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Apologia di fascismo, storia di un’ambiguità

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Dalla Costituzione a Scelba, da Almirante a FdI: il saggio di Grippa e Volpini su un reato sfuggente
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Non nascondiamoci dietro un dito: il libro di Davide Grippa e Clemente Volpini, Apologia del fascismo. Passato e presente di un reato politico è attuale e persino urgente in ragione del fatto che Fratelli d’Italia, un partito nato nel 2012 che si richiama, sin dal simbolo, ove spicca la fiamma tricolore, all’esperienza storica del Movimento sociale italiano, dal 2022 governa l’Italia ed esprime il presidente del Consiglio. Ha inoltre eletto alla seconda carica dello Stato un dirigente politico dal lungo corso missino che rivendica di possedere una statuetta a figura intera di Benito Mussolini ereditata dal padre. Ricostruire in queste condizioni politiche la storia del “reato di pericolo” di apologia del fascismo consente di passare contropelo la storia del nostro Paese in almeno tre momenti cruciali.

Non nascondiamoci dietro un dito: il libro di Davide Grippa e Clemente Volpini, Apologia del fascismo. Passato e presente di un reato politico è attuale e persino urgente in ragione del fatto che Fratelli d’Italia, un partito nato nel 2012 che si richiama, sin dal simbolo, ove spicca la fiamma tricolore, all’esperienza storica del Movimento sociale italiano, dal 2022 governa l’Italia ed esprime il presidente del Consiglio. Ha inoltre eletto alla seconda carica dello Stato un dirigente politico dal lungo corso missino che rivendica di possedere una statuetta a figura intera di Benito Mussolini ereditata dal padre. Ricostruire in queste condizioni politiche la storia del “reato di pericolo” di apologia del fascismo consente di passare contropelo la storia del nostro Paese in almeno tre momenti cruciali.

Il primo è il dibattito tra i padri costituenti che saggiamente negarono soltanto la riorganizzazione del partito fascista, senza dare alcuna definizione che potesse sconfinare nel reato di opinione. Tuttavia nel 1947 un primo intervento legislativo diede maggiore sostanza stabilendo pene severe anche per chi esaltava persone e ideologie fasciste: la nostalgia per il duce e il suo regime poteva costare sino a tre anni di galera.

Il secondo momento è rappresentato dalla legge promossa dall’allora ministro degli Interni democristiano Mario Scelba nel 1952. L’autore del rafforzamento dei reparti della celere, il promotore dell’espulsione degli ex partigiani dai ranghi della polizia e il repressore dei movimenti di protesta operai e contadini, ha legato il suo nome alla legge che più di ogni altra si è proposta l’obiettivo di reprimere penalmente il neofascismo introducendo il reato di apologia del fascismo. Gli autori, con acribia critica, ampia esplorazione delle fonti e felicità di scrittura, danno conto del dibattito parlamentare che accompagnò il varo della legge Scelba, evidenziando l’intervento del segretario del Msi Giorgio Almirante: «Se si colpissero i programmi, le idee, le intenzioni, le finalità, si ammetterebbe il reato di opinione, di finalità, di programma, di pensiero; e si sarebbe al di fuori della Costituzione nostra e di ogni norma democratica. Non scandalizzatevi se ci richiamiamo alle norme democratiche. È questo il terreno sul quale ci avete portati voi».

Il terzo momento riguarda gli anni Settanta, un periodo durante il quale la diffusione e la radicalizzazione del neofascismo, accompagnata dal parallelo balzo elettorale del Msi nel 1972, pose nuovi problemi dovuti al riemergere carsico, dentro l’ampia e variegata galassia del neofascismo, di una radice neonazista. Tra i primi a notarlo fu lo storico Renzo De Felice nel 1976, quando consigliava di salvaguardare il processo di costituzionalizzazione del Msi isolando un brodo di cultura che intorno a Ordine nuovo e alla destra radicale extraparlamentare si era appena resa protagonista della terribile scia di stragi dal 1969 in poi.

Dentro questa tragica temperie politica scaturì nel 1973 la decisione del ministro degli Interni Paolo Emilio Taviani di promuovere, trovando l’opposizione di Aldo Moro, lo scioglimento di Ordine nuovo. Fu l’unica volta in cui il primo articolo della legge Scelba venne applicato in tutta la sua durezza. Riteniamo che sia stato un errore gravido di conseguenze perché radicalizzò la deriva terroristica dei militanti di Ordine nuovo, alimentandone il vittimismo e l’alibi persecutorio. Ciò favorì le “stragi di reazione” del 1974 e una seconda fase della strategia della tensione tra il 1979 e il 1980 culminata con la “strage di frustrazione” di Bologna da parte dei Nar e non solo.

Nell’Italia di oggi le parole di Almirante in cui ammetteva di non avere scelto ma di «essere stato portato» sul terreno democratico sono ormai dimenticate. In verità è anche grazie a questa generosità repubblicana che oggi la destra post-fascista è al governo del Paese e farebbe un passo in avanti se mostrasse di esserne consapevole: leggere questo libro potrebbe esserle d’aiuto.

Il libro

Apologia del fascismo di Davide Grippa e Clemente Volpini (Einaudi, pagg. 304, euro 19)

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