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La Costituzione in regalo con Repubblica

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In edicola per la festa del 2 giugno con uno scritto del presidente Mattarella
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Che cos’è una Costituzione? Un documento giuridico, un testo normativo, la struttura portante di un’organizzazione sociale e politica, ma anche un deposito di idee e di valori. È una bussola che orienta la vita di una comunità. Per i popoli moderni, tuttavia, è qualcosa di ancora più alto: è la maniera di sancire diritti fondamentali e stabilire modalità di esercizio del potere nel rispetto di quei diritti.

Non c’è Costituzione, in senso moderno, se non per questo: per sancire in una carta e per iscritto – «due calamai, quattro penne da ufficio»: così il cinegiornale dell’epoca raccontava la firma di Enrico De Nicola, quella di Alcide De Gasperi e quella di Umberto Terracini sotto la Costituzione italiana che sarebbe entrata in vigore cinque giorni dopo, il 27 dicembre 1947 – sancire, dicevo, come i poteri debbano essere ripartiti, quale articolazione riceva l’ordinamento della Repubblica, quali siano i diritti e i doveri dei cittadini, quale la forma di governo, quali, soprattutto, i…

Che cos’è una Costituzione? Un documento giuridico, un testo normativo, la struttura portante di un’organizzazione sociale e politica, ma anche un deposito di idee e di valori. È una bussola che orienta la vita di una comunità. Per i popoli moderni, tuttavia, è qualcosa di ancora più alto: è la maniera di sancire diritti fondamentali e stabilire modalità di esercizio del potere nel rispetto di quei diritti.

Non c’è Costituzione, in senso moderno, se non per questo: per sancire in una carta e per iscritto – «due calamai, quattro penne da ufficio»: così il cinegiornale dell’epoca raccontava la firma di Enrico De Nicola, quella di Alcide De Gasperi e quella di Umberto Terracini sotto la Costituzione italiana che sarebbe entrata in vigore cinque giorni dopo, il 27 dicembre 1947 – sancire, dicevo, come i poteri debbano essere ripartiti, quale articolazione riceva l’ordinamento della Repubblica, quali siano i diritti e i doveri dei cittadini, quale la forma di governo, quali, soprattutto, i principi fondamentali.

La sovranità appartiene al popolo: l’Italia si è data una Costituzione democratica, la prima col voto davvero universale, libero e segreto, la prima col voto alle donne (finalmente!). Ma l’articolo uno aggiunge che il popolo esercita il suo potere sovrano entro le forme e i limiti previsti dalla Costituzione medesima. Suona paradossale: vuol forse dire che, se il popolo volesse – poniamo: a larga maggioranza, dunque democraticamente – stravolgere quelle forme, cancellare quei limiti, non potrebbe farlo a proprio piacimento? È precisamente così: con la Costituzione cambia infatti la natura stessa della sovranità, che non è più piena, arbitraria e assoluta come un tempo, come nei regimi autocratici. Neanche ora che è il popolo a esserne il titolare.

Prova ne è che persino le procedure di revisione costituzionale limitano i mutamenti che può subire il testo. La forma repubblicana, ad esempio, non è soggetta a revisione. Nessun parlamento potrebbe, neanche all’unanimità, votare il ritorno sul trono d’Italia del Re. La qual cosa si spiega in due modi: da un lato, come si diceva, per la natura non più assolutistica del potere, che ha ormai dinanzi diritti incomprimibili, cittadini e persone che la Costituzione tutela dinanzi all’autorità costituita; ma, dall’altro, anche per il carattere storico di un documento che si situa su un crinale: fra storia e diritto. E fra passato e futuro. Su quel crinale, gli italiani che hanno condotto la lotta partigiana, che hanno fatto la Resistenza, che hanno gioito per la Liberazione, dicono ai posteri: mai più la monarchia, mai più il fascismo.

Questa eredità la si può leggere quasi ad ogni passo. Ad esempio: chi legge del ripudio della guerra, art. 11, può riconoscervi l’eco del secondo, immane conflitto mondiale; chi scorre il titolo sulla magistratura non può non riconoscere l’impegno messo dai padri costituenti nell’affermare l’indipendenza del giudice di contro alle arbitrarietà del potere politico sperimentate sotto il fascismo; così, ancora, chi si imbatte nella scrupolosa disciplina sulla libertà di stampa non può non andare con la memoria alle censure e alle leggi repressive del regime, che la nuova Italia voleva lasciarsi definitivamente alle spalle. Ed è per quell’avverbio, definitivamente, che in un tempo di crisi, di logoramento degli istituti democratici, di stanchezza della democrazia qual è quello che viviamo oggi, occorre chiedersi se, per garantire la vitalità della Carta non bisogna tornare a «viverla ogni giorno», come dice il presidente Mattarella.

Anche questo suona paradossale: non è forse la Costituzione a garantire i diritti dei cittadini? Come accade ora che tocca invece ai cittadini dare alla Costituzione la «garanzia più forte»? È un paradosso, ma è anche un punto di teoria politica che conosciamo dai tempi di Platone, da quando Platone scriveva, nella Repubblica, che una città è come un’anima in grande, e l’anima è come una città in piccolo. Ossia: non solo noi viviamo nella città e ne facciamo parte, ma la città vive in noi e fa parte di noi. O meglio: siamo noi a farla, nelle nostre condotte e con le nostre scelte. Non occorre dare di questa corrispondenza una lettura organicistica, da Stato etico; è sufficiente pensare che in ogni eredità collettiva quel che davvero conta sono i desideri e le aspirazioni che essa ancora accende in ognuno. Ereditare non significa, allora, ritornare, chiudere il cerchio; ma al contrario, riprendere, ripartire, e fare nuova strada.

Che se poi quella strada dovesse rivelarsi, come oggi purtroppo si rivela, accidentata, percorsa da un diffuso senso di insofferenza, da un piglio decisamente sbrigativo di chi detiene il comando e da un fastidio sempre più accentuato per i limiti del potere, allora si capirà meglio cos’è una Costituzione: lo strumento – come è stato detto – che un popolo si dà nel momento della saggezza, a cui è indispensabile guardare nel momento della confusione.

L’iniziativa: la Costituzione in omaggio

«La garanzia più forte della nostra Costituzione consiste nel viverla ogni giorno», scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel testo che accompagna l’edizione che troverete in edicola gratis con il nostro giornale. Un richiamo per la Festa della Repubblica nella convinzione che il testo garante della nostra libertà, che i padri costituenti ci hanno consegnato, va conosciuto, compreso, mai dato per scontato.

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