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A casa di Jane Austen, tra ragione e sentimento

L'esterno dell'abitazione di Jane Austen a Winchester

 

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A 250 anni dalla nascita della scrittrice siamo andati a Winchester, dove apre al pubblico per la prima volta la sua ultima dimora
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WINCHESTER – «Ormai vivo sul divano, ma almeno ho il permesso di camminare da una stanza all’altra», scrive Jane Austen in una rara lettera – quasi tutte furono distrutte dalla sorella Cassandra per paura del “disonore” – prima di morire probabilmente su questo sofà in stile Regency il 18 luglio 1817, a soli 41 anni.

Il divano a strisce bianche e grigie non è quello di due secoli fa, ma la casa sì, al numero 8 di College Street a Winchester. Dove Austen si trasferisce con la madre Cassandra e l’omonima sorella da Chawton Cottage, oggi il museo Jane Austen’s House, sempre in Hampshire. E dove spira per un misterioso morbo: probabilmente la malattia di Addison, o forse un lupus eritematoso sistemico.

Il soggiorno dove la scrittrice trascorreva la gran parte del suo tempo con il divano in stile Regency

 

Casa, amarissima casa Austen. Una struttura georgiana del XVIII secolo che, in 208 anni…

WINCHESTER – «Ormai vivo sul divano, ma almeno ho il permesso di camminare da una stanza all’altra», scrive Jane Austen in una rara lettera – quasi tutte furono distrutte dalla sorella Cassandra per paura del “disonore” – prima di morire probabilmente su questo sofà in stile Regency il 18 luglio 1817, a soli 41 anni.

Il divano a strisce bianche e grigie non è quello di due secoli fa, ma la casa sì, al numero 8 di College Street a Winchester. Dove Austen si trasferisce con la madre Cassandra e l’omonima sorella da Chawton Cottage, oggi il museo Jane Austen’s House, sempre in Hampshire. E dove spira per un misterioso morbo: probabilmente la malattia di Addison, o forse un lupus eritematoso sistemico.

Il soggiorno dove la scrittrice trascorreva la gran parte del suo tempo con il divano in stile Regency

 

Casa, amarissima casa Austen. Una struttura georgiana del XVIII secolo che, in 208 anni, non ha mai aperto al pubblico. Nonostante la tipica targa blu sulla facciata in onore di Jane. Ora, per la prima volta spalancherà le porte dal 4 giugno fino al 30 agosto (solo di mercoledì e sabato) «ed è già tutto esaurito», ci racconta Rachel Gander del Comune di Winchester - ma se cliccate compulsivamente sul sito potrete trovare qualche biglietto di seconda mano.

Prima che apra, però, Repubblica ha avuto accesso esclusivo a questa abitazione-reliquia, dove la cagionevole Austen diede il tocco finale agli ultimi capolavori Northanger Abbey e Persuasione (usciti postumi nel dicembre 1817). Mentre, come scrive in un’altra preziosa missiva, «dalla mia finestra bovindo del salotto ammiro il giardino del dottor Gabell», allora rettore della prestigiosa università di Winchester, proprio accanto.

Lettere e poesie originali di Jane Austen

 

Perché, come ci spiega Richard Foster, professore e custode di libri antichi dell’ateneo dove si è laureato anche l’ex primo ministro britannico Rishi Sunak, «a quanto sappiamo, la povera Jane riuscì a uscire di casa soltanto una volta nei due mesi di permanenza qui, al primo piano. Nella stanza di fianco c’era il letto. Potrebbe essere morta lì o su questo divano». Ora, sul camino, brilla il suo ritratto ufficiale. Il pavimento è di legno antico e storto, un classico delle vecchie case inglesi. «Ma all’epoca» continua Foster «probabilmente c’era uno strato di tappeto, perché questa era una sistemazione modesta e Jane Austen non era ricca». Nonostante iniziasse a essere nota, grazie alle lodi di Lord Byron e Sir Walter Scott, e soprattutto avendo già pubblicato Ragione e Sentimento, Orgoglio e Pregiudizio, Mansfield Park ed Emma, seppur inizialmente in forma anonima. Leggenda mondiale lo diventerà nei decenni successivi, e soprattutto nel 1995, quando escono insieme quattro film diversi ispirati alle sue opere, con Colin Firth, Jennifer Ehle, Emma Thompson, Kate Winslet e Hugh Grant.

