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Perché Goebbels ha ancora così tanti allievi

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Il nuovo libro di Giovanni Mari racconta la figura di Goebbels, maestro della propaganda nazista, e mette in guardia dai pericoli delle manipolazioni mediatiche ancora attuali
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«La propaganda è un mezzo per raggiungere un fine, il suo scopo è quello di fare sì che il popolo si dedichi volontariamente e senza resistenza agli obiettivi di una leadership superiore». Così, in un famoso discorso pronunciato a Norimberga nel 1934, Joseph Goebbels dà avvio alla gigantesca macchina che farà di lui il fedele braccio destro di Hitler. All’ideologo del nazismo è dedicato L’orchestra di Goebbels, nuovo libro di Giovanni Mari, il giornalista italiano che forse più di ogni altro ha studiato l’inventore della propaganda del Terzo Reich. È il ritratto di un intellettuale colto, freddo, crudele: un genio del male, esempio per i propagandisti di qualunque genere e di ogni epoca.

In questo volume pubblicato da Lindau, l’autore concentra l’attenzione in particolare sulle veline e sugli ordini che Goebbels diramava alla stampa, dai quali emerge un’esposizione sfacciata di concetti falsi, liberticidi e razzisti, che sovvertono la realtà, infondono l’odio, esaltano il totalitarism…

«La propaganda è un mezzo per raggiungere un fine, il suo scopo è quello di fare sì che il popolo si dedichi volontariamente e senza resistenza agli obiettivi di una leadership superiore». Così, in un famoso discorso pronunciato a Norimberga nel 1934, Joseph Goebbels dà avvio alla gigantesca macchina che farà di lui il fedele braccio destro di Hitler. All’ideologo del nazismo è dedicato L’orchestra di Goebbels, nuovo libro di Giovanni Mari, il giornalista italiano che forse più di ogni altro ha studiato l’inventore della propaganda del Terzo Reich. È il ritratto di un intellettuale colto, freddo, crudele: un genio del male, esempio per i propagandisti di qualunque genere e di ogni epoca.

In questo volume pubblicato da Lindau, l’autore concentra l’attenzione in particolare sulle veline e sugli ordini che Goebbels diramava alla stampa, dai quali emerge un’esposizione sfacciata di concetti falsi, liberticidi e razzisti, che sovvertono la realtà, infondono l’odio, esaltano il totalitarismo. Qualcuno potrebbe considerarla una storia nota, almeno a grandi linee. Invece c’è bisogno di rileggerla, afferma Mari: «L’analisi di tali testi costruisce un sistema d’allerta per rintracciare nel presente eventuali embrioni o rigurgiti di un passato osceno, che di certo non ritornerebbe con quell’aspetto e quei gesti, ma ne conserverebbe almeno in parte tonalità, minacce e retropensieri». Anche nell’Occidente democratico. Appena un anno dopo il discorso di Goebbels a Norimberga, in America usciva Qui non è possibile (It can’t happen here nella versione originale: qui non può succedere), il romanzo distopico di Sinclair Lewis su una dittatura che prende piede negli Stati Uniti facendo uso spregiudicato della propaganda. È sembrata a lungo un’esagerazione, fino a quando il libro è tornato di attualità con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, le accuse ai media più autorevoli di diffondere fake news, le esternazioni menzognere attraverso i social, il tentativo di influenzare e controllare la comunicazione, dal taglio di fondi all’attacco alle università liberal come Harvard. Un meccanismo che può riprodursi ovunque, nelle forme che Mari ben descrive: rivendicazioni identitarie basate sul culto della tradizione e del sangue natio, retromarcia sui diritti civili, partiti che rifiutano l’etichetta di destra o sinistra per dichiararsi “del popolo”, delegittimazione degli organismi sovranazionali, oscurantismo su identità di genere e inclinazioni sessuali, negazionismo di fenomeni ambientali come il cambiamento climatico. Tutte questioni che passano da una martellante propaganda per tentare di affermarsi come opinione dominante.

«Basta indagare su una questione nitida come l’Olocausto», scrive Mari, «per verificare come pesanti aberrazioni storiche si manifestino ancora oggi nella loro traumatica portata». L’autore cita un rapporto Eurispes da cui risulta che il 22 per cento degli italiani pensa che gli ebrei controllino i mezzi di informazione, il 26 è convinto che controllino la politica americana e il 37 considera “banali bravate” gli odierni episodi di antisemitismo. «È esattamente ciò che la propaganda di Goebbels ripeteva ogni giorno, incessantemente», ci ricorda. «Svelare le menzogne sugli ebrei dettate dai nazisti – conclude – dimostra che chiunque oggi abbia atteggiamenti antisemiti porta con sé le stesse teorie propinate da Goebbels». L’ideologo del nazismo morì suicida insieme alla moglie Magda il primo maggio 1945, dopo avere avvelenato i sei figli, ma il suo messaggio continua a fare proseliti: la propaganda è lo strumento per raggiungere un fine. Una storia da studiare, nelle scuole e come lezione di educazione civica per tutti, affinché non si ripeta.

IL LIBRO

L’orchestra di Goebbels di Giovanni Mari, Lindau, pagg. 264, euro 23

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