Morte Fofi, Nicola Lagioia: “Casa sua? Un laboratorio di idee. Creava mondi, è stato un maestro”
di Sara ScarafiaL'ultima volta lo aveva visto pochi giorni, un po' acciaccato ma ancora con la voglia di parlare solo di futuro. Nicola Lagioia non nasconde il dolore e la commozione per la perdita di quello che definisce "un maestro", "un padre". Lo scrittore ed ex direttore del Salone del libro di Torino è uno dei tanti intellettuali che si è formato con Fofi al quale lo legava anche una profonda amicizia. "Goffredo Fofi ha attraversato tantissime stagioni, sempre in maniera aperta, lucida, intelligente. È stato un grande italiano, un grande europeo".
Quando vi siete incontrati la prima volta?
"Intorno al 1999. Avevo 26 o 27 anni e lui, perché era così che faceva, mi buttò dentro all'avventura de Lo straniero. Che era, come tutte le riviste che ha diretto, qualcosa di incredibile. Anticipava i fenomeni, raccontandoli prima degli altri. Svetlana Aleksievi?, …
L'ultima volta lo aveva visto pochi giorni, un po' acciaccato ma ancora con la voglia di parlare solo di futuro. Nicola Lagioia non nasconde il dolore e la commozione per la perdita di quello che definisce "un maestro", "un padre". Lo scrittore ed ex direttore del Salone del libro di Torino è uno dei tanti intellettuali che si è formato con Fofi al quale lo legava anche una profonda amicizia. "Goffredo Fofi ha attraversato tantissime stagioni, sempre in maniera aperta, lucida, intelligente. È stato un grande italiano, un grande europeo".
Quando vi siete incontrati la prima volta?
"Intorno al 1999. Avevo 26 o 27 anni e lui, perché era così che faceva, mi buttò dentro all'avventura de Lo straniero. Che era, come tutte le riviste che ha diretto, qualcosa di incredibile. Anticipava i fenomeni, raccontandoli prima degli altri. Svetlana Aleksievi?, per esempio della quale parlammo molto prima che vincesse il Nobel. Ma potrei fare mille esempi: Gipi, per dire è nato lì. A dirigere Lo straniero c'era anche Alessandro Leogrande".
Com'era casa di Fofi?
"Piena di asinelli di terracotta, semplice. Ho frequentato varie sue case, per un periodo vivevamo lungo la stessa strada, in via di Porta Maggiore. A casa sua succedeva sempre qualcosa, nascevano le idee. Ogni sera era piena di gente: sociologi, educatori, editori, artisti, fumettisti, registi. Faccio solo un esempio".
Prego.
"Il corto di Alice Rohrwacher Le pupille era ispirato a una lettera che Elsa Morante aveva scritto a Goffredo nel 1971. A Morante lo aveva legato una profonda amicizia".
Inseguiva una visione?
"Aveva una visione. Per questo riscopre Totò; per questo capisce prima degli altri Carmelo Bene".
Era anche un intellettuale capace di prendere posizione.
"Sì, ma attenzione. Oggi è facile prendere posizione. Tutti lo fanno. Ma lui era un costruttore di mondi, creava connessioni. Questo era il suo modo di prendere posizione"