicker saluta il pubblico in italiano, «ciao Arena»; Maurizio de Giovanni scaramantico a uno spettatore in prima fila con la maglia del Napoli: «Non parlerò di calcio per nessuna ragione»; il saluto affettuoso tra Massini che lascia il palco e Roberto Saviano che sta per salire; le adolescenti del romance, una marea, sedute per terra mentre ascoltano Felicia Kingsley. Evocativa ed emozionante l’istantanea di Javier Cercas e Antonio Spadaro, lo scrittore laico e il gesuita: «Il dovere dell’immaginazione ci riguarda tutti ed è l’unica possibilità per cambiare il mondo».
E ancora: la corsa a perdifiato di Massimo Giannini che bloccato dal caos fuori dai cancelli riesce ad arrivare puntuale per parlare delle democrazie liberali a rischio. Le parole di incoraggiamento a tutte le donne di Cristina Comencini: «Stiamo facendo un lavoro colossale». E l’elenco di quelle donne coraggiose stilato da Simonetta Fiori e Maria Novella De Luca. La scossa del divulgatore scientifico David Quammen, in dialogo con Vittorio Lingiardi: «Siamo più in pericolo che nel 2020: il negazionismo climatico è la nuova pandemia». L’eco della guerra, al centro dello spettacolo di Ascanio Celestini, che scuote le coscienze. «Mi vergogno come essere umano di quello che sta facendo il mio governo», si strugge lo scrittore israeliano Roy Chen. Gianrico Carofiglio che spiega perché è pericoloso non ammettere i propri errori; Michela Ponzani che ricorda la necessità di coltivare la memoria.
L’Arena è un posto vivo: mentre sul palco ci sono i dibattiti, nel retro si susseguono le interviste agli ospiti e ai protagonisti fuori programma venuti a trovarci: Fabio Fazio, Elly Schlein, il cardinale Zuppi, Maurizio Landini, Tito Boeri, Mimmo Lucano, Antonello Venditti con Gino Castaldo. E insieme alle immagini indelebili di questa Arena, qualche promemoria: «Il male può abitare anche i posti dove ci si sente più al sicuro» (Caroline Darian, figlia di Gisèle Pelicot). «Andate a votare, il voto è un privilegio» (la fumettista italo-tunisina Takoua Ben Mohamed); «Impariamo dalla filosofia l’arte di fermarci» (Maura Gancitano e Matteo Saudino). Parole, pensieri, riflessioni che i lettori hanno appuntato in quel laboratorio di comunità, partecipazione e ascolto che è l’Arena Repubblica Robinson. Ci ritroviamo a Torino.