Interno della casa

 

Già, perché dopo la morte del padre, il reverendo George, Jane Austen e famiglia non se la passano bene. Tanto che cambiano quattro volte casa a Bath. Poi il fratello Edward, di cognome Knight perché adottato dai ricchi cugini senza eredi dei suoi genitori, dona loro il cottage a Chawton. Prima di morire, Austen vende comunque 10mila copie, per un incasso totale di 600 sterline tra il 1811 e il 1817, più della media annuale di un chirurgo dell’epoca.

Ma Jane si ammala. Dunque il trasferimento in questa casa di Winchester, grazie all’intercessione della conoscente Elizabeth Heathcote. I colori dei muri sono stati ridipinti come allora, dal rosso-ocra al verde foglia. C’è una stanzetta diroccata e immacolata dal Settecento: la “Rear Room”. Ed ecco anche lo scheletro della scala originale che calcava la scrittrice, ancora oggi idolatrata per i suoi intrecci quasi “rom-com” e i personaggi come Elizabeth Bennet e Mr Darcy. Ma perché l’ultimo rifugio della afflitta Jane Austen ha aperto solo ora, dopo oltre 200 anni? Foster e Gander ci spiegano che, dopo la sua morte la casa divenne una pasticceria, perlomeno al piano terra. Poi l’università di Winchester la rilevò dalla Winchester Cathedral che possedeva i terreni. Da allora ha accolto i professori dei vari college. «L’ultimo inquilino è morto qualche anno fa», ricorda Foster «allora, visto il 250esimo anniversario della nascita di Austen che cade quest’anno, ci è sembrato sensato aprirla al pubblico». Del resto, come nota Adam Rattray del Wellington College dell’università «sono poche oggi le case riconducibili alla scrittrice». In effetti, a parte la Jane Austen’s House a Chawton, quelle a Bath sono irriconoscibili. E persino la canonica del villaggio di Steventon, sempre in Hampshire, dove nacque il 16 dicembre 1775 e dove visse per 25 anni fu demolita dal fratello. Su quel prato, oggi sorge un tiglio.

Borsellini ricamati appartenuti alla scrittrice

 

Nel City Museum, sempre nel piccolo cuore antico di questa città, troviamo altre chicche. Due minuscoli e variopinti borsellini appartenuti ad Austen, «dove metteva per esempio il porta-aghi per cucire» ci spiega Louise West dell’Hampshire History Trust. Poi un poema originale di Jane, in quattro stanze: «Ho un dolore in testa…». Infine, la reliquia più alta. Il suo pelisse, ovvero un preziosissimo spolverino di seta marrone, tramandato dai discendenti, a fantasia di foglie di quercia. «Era il simbolo della Marina e Austen era patriottica» continua West, «ma era anche molto alla moda. E noti com’era alta, la nostra Jane!».

Spostiamoci nella vicina cattedrale. Dove Austen è sepolta con una targa di ottone e queste parole del fratello Henry scolpite nel marmo pavimentale: «Il dolore è irreparabile, ma preghiamo che, grazie alla sua fede e devozione, venga accettata in cielo». Nell’ambito delle celebrazioni in onore di Austen in tutta l’Inghilterra fino a fine anno, tra cuffie e corsetti, nel mezzanino della chiesa troviamo i suoi appunti originali in onore dell’amica e “donna angelica” Anne Lefroy, morta a 57 anni cadendo da cavallo nel 1804, proprio nel giorno del 29esimo compleanno di Austen. Da allora, compiere gli anni per Jane diventerà una festa amara. Anche perché proprio con il nipote di Anne, Tom Lefroy, ebbe un fugace e inconcludente flirt. A lui, secondo alcuni, si ispirò poi per Mr Darcy.

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