Arnaldo Pomodoro è morto, addio al gigante della scultura. Sue le iconiche sfere di bronzo
di Dario PappalardoIl mondo dell'arte è in lutto. Arnaldo Pomodoro si è spento ieri sera nella sua casa di Milano, alla vigilia dei 99 anni avrebbe compiuto oggi. Lo comunica la Fondazione che porta il suo nome, diretta da Carlotta Montebello.
Lo scultore, noto per le sue celebri sfere di bronzo, era infatti nato il 23 giugno del 1926 a Montebello di Romagna.
"Con la scomparsa di Arnaldo Pomodoro il mondo dell'arte perde una delle sue voci più autorevoli, lucide e visionarie. Il Maestro lascia un'eredità immensa", lo ricorda la direttrice generale della Fondazione.
Quando nel 1980 il suo “Disco Solare” fu collocato in piazza Meda, a Milano, la città gridò allo scandalo: non c’entrava nulla con lo slargo vicino alla Scala, roteava minacciando i bambini che giocavano nel giardinetto intorno. Seguirono mille polemiche. Il Grande Disco proveniva già da Vigevano che l’aveva osteggiato, nel capoluogo lombardo in comodato d’uso non venne digerito per anni, poi ci fu lo spostamento per costruire un parcheggio s…
Il mondo dell'arte è in lutto. Arnaldo Pomodoro si è spento ieri sera nella sua casa di Milano, alla vigilia dei 99 anni avrebbe compiuto oggi. Lo comunica la Fondazione che porta il suo nome, diretta da Carlotta Montebello.
Lo scultore, noto per le sue celebri sfere di bronzo, era infatti nato il 23 giugno del 1926 a Montebello di Romagna.
"Con la scomparsa di Arnaldo Pomodoro il mondo dell'arte perde una delle sue voci più autorevoli, lucide e visionarie. Il Maestro lascia un'eredità immensa", lo ricorda la direttrice generale della Fondazione.
Quando nel 1980 il suo “Disco Solare” fu collocato in piazza Meda, a Milano, la città gridò allo scandalo: non c’entrava nulla con lo slargo vicino alla Scala, roteava minacciando i bambini che giocavano nel giardinetto intorno. Seguirono mille polemiche. Il Grande Disco proveniva già da Vigevano che l’aveva osteggiato, nel capoluogo lombardo in comodato d’uso non venne digerito per anni, poi ci fu lo spostamento per costruire un parcheggio sotterraneo nel 2006, finché fu rimesso al suo posto nel 2010. Oggi, al vedere quella scultura lucente nel sole, tutti credono che sia nata con la piazza stessa. Pomodoro non si scomponeva per le polemiche.
Sfere, colonne, lance, tavole della memoria, ruote, papiri sono le immagini scolpite entrate nella memoria del Paese e non solo: alla Rai di via Teulada e alla Farnesina a Roma, al Palazzo dell’Onu a New York, dal Palazzo della Gioventù di Mosca ai giardini del Palazzo delle Poste di Darmstadt, o la Torre a spirale alta 6 metri davanti al Teatro Strehler a Milano. Pomodoro è stato, almeno dagli anni Settanta in poi, lo scultore italiano più noto con le gallerie internazionali che se lo contendevano a cifre astronomiche. Per prima la prestigiosa Marlborough a Manhattan, con qualche inconveniente di percorso come a Teheran, quando lo Scià di Persia Reza Pahlevi e la moglie Farah Diba lo invitarono a corte, gli commissionarono 3 colonne alte più di 20 metri, ma poi la rivoluzione di Khomeini le rifiutò. E la Pepsi le acquistò per la sede in America.
Fin da bambino sognava di fare l’architetto e lo scenografo. Tutte le sere lo zio che curava il teatro locale, lo portava con sé, il ragazzino si commuoveva: “Mi sentivo così emozionato quando si apriva il sipario che restavo incantato per tutto lo spettacolo”. Di costumi e scenografie per l’opera si è occupato tutta la vita, con registi speciali come Luca Ronconi ha pubblicato nel 2012 “Il teatro scolpito” (Feltrinelli), curato da Antonio Calbi. Non si contano le monografie uscite in Italia e nel mondo sul suo lavoro, come del resto infiniti sono i musei che gli hanno organizzato indimenticabili personali, a partire da Firenze al Forte di Belvedere nel1984. L’architettura, costruire a grande scala rimase il sogno, il padre gli spiegò che non aveva soldi per farlo studiare, diventò geometra del Comune, scoprendo le opere pubbliche.
