C’è un’autrice in Inghilterra capace di scavare nei nostri peggiori incubi. Holly Jackson, 33 anni, è l’idolo delle adolescenti di tutto il mondo: la sua saga young adult Come uccidono le brave ragazze ha venduto 10 milioni di copie. Il primo capitolo è diventato una serie tv amatissima prodotta da Bbc e ora su Netflix. E presto arriverà la seconda stagione alla quale collabora da sceneggiatrice.
Dopo Il ritorno di Rachel Price e Five Survive, Jackson il 17 luglio torna in libreria per Rizzoli (in contemporanea sul mercato inglese e italiano, il 22 anche negli Stati Uniti) con il suo primo thriller per adulti. Una scelta opposta, si direbbe, a quella di un altro autore al cardiopalma letto in tutto il mondo: Joël Dicker che invece quest’anno ha pubblicato il suo primo libro «per tutti», Una catastrofica visita allo zoo (La nave di Teseo). Ma attenzione: come i suoi maestri – vedi alle voci Stephen King e il William Golding de Il signore delle mosche – la cattiva ragazza del thriller…
C’è un’autrice in Inghilterra capace di scavare nei nostri peggiori incubi. Holly Jackson, 33 anni, è l’idolo delle adolescenti di tutto il mondo: la sua saga young adult Come uccidono le brave ragazze ha venduto 10 milioni di copie. Il primo capitolo è diventato una serie tv amatissima prodotta da Bbc e ora su Netflix. E presto arriverà la seconda stagione alla quale collabora da sceneggiatrice.
Dopo Il ritorno di Rachel Price e Five Survive, Jackson il 17 luglio torna in libreria per Rizzoli (in contemporanea sul mercato inglese e italiano, il 22 anche negli Stati Uniti) con il suo primo thriller per adulti. Una scelta opposta, si direbbe, a quella di un altro autore al cardiopalma letto in tutto il mondo: Joël Dicker che invece quest’anno ha pubblicato il suo primo libro «per tutti», Una catastrofica visita allo zoo (La nave di Teseo). Ma attenzione: come i suoi maestri – vedi alle voci Stephen King e il William Golding de Il signore delle mosche – la cattiva ragazza del thriller ci mette subito in guardia. «Penso di collocarmi in quello spazio liminale, e anche un po’ imbarazzante, che c’è tra i thriller per giovani adulti e quelli per gli adulti veri e propri. Molti sostengono che i miei libri young adult siano troppo cupi o violenti per il pubblico a cui sono destinati: ma io penso invece che si sbaglino». Il male non ha età. E tutti, adolescenti compresi, sono in grado di farci i conti. Forse anche meglio dei loro genitori. Le categorizzazioni? È il marketing, bellezza.
Jackson, “Not Quite Dead Yet”, il suo nuovo romanzo, è un lungo incubo: Jet, 27 anni, la notte di Halloween viene aggredita in casa. Le restano solo sette giorni di vita, prima che un aneurisma cerebrale la uccida, per scoprire chi l’ha quasi uccisa. Una settimana durante la quale dovrà riscrivere la sua intera storia. Potrebbero leggerlo - e certamente i suoi fan lo faranno - anche i ragazzi?
«L’unica differenza per me è l’età dei personaggi che sono alla fine dei loro vent’anni e non dieci anni più giovani. E quindi, sì, al di là delle etichette, per me il passaggio young adult-adulti è stato facile. La storia di Not Quite Dead Yet non sarebbe stata adatta ai giovanissimi lettori: c’è un’intera trama che riguarda le tasse, per l’amor del cielo... ma giuro che questo è un thriller! E visto che non ci sono le regole per i minorenni, uso anche la mia parolaccia preferita».
Jackson risponde da Londra, dove vive. È appena tornata da Bristol dove stanno girando la seconda stagione di Come uccidono le brave ragazze e si prepara al lungo tour per il nuovo libro. «Non c’è riposo per i malvagi», ride. La storia che porta in libreria è, come sempre, fitta di dialoghi incalzanti. Niente è come sembra. Ad aiutare Jet, in quella che diventerà una sorta di tragica storia d’amore, sarà un vecchio amico d’infanzia.
I thriller hanno milioni di lettori appassionati. Perché cerchiamo il male nella letteratura? Il mondo in cui viviamo non è già abbastanza orribile?
