Premio Strega a Bajani, ma il ministro Giuli rovina la festa
di Raffaella De SantisAndrea Bajani trionfa senza rivali nella notte dello strappo tra governo e Premio Strega. La notte in cui è apparso chiaro che l’allergia alla temuta egemonia culturale di sinistra non è sanabile. Bajani festeggia giustamente grazie al successo annunciato del romanzo L’anniversario (Feltrinelli) che svetta sul podio con 194 voti, dopo un problema con il conteggio che lo aveva dato prima vincitore a 187. Ringraziamenti di rito ma in particolare sottolinea la vittoria nei settant’anni di vita del suo editore. E poi: «La letteratura è contestare la versione ufficiale, troppo spesso una visione patriarcale». Nessun duello, una vittoria a mani basse. La sorpresa è semmai il secondo posto conquistato da Elisabetta Rasy (Perduto è questo mare, Rizzoli, 133 voti) che scalza Nadia Terranova, terza con Quello che so di te (Guanda, 117 voti). Al quarto posto si conferma Paolo Nori con Chiudo la porta e urlo (Mondadori, 103 voti) e quinto, solo a quattro punti di distacco, la rivelazione di ques…
Andrea Bajani trionfa senza rivali nella notte dello strappo tra governo e Premio Strega. La notte in cui è apparso chiaro che l’allergia alla temuta egemonia culturale di sinistra non è sanabile. Bajani festeggia giustamente grazie al successo annunciato del romanzo L’anniversario (Feltrinelli) che svetta sul podio con 194 voti, dopo un problema con il conteggio che lo aveva dato prima vincitore a 187. Ringraziamenti di rito ma in particolare sottolinea la vittoria nei settant’anni di vita del suo editore. E poi: «La letteratura è contestare la versione ufficiale, troppo spesso una visione patriarcale». Nessun duello, una vittoria a mani basse. La sorpresa è semmai il secondo posto conquistato da Elisabetta Rasy (Perduto è questo mare, Rizzoli, 133 voti) che scalza Nadia Terranova, terza con Quello che so di te (Guanda, 117 voti). Al quarto posto si conferma Paolo Nori con Chiudo la porta e urlo (Mondadori, 103 voti) e quinto, solo a quattro punti di distacco, la rivelazione di questa edizione: Michele Ruol, medico anestesista al suo debutto con l’originale Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia (TerraRossa, 99 voti). Davvero se non ci fosse stato il ministro Giuli a scatenare qualche polemica, questa edizione 79 sarebbe scivolata via in tranquillità senza un grugno, con un fair play quasi zen.
Bajani tra l’altro indossava anche un abito di meravigliosa eleganza monacale, tenue nel taglio e nel tono sabbia. Terranova, avvolta in un vestito dotato di ali, sembrava uscita da un romanzo fantasy. Ma l’atmosfera era inquinata. Ormai tra Giuli e la Fondazione Bellonci che organizza il premio è guerra aperta. Prima battute e colpi di fioretto, poi l’affondo. A poche ore dalla proclamazione del vincitore, il Mic ha fatto sapere di voler cambiare location: non più la rinascimentale villa di Papa Giulio III, ma gli studi cinematografici di Cinecittà sulla Tuscolana. La motivazione è più che condivisibile ma in tale contesto appare mefistofelica: «La valorizzazione delle periferie metropolitane, in piena coerenza con il piano Olivetti». Sembra strumentale, quasi una vendetta sotto forma di progetto sociale. Strana scelta Cinecittà comunque, proprio ora che domina il caos anche nel mondo del cinema, tra veleni e dimissioni. Per capire come si è arrivati a questo punto però bisogna fare un passo indietro.
Mercoledì Giuli aveva annunciato che avrebbe disertato la serata finale, ufficialmente per ragioni istituzionali (un impegno in Germania) ma in realtà offeso perché non gli erano stati inviati i libri in gara: «Forse come ministro, da Amico della Domenica (la giuria del Premio Strega, ndr), sono diventato nemico della domenica». Immediata la risposta del direttore della Fondazione Stefano Petrocchi: «Spediamo i libri unicamente alla giuria dello Strega, dalla quale il ministro si è dimesso». La frattura tra il mondo della cultura e il ministero si consuma così in una torrida serata di inizio luglio nel cuore dei giardini di Villa Giulia, guardando quel Ninfeo di marmo immacolato che è stato il primo teatro d’acque di Roma.
