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Beirut, Tripoli, Roma la rete degli inganni nel libro di Enzo Amendola

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Il thriller geopolitico sul caso dell’imam scomparso Musa al-Sadr: il Medio Oriente è una terra di fuoco, è il 1978 ma è come descrivere uno scenario di guerra dei nostri giorni
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«Il passato somiglia al futuro più di quanto una goccia d’acqua somigli a un’altra»: sono le parole di Ibn Khaldun, coscienza critica del declino della civiltà islamica e teorizzatore della storia ciclica, a introdurre il giallo politico che Enzo Amendola dedica all’imam Musa al-Sadr. Un thriller internazionale calato negli anni Settanta, con il passo romanzesco e la completezza del saggio: L’imam deve morire (Mondadori) è la ricostruzione narrativa del “caso Moro d’Oriente”, la scomparsa di Musa al-Sadr, capo degli sciiti libanesi e guida spirituale di pace, che nel 1974 fondò in Libano il Movimento dei diseredati da cui nacque, in piena guerra civile, il gruppo Amal.

Teheran è una polveriera, il Medio Oriente una terra di fuoco. Tra musulmani e cristiani c’è costantemente un clima di tensione. E la trappola delle identità religiose e politiche finisce per rendere tutti nemici di tutti, comprese le personalità religiose che si schierano sono in costante pericolo. L’attività della S…

«Il passato somiglia al futuro più di quanto una goccia d’acqua somigli a un’altra»: sono le parole di Ibn Khaldun, coscienza critica del declino della civiltà islamica e teorizzatore della storia ciclica, a introdurre il giallo politico che Enzo Amendola dedica all’imam Musa al-Sadr. Un thriller internazionale calato negli anni Settanta, con il passo romanzesco e la completezza del saggio: L’imam deve morire (Mondadori) è la ricostruzione narrativa del “caso Moro d’Oriente”, la scomparsa di Musa al-Sadr, capo degli sciiti libanesi e guida spirituale di pace, che nel 1974 fondò in Libano il Movimento dei diseredati da cui nacque, in piena guerra civile, il gruppo Amal.

Teheran è una polveriera, il Medio Oriente una terra di fuoco. Tra musulmani e cristiani c’è costantemente un clima di tensione. E la trappola delle identità religiose e politiche finisce per rendere tutti nemici di tutti, comprese le personalità religiose che si schierano sono in costante pericolo. L’attività della Savak, la terribile polizia segreta dello scià con le sue camere di tortura, è la mano operante di uno Stato del terrore. È il 1978, ma è come descrivere uno scenario di guerra dei nostri giorni. E l’operazione che fa Enzo Amendola, già ministro per gli Affari europei, sottosegretario alla presidenza del consiglio e oggi deputato Pd, è riportare alle coscienze quel passato dimenticato che torna come la goccia d’acqua di Khaldun a parlarci di scenari di pace contro la repressione.

L’incipit è una spy-story. All’alba del 24 settembre 1978, Raffaele Tirelli, colonnello dell’esercito e capo della divisione difesa e controspionaggio del Sismi, riceve una telefonata dal capo dei servizi: «È scomparso un imam». Musa al-Sadr si trovava in Libia per le celebrazioni della rivoluzione, poi sarebbe dovuto partire per la Francia, ma i servizi libanesi lo danno in Italia. Beirut, Tripoli, Roma: il triangolo dell’inganno, il perimetro in cui indagano i personaggi di Amendola, calati in una storia di fantasmi e dittatori. E la pista che il capitano dei servizi segreti italiani, Roberto Stancanelli, si sforza di seguire si contraddice fra depistaggi continui.

La scomparsa dell’imam al-Sadr è storia: tre uomini, Musa al-Sadr, lo sceicco Muhammad Yacoub e il giornalista Abbas Badreddin, partono in aereo il 25 agosto 1978 da Beirut. Sono stati ufficialmente invitati dalle autorità della Jamahiriya nella capitale libica. Dopo qualche giorno, il 31 agosto alle 13, vengono avvistati a Tripoli per l’ultima volta di fronte all’hotel “Al-Shate” in attesa di un’auto che li conduca all’incontro con il colonnello Gheddafi. Da quel momento scompaiono nel nulla.

Ed è su questa traccia che fa da pagina zero che Amendola costruisce un romanzo di tensione fra l’Italia degli anni di piombo e l’Iran dilaniato da bombe e faide ripercorrendo culture e guerre e facendo del suo imam un simbolo di speranza.

Il libro

L’imam deve morire di Giovanni Amendola (Mondadori, pagg. 168, euro 18,50)

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