Cosa deve essere stato per un fascista, un fascista “per bene”, uno che ci credeva insomma, il 25 aprile? È possibile ritornare a quei giorni, a quelle ore, immergerci in quell’atmosfera, ma con gli occhi di qualcuno che stava dall’altra parte, quella sbagliata della Storia? Luigi Contu, con Domani sarà tardi (Solferino), ci regala questa macchina del tempo, riportandoci agli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale in Italia grazie a una scoperta eccezionale, i diari segreti del prozio (e omonimo), rimasti nascosti in una vecchia scatola ritrovata per caso.
Il romanzo tiene incollati fino all’ultima pagina, con un’immersione in prima persona nell’esperienza del disfacimento ideologico del fascismo, visto attraverso gli occhi di un funzionario della Repubblica Sociale Italiana. Il Contu del diario, protagonista e narratore, non è la caricatura del gerarca fascista, bensì un intellettuale la cui adesione al regime è stata informata da un idealismo distorto e da una profonda delusio…
Cosa deve essere stato per un fascista, un fascista “per bene”, uno che ci credeva insomma, il 25 aprile? È possibile ritornare a quei giorni, a quelle ore, immergerci in quell’atmosfera, ma con gli occhi di qualcuno che stava dall’altra parte, quella sbagliata della Storia? Luigi Contu, con Domani sarà tardi (Solferino), ci regala questa macchina del tempo, riportandoci agli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale in Italia grazie a una scoperta eccezionale, i diari segreti del prozio (e omonimo), rimasti nascosti in una vecchia scatola ritrovata per caso.
Il romanzo tiene incollati fino all’ultima pagina, con un’immersione in prima persona nell’esperienza del disfacimento ideologico del fascismo, visto attraverso gli occhi di un funzionario della Repubblica Sociale Italiana. Il Contu del diario, protagonista e narratore, non è la caricatura del gerarca fascista, bensì un intellettuale la cui adesione al regime è stata informata da un idealismo distorto e da una profonda delusione postbellica, la “vittoria mutilata” che generò il fascismo. La sua peregrinazione da Roma a Zogno, per seguire il Duce e la sua RSI, ci trasporta in un microcosmo valbrembano che diviene palcoscenico claustrofobico della sua personale apocalisse e simboleggia, se vogliamo, il ripiegamento dell’intera nazione su se stessa, assediata da un conflitto che lacera non solo le comunità ma anche le coscienze individuali.
Contu sceneggia la tragedia dell’Italia (e del prozio) anche attraverso un’intricata rete di relazioni umane. Il rapporto con don Gianni, il parroco di Zogno, che trascende la distanza ideologica. Nonostante le divergenze politiche, don Gianni diviene il confidente e il salvatore silenzioso, il cui pragmatismo compassionevole offre al protagonista non solo salvezza fisica, ma anche un barlume di redenzione morale.
L’epifania del “vero patriota” si manifesta anche in Goffredo, l’autista partigiano. La lealtà reciproca che si sviluppa tra i due, al di là delle opposte militanze, diventa una potente metafora della possibilità di una riconciliazione nazionale radicata nell’umanità condivisa (entrambi, Contu e Goffredo, si spendono per evitare inutili bagni di sangue), piuttosto che nelle contingenze politiche. La narrazione è intrisa di un senso di ineluttabilità, con la guerra civile che si manifesta in eventi brutali come i massacri di partigiani a Cornalba o le violenze a San Pellegrino.
In un romanzo ben riuscito può mancare l’amore? Nel cuore di Domani sarà tardi si cela una storia d’amore struggente e irrisolta, quella tra Contu e Virette, che cresce nel tempo tra scambi epistolari, corteggiamenti pudichi, lunghi silenzi e sentimenti trattenuti. La Storia alla fine li divide e li pone sulle opposte barricate, con i fascisti l’uomo, con i partigiani la donna. Virette ha deciso: lo ama, forse, ma non può più seguirlo. Contu resta solo, naufrago in un tempo che non gli appartiene più, aggrappato al ricordo di lei. Ma non è la fine, per fortuna.
L’autore ci dice che ha voluto approfondire una storia di famiglia «meritevole di essere raccontata, soprattutto in un Paese che a ottant’anni dalla Liberazione dal nazifascismo non è ancora riuscito a chiudere definitivamente i conti con il proprio passato». Un modo per farlo è assumere, come fa questo libro, un punto di osservazione diverso. Dove i torti e le ragioni non cambiano, non cambia il giudizio su chi stava sbagliando, ma emergono anche i drammi degli esseri umani. E in quelli davvero tutti ci possiamo riconoscere allo specchio.
Il libro
“Domani sarà tardi” di Luigi Contu Solferino, pagg. 240, euro 17,90