Cultura

Quando Picasso dipinse le tante facce della giovinezza

Quando Picasso dipinse le tante facce della giovinezza
Nell’opera “L’Adolescente” ora in mostra a Roma si esprimono le contraddizioni di un’età difficile. Oggi più che mai, come spiega lo psicoanalista

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La mostra in corso a Roma, al Museo del Corso, su Picasso lo Straniero si apre con un quadro che suscita sentimenti contrastanti, dal titolo Adolescente, che il pittore ha dipinto quando aveva 88 anni. È un quadro nel quale Picasso riprende molte tematiche del suo percorso artistico mettendo a fuoco i molteplici sé degli adolescenti, le contraddizioni e addirittura i paradossi. I colori dei lunghi capelli dell’adolescente, che incorniciano la sua testa, sono brillanti e contrastanti, come le mani, una aperta ed una chiusa, e così le scarpe ai piedi, in uno con una suola arrotondata e nell’altro appuntita, quasi fosse una freccia aggressiva. E poi una corona di alloro cinge la sua fronte, confermando il senso grandioso di sé che a volte spinge i giovanissimi a sentirsi i depositari della verità, quasi si trattasse di un dogma indiscutibile.

Di fronte a queste asimmetrie e a queste discordanze esistenziali, tipiche di questo periodo, ogni adolescente deve ricorrere a tutto il proprio coraggio per non soccombere ad un percorso di crescita segnato da ostacoli e da avventure spesso inquietanti, prima che sia in grado di raggiungere l’età adulta. E questo stesso percorso non è lineare: si entra nella crisi puberale con molto anticipo rispetto al passato, oggi addirittura a undici anni per le ragazze e poco dopo per i ragazzi. E come ha mostrato la serie televisiva Adolescence, su cui si è dibattuto molto, questi ragazzi e queste ragazze entrano precocemente nel mondo della sessualità e della reciproca sopraffazione, mantenendo ancora tratti fisici infantili e soprattutto un carattere ancora fragile e vulnerabile agli impulsi.

Anche l’uscita dall’adolescenza non è facile, invischiati come sono nelle paludi di questa fase che si prolunga ben oltre i venti anni, prima che maturi il senso della propria identità e si trovi alfine una direzione personale e sociale. Il primo scoglio di fronte al quale si trovano gli adolescenti riguarda i cambiamenti del corpo, che nel passato era stato un compagno silenzioso e collaborante. Ora è diverso, compaiono i primi segni corporei della pubertà. Sono cambiamenti che polarizzano tutta la l’attenzione, obbligando a passare ore ed ore davanti allo specchio per tenere sotto controllo il corpo, che diviene un compagno imprevedibile. Questa metamorfosi mette a confronto le proprie attese ideali con la realtà del corpo che è ben diversa, qualche chilo in più minaccia l’immagine di sé come anche le spalle poco muscolose che non si possono esibire. Può iniziare qui una lotta senza quartiere contro il corpo che deve essere addomesticato e addirittura assoggettato come succede nei disturbi alimentari.

È anche un periodo in cui si avverte fortemente il senso di solitudine, essendo ormai venuto meno il riferimento ai genitori che aveva garantito la sicurezza durante l’infanzia. Si procede da soli nonostante la presenza dei coetanei e i continui messaggi dei social, che rappresentano un rumore di fondo che accompagna le loro giornate. È una solitudine che è aumentata negli ultimi anni, anche dopo l’isolamento provocato dalla pandemia del Covid e che spinge spesso a ricercare in modo ossessivo esperienze eccitanti e rischiose per allontanare il senso di vuoto.

Tutto questo si amplifica quando gli adolescenti si rinchiudono nella propria stanza ed inevitabilmente si ritrovano con sé stessi, ritirandosi in una bolla che consente di silenziare le frustrazioni e i rifiuti subiti nella vita quotidiana e ritrovare finalmente il senso di sé. Con l’ingresso in adolescenza si apre la grande palestra sociale che si estende non solo ai compagni di scuola ma anche ai coetanei che si incontrano negli scambi quotidiani in presenza e nei social network. Sono incontri che suscitano forti coinvolgimenti emotivi, preoccupazioni ed allarmi tenendo presente che lo stesso cervello è sensibile agli stimoli sociali.

Ci vuole coraggio per affrontare le relazioni cogli altri, sia che si tratti di coinvolgimenti sentimentali sia di partecipazione ai gruppi di coetanei. Nel primo caso si sperimenta per la prima volta l’intimità affettiva e fisica che può suscitare l’ansia per un’eccessiva vicinanza che mette alla prova i confini personali della propria identità, ancora piuttosto fluidi in questa fase di transizione. Ugualmente impegnativo è il gruppo dei coetanei, da cui occorre farsi accettare e farsi riconoscere nella propria individualità.

È una palestra impegnativa che mette in moto forti emozioni, dalla competizione alla rabbia, dalla paura di essere rifiutato ed escluso fino ad essere bullizzato. Un paradosso segna la vita di oggi degli adolescenti, nonostante vivano in una grande prateria ricca di opportunità, esperienze ed avventure, provano un malessere sotterraneo difficile da mettere a fuoco. Forse si tratta del prezzo di crescere in un mondo complesso, in continuo cambiamento con un futuro difficile da prevedere. È questo malessere che si coglie anche negli occhi sgranati dell’adolescente di Picasso, che condensano tensione, inquietudine e curiosità.

L’opera di Pablo Picasso Adolescente

Massimo Ammaniti sarà ospite il 7 giugno (ore 9.15) a Palazzo Pretorio, per la prima edizione di Seminare Idee Festival Città di Prato, in programma dal 6 all’8 giugno

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