La soglia è 10 punti: a 9 sei fuori, a 11 accedi ai fondi. In proporzione ovviamente: un punteggio di 32 (il massimo è 35) decreta, per esempio, una delle eccellenze italiane di “assoluto prestigio”, uno di 11 è dentro per il rotto della cuffia e viene finanziato di conseguenza. Il metodo, apparentemente oggettivo e meritocratico, ha però già mostrato una deviazione eclatante due settimane fa con il caso del Teatro della Pergola diretto da Stefano Massini. Teatro declassato con grave danno sia di immagine che finanziario, ma soprattutto con il chiaro intento di mandare un segnale agli artisti non esattamente allineati con il governo.
Ma ora il metodo si estende a decine e decine di manifestazioni culturali in tutto il Paese, molte delle quali si vedono ridurre drastica…
La soglia è 10 punti: a 9 sei fuori, a 11 accedi ai fondi. In proporzione ovviamente: un punteggio di 32 (il massimo è 35) decreta, per esempio, una delle eccellenze italiane di “assoluto prestigio”, uno di 11 è dentro per il rotto della cuffia e viene finanziato di conseguenza. Il metodo, apparentemente oggettivo e meritocratico, ha però già mostrato una deviazione eclatante due settimane fa con il caso del Teatro della Pergola diretto da Stefano Massini. Teatro declassato con grave danno sia di immagine che finanziario, ma soprattutto con il chiaro intento di mandare un segnale agli artisti non esattamente allineati con il governo.
Ma ora il metodo si estende a decine e decine di manifestazioni culturali in tutto il Paese, molte delle quali si vedono ridurre drasticamente, se non negare, l’accesso ai finanziamenti per il triennio 2025-2027. Lo ha appena ratificato la commissione di valutazione del ministero della Cultura, dipartimento per le attività culturali direzione generale dello Spettacolo. Presieduta dal direttore generale Antonio Parente nel verbale delle due sedute, del 10 e del 20 giugno (assente, si registra, Angelo Pastore, dimissionario dopo il caso della Pergola) si legge intanto che i fondi previsti subiscono una riduzione passando da poco più di 17 a poco più di 16 milioni. Ma soprattutto quello che cambia è la loro distribuzione attraverso un caleidoscopio di passaggi di categoria difficilmente comprensibili ai non addetti alla burocrazia ministeriale. E proprio in questi passaggi si allunga, dopo il caso Massini, un’ombra sui criteri adottati per la selezione.
Per fare un esempio, forse il più noto, ecco il Festival di Santarcangelo di Romagna (a voler pensar male amministrazione storicamente di centrosinistra), gioiello italiano del teatro che si salva appunto con un miserabile 14 dai 28 punti con i quali si presentava nel triennio scorso. Un crollo artistico che ha coinvolto, secondo la commissione, praticamente tutte le voci: qualità della direzione artistica e del personale impiegato, innovazione, giovani coinvolti, qualità creativa, ricerca, affidabilità gestionale per citarne solo alcune. In questo modo «il festival di teatro più longevo e significativo in Italia viene trattato come una fiera della stramberia», ha denunciato con un post lo scrittore Christian Raimo.
«È una mannaia che si abbatte su di noi», lamenta Ludovica Parmeggiani, che ora siede nel consiglio di amministrazione ma è stata — ed è ancora — una militante della prima ora del festival romagnolo. Una realtà che esiste da 55 anni, «da lì sono passati tutti e ora ci vediamo costretti a scegliere se programmarlo ad anni alterni o addirittura annullare spettacoli di compagnie, che vengono da tutto il mondo, già da questa edizione». Sì, perché l’inizio degli spettacoli è previsto per il 4 luglio, in pratica dopodomani.
Quello che salta subito all’occhio nei nuovi punteggi e che brucia di più è vedere appena un misero 2.7 su 10 per quanto riguarda l’innovatività del progetto. «La nostra è sempre stata una realtà vivacissima, che anticipa le tendenze», continua Parmeggiani che vorrebbe scrivere una lettera al ministro Giuli, dice, per evitare lo scontro frontale.
Non va meglio a Fuorimargine di Cagliari che, da festival, nel triennio precedente era stato promosso a centro di produzione di danza e arti performative della Sardegna, luogo di sperimentazione capace di attrarre energie artistiche da fuori regione. «Siamo stati bocciati», denuncia la condirettrice artistica Giulia Moroni, «per fare posto agli altri, scelti da questo governo. Sei su nove degli organismi professionali legati alla danza in Sardegna non ce l’hanno fatta. Noi siamo stati declassati a festival con quello che questo comporta in termini di finanziamenti, perché scendendo alla categoria più bassa anche i fondi diminuiscono. Gli altri cinque sono proprio fuori». Infatti quello che rende la situazione critica è che nessuna delle decine di manifestazioni declassate conosce l’entità effettiva della riduzione dei fondi e questo rende impossibile la programmazione.
Chi sa per certo che dovrà rinunciare, a meno di ricorso presentato, accettato e vinto a tempo di record (ma con i tempi italiani è quasi una chimera) sono i Cantieri culturali della Zisa di Palermo, nati durante la “Primavera” dell’antimafia e rimasti sotto la soglia dei 10 punti. Oppure una compagnia come Il triangolo scaleno di Roma, che fa ricerca e produzione nell’ambito della danza contemporanea, e che invece è stata invitata a sparire. Salvato al contrario per il rotto della cuffia, per uno 0,1 nel punteggio ma con tagli relativi, il festival di Castiglioncello, altra storica realtà nel panorama toscano. Punteggi sideralmente lontani dai primi della classe: il Festival dei due mondi di Spoleto e Romaeuropa arte e cultura, gli unici arrivati a 32 punti.