Strano destino, quello delle vetrine del contemporaneo che prenderanno il via nel nostro Paese nei prossimi mesi. Se la Biennale d’arte che inaugura a Venezia nella primavera 2026 mantiene il titolo — In Minor Keys — e il progetto stilato dalla curatrice Koyo Kouoh prima della morte improvvisa il 10 maggio scorso, anche la Quadriennale (al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal prossimo ottobre a gennaio 2026), dedicata ad artisti italiani o che lavorano in Italia e presentata ieri al ministero della Cultura, sarà in un certo senso in memoriam. Il progetto di Fantastica, questo il titolo della XVIII edizione, era infatti stato affidato a Luca Beatrice, critico e curatore, anche lui scomparso all’improvviso, a 63 anni, sei mesi fa.
Così un’occasione che di solito prevede interventi pret…
Strano destino, quello delle vetrine del contemporaneo che prenderanno il via nel nostro Paese nei prossimi mesi. Se la Biennale d’arte che inaugura a Venezia nella primavera 2026 mantiene il titolo — In Minor Keys — e il progetto stilato dalla curatrice Koyo Kouoh prima della morte improvvisa il 10 maggio scorso, anche la Quadriennale (al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal prossimo ottobre a gennaio 2026), dedicata ad artisti italiani o che lavorano in Italia e presentata ieri al ministero della Cultura, sarà in un certo senso in memoriam. Il progetto di Fantastica, questo il titolo della XVIII edizione, era infatti stato affidato a Luca Beatrice, critico e curatore, anche lui scomparso all’improvviso, a 63 anni, sei mesi fa.
Così un’occasione che di solito prevede interventi prettamente istituzionali da parte dei soggetti coinvolti, dal ministro della Cultura Alessandro Giuli ad Angelo Piero Cappello, a capo della direzione Creatività contemporanea del dicastero, sino al presidente della Fondazione La Quadriennale Andrea Lombardinilo, si è trasformata invece in un ricordo collettivo di Beatrice e della sua idea di arte «scevra da ogni condizionamento e limite espressivo e quindi mai banale» ha spiegato Giuli, annunciando una giornata di studi a lui dedicata il prossimo 30 settembre al Ministero.
Raccontare invece come sarà la Quadriennale è compito dei cinque curatori: Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Francesco Stocchi e Alessandra Troncone. Gli oltre cinquanta artisti viventi che partecipano (di cui 16 under 35 e 45 alla loro prima partecipazione) sono divisi in cinque sezioni, anche se Luca Massimo Barbero sottolinea che si intersecheranno, a formare «un labirinto». Il percorso da lui curato è incentrato su «un narciso che è anche digitale» e sul modo in cui la dimensione narcisistica coinvolge l’opera d’arte.
Ma la maniera in cui la dimensione virtuale e digitale modifica la pratica artistica è una riflessione trasversale a tutte le sezioni. Anche Francesco Bonami, in collegamento video, ci tiene a sottolinearlo, presentando il percorso Memoria piena, e così Emanuela Mazzonis di Pralafera che con Il tempo delle immagini propone un ragionamento che «va oltre la rappresentatività dell’immagine fotografica». Alessandra Troncone con Il corpo incompiuto affronta un tema centrale del contemporaneo mentre Francesco Stocchi, non presente alla conferenza stampa, con Senza titolo invita a guardare un panorama dell’arte non più leggibile attraverso le correnti. Insomma, la Quadriennale si vuole opera aperta, pronta alla discussione e a nuove prospettive.
Fa vicenda a sé la sezione “storica” pensata da Walter Guadagnini come omaggio alla Quadriennale del 1935. Mise insieme I giovani e i maestri, come recita il titolo scelto, fece trecentomila visitatori, fu un’edizione con nomi illustri, da Mafai a de Chirico, da Leonor Fini a Severini. Ma fuori, e la cosa passa sotto silenzio, c’era l’Italia fascistissima di Mussolini. Per niente Fantastica.