Dal 1949 al ’52 frequenta l’Istituto d’Arte di Pesaro. In un breve volgere di anni sarà invitato alle Biennali veneziane e otterrà premi. Con il fratello minore Giò approda a Milano nel 1954: via via realizzarono sculture dai modellini a scala sempre maggiore. Nel 1961 si forma il "Gruppo Continuità" (con Perilli, Novelli, Turcato, Dorazio, Arnaldo e Giò Pomodoro) per la ricerca astratta fra materia e segno, Giulio Carlo Argan e Guido Ballo organizzano le loro prime panoramiche. Durante gli Anni ’60 è già circondato di fama, soprattutto negli Stati Uniti, dove insegna a Berkeley, e viene a contatto dalla Beat Generation, da Ginsberg a Corso, e con i maggiori artisti americani, compresi David Smith e Louise Nevelson.
Nel 1984 Sam Hunter gli dedica un’importante monografia, ma già nel 1974 aveva curato la personale alla Rotonda di via Besana, allestita da Ettore Sottsass. Ormai piovono lauree, successi, riconoscimenti, compreso il Praemium Imperiale in Giappone. Nascono opere come il Pietrarubbia Group e le sculture visionarie. Generoso, presta al CSAC dell'Università di Parma: 70 opere dal 1956 al 1960, presentate in una esposizione al Palazzo della Pilotta nel 1990, poi disposte nell'Aula Magna e in altri spazi; regala al Museo Poldi Pezzoli la Sala delle Armi. Acquista una vecchia cascina nella Lomellina che ristruttura con la sorella Teresa, resta l’amata casa di campagna dove festeggia i 70 anni, con orchestre e la folla di amici dello spettacolo, come Ornella Vanoni, Valentina Cortese e tanti altri.
Nel 1996 crea la Fondazione Arnaldo Pomodoro, riconosciuta nel 1997 dal Ministero dei Beni Culturali, a Rozzano su progetto di Pier Luigi Cerri con le opere della Fondazione. L’ambizione era di creare una “casa della scultura” per Milano, uno spazio aperto di rilettura dell’arte del Novecento, con studio ed esposizioni di giovani, soprattutto un luogo collettivo di esperienza viva per chi ama l’arte, insomma un ‘opera sociale pubblica. Oggi la Fondazione possiede 200 sculture dal 1955 a oggi dello scultore e di altri 90 artisti, tra cui Consagra, Boetti, Carrino, Colla, Angeli, Cecchini.
La sposta nella sede vasta di via Solari 35, con il famoso “Labirinto” un’installazione ambientale costruita in 16 anni, dal ’95 al 2011, sviluppata su 170 metri: è il viaggio nel suo universo, l’invenzione magica che evoca mondi remoti e lo spirito geometrico rigoroso di Pomodoro, dove tutto avviene “nelle viscere”. Nel 2013 altro trasloco in via Vigevano 9, adiacente al suo Studio a Porta Genova. Mostrava i suoi disegni, bozzetti, modellini, la straordinaria biblioteca di uomo onnivoro, opere e foto degli amici, primo Lucio Fontana, poi Gastone Novelli, Ugo Mulas, Enrico Bay, Ettore Sottsass , oltre la grande amica Fernanda Pivano.
Le sue opere, al tempo stesso contemporanee e antiche, in genere titaniche, incorporano originali scritture, tracce di linguaggi perduti, forme geometriche ardite, ferite della terra. Nelle interviste raccontava come erano nate quelle forme lucide all’esterno, intricate all’interno da segni, denti, crepe, ferite: “Preparo le mie sculture lavorando la terra, ero rimasto colpito da un’immagine della bomba atomica esplosa come un fungo partito dalla terra, tutto micidiali miasmi, così ho pensato di corrodere la superficie della scultura, volevo lasciare quella traccia, ho lavorato in negativo per creare quella distruzione, un segno forte di intralci, spine, ferite insanabili”, in aggiunta le sue varianti alle geometrie euclidee, spiegava “giocavo con la materia, provocando interno ed esterno”.
Raccontava di usare il bronzo, per luminosità e opacità, oltre al piombo, facile da saldare che lo agevolava nei rilievi. Quanto ai suoi maestri, citava Brancusi per le forme pure e l’aspetto visionario, Giacometti che reinventava l’uomo in figure di sogno.
I funerali di Arnaldo Pomodoro si celebreranno giovedì 26 giugno alle ore 14:45 nella Chiesa di San Fedele, in piazza San Fedele a Milano