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Silvia Avallone: “Per cambiare educhiamo alla complessità e cerchiamo parole nuove”

La scrittrice Silvia Avallone 

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La scrittrice sarà protagonista, con la messicana Valeria Luiselli, della giornata inaugurale di Repubblica delle Idee per parlae di donne e libertà
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La scrittrice Silvia Avallone (premio Viareggio con l’ultimo romanzo Cuore nero, Rizzoli) è ospite, insieme alla messicana Valeria Luiselli, della giornata inaugurale di Repubblica delle Idee, in un incontro intitolato Donne e libertà, la vita è un romanzo. Con lei, parliamo di diritti ed educazione, perché è dalla libertà delle donne che passa il progresso della società tutta.

Cosa significa scrivere “dalla parte delle donne”, oggi?

«Ricordo ancora l’incontro, da ragazza, con La Storia di Elsa Morante: la prima autrice in cui, come donna, mi sono “letta”. Mi ha insegnato l’importanza di raccontarci in prima persona, e mostrato il potere liberatorio della letteratura rispetto agli stereotipi: le donne sono sempre state tagliate fuori dalla Storia e dal suo racconto. Ma la letteratura ha un’altra capacità: riv…

La scrittrice Silvia Avallone (premio Viareggio con l’ultimo romanzo Cuore nero, Rizzoli) è ospite, insieme alla messicana Valeria Luiselli, della giornata inaugurale di Repubblica delle Idee, in un incontro intitolato Donne e libertà, la vita è un romanzo. Con lei, parliamo di diritti ed educazione, perché è dalla libertà delle donne che passa il progresso della società tutta.

Cosa significa scrivere “dalla parte delle donne”, oggi?

«Ricordo ancora l’incontro, da ragazza, con La Storia di Elsa Morante: la prima autrice in cui, come donna, mi sono “letta”. Mi ha insegnato l’importanza di raccontarci in prima persona, e mostrato il potere liberatorio della letteratura rispetto agli stereotipi: le donne sono sempre state tagliate fuori dalla Storia e dal suo racconto. Ma la letteratura ha un’altra capacità: rivelare l’oscurità del femminile, che è sempre stata censurata a favore di un’immagine rassicurante. Raccontare è uscire dalla gabbia, scavare, fare domande. Cerco il cambiamento, quando leggo e quando scrivo».

Cercare il cambiamento. È importante in un momento in cui la cronaca ci presenta un elenco sempre più lungo di donne uccise dai loro mariti, fidanzati, ex. Tutta la società è imprigionata in una narrazione tossica?

«Serve partire da una rivoluzione culturale e linguistica per fare una rivoluzione della realtà. Siamo ancora raccontate, in quanto donne, come persone non a pieno titolo. Dobbiamo partire dai giovani, creare gli strumenti culturali, essere educatori ma anche dare l’esempio. Creando parità in famiglia, nel lavoro, e con il linguaggio che serve».

Che tipo di linguaggio ci serve per affrontare il futuro?

«Dobbiamo rieducarci alla complessità. Senza aver paura della tecnologia, ma essendo consci che una tecnologia che è solo espressione di interessi economici impoverisce il linguaggio. Assistiamo a conquiste tecnologiche avanzate, ma anche a un’esplosione di violenza come se millenni di progresso culturale non fossero serviti a nulla. Tuttavia, mi aggrappo a ciò in cui credo: per leggere la realtà servono parole che non siano solo slogan. Così si impara di nuovo a non pensare solo a se stessi, a sentire che dobbiamo aiutarci. Allora il futuro diventa meno spaventoso, più affrontabile».

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