La serata scorre nell’ombra di Giuli. Petrocchi rilancia con stile: «Abbiamo mandato al ministro oggi stesso i libri a Berlino, ci ha ringraziati». Petrocchi poi spiega come funziona da un punto di vista tecnico: «Ogni anno facciamo una richiesta di concessione e utilizzo degli spazi del museo etrusco. La finale si svolge qui dal 1953, prima nel Ninfeo poi dal ’63 nei giardini in cui ci troviamo». Sull’ipotesi Cinecittà il direttore non si scompone: «Si è tenuto lì lo Strega Giovani nel 2022, ci piacciono i luoghi periferici».
Anche il presidente della Fondazione Giovanni Solimine reagisce con aplomb: «Sono più di 70 anni che lo Strega si fa qui, siamo legati a questo posto, ma se necessario si può fare altrove, a Roma ci sono tante possibilità». E Donatella Di Pietrantonio, vincitrice lo scorso anno: «Quella del ministro è una polemica inutile. Se avesse chiesto i libri gli sarebbero stati mandati».
Tra gli scrittori a Nori scappa una battuta: «Non ne so niente, abito a Casalecchio di Reno». Pure gli editori glissano. Stefano Mauri, presidente del gruppo Gems, ha l’impressione «che ci siano troppi incidenti diplomatici tra questo governo e il mondo della cultura». E aggiunge: «La Costituzione può essere una traccia». Enrico Selva Coddè, vicepresidente e amministratore delegato di Mondadori libri, dice che la questione «non è ancora chiarita». Giuseppe Laterza ci scherza su: «Per un editore sentire che un ministro legge i libri solo se gli regalano, fa impressione. Vorrei chiedere a Giuli, visto che porta gli occhiali come me: li metti solo se te li regalano?». Dunque Giuli, il grande assente, il convitato dal posto vuoto, ha cercato di rovinare la festa nella quale si sarebbe sentito ospite sgradito. Forse però bisogna ricordare le questioni concrete che si agitano sotto. Il mercato librario è in affanno, da gennaio a maggio ha perso il 4 per cento, mentre i 30 milioni di euro previsti per le biblioteche non sono ancora arrivati e le Carte cultura aspettano. Innocenzo Cipolletta, al suo secondo mandato alla presidenza dell’Associazione italiana editori, è tra i tavoli. L’affaire Strega tutto sommato è poca cosa, chissà non serva al ministro come scudo per non parlare d’altro.
E non a caso Federico Mollicone di FdI, presidente della commissione Cultura della Camera presente al Ninfeo, dopo aver derubricato a “malinteso” l’incidente con il governo annuncia lo stanziamento di 44 milioni a supporto del settore. Ma evidentemente lo Strega va indigesto a questa destra, che tenta lo sberleffo e viene sbeffeggiata. Come due anni fa quando il ministro Sangiuliano è stato messo al tappeto da Geppi Cucciari che con ironia lo ha smascherato: non aveva letto i libri candidati ma comunque ne parlava. Stavolta a condurre la serata, in onda su Rai 3, c’è Pino Strabioli. I libri purtroppo sono rimasti soffocati dalle intemperanze di un ministro. È stata un’annata dedicata alle famiglie, per quanto disfunzionali.
Bajani con la storia di un uomo che rompe i ponti con un papà patriarcale e una mamma invisibile; Rasy che va alla ricerca della memoria perduta di suo padre; Terranova che racconta la maternità e la pazzia; Ruol che ripercorre un lutto facendo parlare gli oggetti e i luoghi. Infine Nori, che da battitore libero, mescola la poesia di Raffaello Baldini alla sua biografia. Può anche darsi che alla fine l’abbia vinta Clemente Mastella. Da tempo il sindaco di Benevento sogna di portare la finale nella sua città, che è anche la casa dell’azienda Strega Alberti. Chissà che per smacco l’ottantesima edizione non si tenga proprio nel teatro romano che ospita in genere la proclamazione della cinquina.