«Penso che i thriller polizieschi abbiano un pubblico così vasto perché sono un ambiente “sicuro” nel quale esplorare il lato peggiore dell’umanità. Ma soprattutto, penso che assecondino quel desiderio molto umano di risolvere un enigma: spesso presentano un mistero, un problema impossibile e spetta al lettore cogliere gli indizi sottili durante il suo viaggio alla scoperta della soluzione. Nei thriller si fa un patto: sai che ci sarà un crimine complicato, indizi e false piste, e sai che alla fine otterrai una risposta, che tu l’avessi previsto o meno. Questa sfida è universale, non ha età. Il lettore diventa parte della storia, un protagonista attivo, in un modo che non ha eguali in altri generi».
Lei, generazione Millennial, confessa di essere cresciuta con i videogiochi. Hanno influenzato la sua scrittura?
«E confesso che continuo a giocare. Sì, mi hanno influenzata e molto: mi piacciono quelli basati sulla trama. Fanno parte della mia formazione insieme alla mia passione per le sceneggiature, utilissima adesso che scrivo anche per il cinema. È quasi imbarazzante il numero di volte in cui ho riguardato Il Signore degli Anelli e Pirati dei Caraibi. Ho scritto il mio primo libro completo quando avevo 14-15 anni: da quel momento in poi credo che tutti sapessero che era quello il mio destino. E sono molto fortunata che tutto sia andato per il meglio, perché non avevo un piano B».
A cosa sta giocando in questo periodo?
«Ai giochi rimasterizzati di Tomb Raider, una passione da quando avevo sette anni: è divertente abbandonarsi alla nostalgia»
Nel romanzo Jet sta vivendo un dramma da brivido. Come ha costruito la settimana della protagonista? Sappiamo che ha consultato un medico per fare ricerche.
«Come per tutti i miei libri, ho elaborato meticolosamente ogni scena prima ancora di iniziare a scrivere la prima frase. Questo significa che prima di cominciare so tutto ciò che accade, so come va a finire, conosco tutti i percorsi dei personaggi e i punti di svolta. La scrittura è la parte più veloce: ho buttato giù questo romanzo in sei settimane esatte. Dedico molto più tempo alla trama e alla pianificazione. Not Quite Dead Yet ha richiesto molte ricerche, soprattutto sul funzionamento del cervello. Ho consultato un medico per verificare che ciò che volevo fare alla povera Jet fosse fattibile. Perché una volta che ho avuto l’idea del libro – qualcuno che risolve il proprio omicidio una settimana prima di morire – ero determinata a trovare un modo scientificamente plausibile per realizzare la storia»
Lei è una delle regine di BookTok, eppure non scrive romanzi rosa o fantasy. Com’è riuscita a conquistare la Generazione Z?
«Non ho fatto nulla, questa è la verità. E se fossi stata più attiva su TikTok, non sono sicura che avrebbe fatto alcuna differenza. L’unica cosa che posso controllare è la qualità dei libri che scrivo e assicurarmi che coinvolgano (o sconvolgano) i lettori. Il merito va davvero alle ragazze e ai ragazzi per aver reso i miei romanzi virali su TikTok e averli diffusi. Sono stata fortunata: Come uccidono le brave ragazze era la storia giusta al posto giusto al momento giusto».
Anche nei suoi romanzi precedenti indaga la natura umana. E non viene quasi mai fuori un lieto fine.
«Non ho mai nascosto di fare molte ricerche su casi reali quando progetto le mie trame. Sono un’avida consumatrice di true crime, podcast e documentari. I miei romanzi vivono in una zona molto grigia, ma alla fine arriva sempre una “verità”».
Che però non salva.
«Ma può aiutare, spero, anche chi legge. Le storie nere hanno fascino perché parlano al nostro istinto di sopravvivenza: e credo che questo ci riguardi soprattutto come donne. È un po’ una sorta di allenamento: cosa farei se mi trovassi di fronte a una situazione simile?».
La vita è un’avventura per “ragazze cattive”. «Una brava ragazza è una ragazza morta»: Jackson dixit (ci ha pure titolato un libro).
IL LIBRO
Not Quite Dead Yet, di Holly Jackson, Rizzoli, trad. di Paolo Maria Bonora, pagg. 456, euro 18,50.
Dal 17 luglio.