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L’intervista inedita a Flaiano. E lui appare in video grazie all’Ia

L'avatar di Ennio Flaiano nel docufilm "La conversazione ritrovata" 

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L’avatar del grande intellettuale è il protagonista del docufilm “La conversazione ritrovata”. L’immagine è virtuale, ma la voce è la sua: grazie a una bobina recuperata
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Occhialoni neri, occhi pungenti, stilografica in mano e baffo foltissimo, Ennio Flaiano sembra essere tornato tra noi: il suo avatar è il protagonista di un esperimento particolare, il docufilm La conversazione ritrovata di Matteo Veleno che unisce il ricordo del novantenne Giuseppe Rosato, amico d’infanzia dello scrittore, a una delle ultime interviste inedite che fece a Flaiano, trasformata in video grazie all’intelligenza artificiale. La bobina originale è stata ritrovata cinquant’anni dopo a casa di Rosato dalla figlia Maria e riporta fedelmente la registrazione fatta con un Nagra nella borsa al Festival di Spoleto nel giugno del 1972, in occasione dello spettacolo “La conversazione continuamente interrotta”, una farsa di Flaiano portata in scena da Vittorio Caprioli.

Un impressionante a…

Occhialoni neri, occhi pungenti, stilografica in mano e baffo foltissimo, Ennio Flaiano sembra essere tornato tra noi: il suo avatar è il protagonista di un esperimento particolare, il docufilm La conversazione ritrovata di Matteo Veleno che unisce il ricordo del novantenne Giuseppe Rosato, amico d’infanzia dello scrittore, a una delle ultime interviste inedite che fece a Flaiano, trasformata in video grazie all’intelligenza artificiale. La bobina originale è stata ritrovata cinquant’anni dopo a casa di Rosato dalla figlia Maria e riporta fedelmente la registrazione fatta con un Nagra nella borsa al Festival di Spoleto nel giugno del 1972, in occasione dello spettacolo “La conversazione continuamente interrotta”, una farsa di Flaiano portata in scena da Vittorio Caprioli.

Un impressionante alter ego digitale con le sembianze dello sceneggiatore interpreta la sua voce ancora graffiante e ci fa dimenticare immediatamente gli anni passati, mostrandoci un Flaiano schivo che, nonostante il suo risaputo odio per le interviste, ci regala una riflessione sul teatro e sul suo senso più profondo. Ennio Flaiano, in questa parentesi che fu per lui uno degli sbocchi più felici, resta un personaggio dalla non facile catalogazione: appena viene definito come qualcosa sguiscia via, come dopo aver vinto lo Strega nel ’47 con Tempo di uccidere, passando da scrittore a sceneggiatore - fortunato il suo sodalizio con Fellini - da giornalista a commediografo. Lo ricorda così il suo amico Giuseppe Rosato, che apre il documentario: “Non pensavo di diventare attore a questa età. Matteo mi ha preso alla sprovvista. Quella del 1972 è stata la mia ultima intervista a un uomo incredibile e indimenticabile. Questo docufilm riporta alla luce un documento importante su Flaiano, forse un po’ più intimo del solito perché con me parlava da amico straordinario quale è stato”.

Flaiano si racconta, trasformato nell’avatar di un elegante scrittore nel suo studio, sommerso dai libri. “Flaiano direbbe: non solo l’intervista, mi hanno fatto pure l’avatar! Non appena ho saputo del ritrovamento del nastro, ho pensato che sarebbe stato bello farne un docufilm, e ho realizzato la sceneggiatura con Maria Rosato e coinvolto Andrea Sisofo per la creazione degli avatar, sviluppati con l’intelligenza artificiale e Davide Cavuti per le musiche”.

Così nel breve docufilm La conversazione ritrovata, grazie a una delle ultime interviste fatte prima della sua morte, troviamo l’Ennio Flaiano di sempre, schietto e autoironico: “Mi meraviglio quando le mie opere vengono prese sul serio. A volte mi sembra che quello che ho scritto per le mie collaborazioni non abbia il valore necessario e le abbandono… dopo molto tempo, rileggendole, mi accorgo che possono andare”. Era un abruzzese troppo intelligente per passare da mitomane. E continua: “Il teatro è per me una cosa molto seria: non vedo la necessità di dissacrare il testo, di spostarne le premesse di luogo e di tempo, di irritare la recitazione affinché tutto sia gridato e non detto, nel considerare l’autore come un pretesto”.

Con “La conversazione continuamente interrotta” Flaiano guarda a Goldoni e non vuole dare risposte sulla vita ma semplicemente svelarne contraddizioni e miserie, portando sul palcoscenico tre uomini profondamente annoiati: “Si tratta di un regista, uno scrittore e un poeta che ogni pomeriggio si incontrano per lavorare a un episodio di un film. Cincischiano e si accorgono che la loro vita l’hanno passata più sui testi che nella realtà. Non combinano niente. La conversazione diventa la loro pena: se ci fosse un girone infernale, questo sarebbe quello degli scrittori”. E anche se Flaiano fa dire al suo personaggio “Scrivere è difficile, e spesso inutile” noi non gli crediamo e continuiamo a leggere le sue opere, convinti dell’importanza del suo pensiero, come in questo documentario, che sarà presentato in autunno al Festival Internazionale Alessandro Cicognini, un atto di amore per un grande intellettuale.

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