✕

Addio a Boncinelli lo scienziato che cercava il significato della vita

2008 Leonardo Cendamo 

Ascolta l'audio

Artefice di scoperte fondamentali, come quella dei geni “architetto” che guidano lo sviluppo dell’organismo, è stato anche un umanista e un divulgatore appassionato
2 minuti di lettura

Un grande scienziato e un grande comunicatore della scienza. Ma Edoardo Boncinelli, morto ieri a Milano all’età di 84 anni, con le sue ricerche e i suoi saggi, è stato soprattutto un promotore del rimescolamento dei saperi in tempi non sospetti, quando negli ambienti accademici la parola multidisciplinarietà era vista quasi con diffidenza. Laureato in Fisica, divenne uno dei massimi esperti italiani di genetica e di neuroscienze.«Proprio per questo suo approccio trasversale lo volemmo come direttore della Scuola internazionale di studi superiori avanzati (Sissa) nel periodo 2001-2004», ricorda Stefano Fantoni, fisico teorico e direttore dell’istituto triestino subito dopo Boncinelli. «L’obiettivo era consolidare i nostri dottorati in neuroscienze e pensammo che lui fosse la persona giusta per guidare l’Istituto in quella fase. Ma se poi si ritrovava a parlare con me o con Daniele Amati, altro fisico e direttore della Sissa tra il 1986 e il 2001, si appassionava a discutere anche di pa…

Un grande scienziato e un grande comunicatore della scienza. Ma Edoardo Boncinelli, morto ieri a Milano all’età di 84 anni, con le sue ricerche e i suoi saggi, è stato soprattutto un promotore del rimescolamento dei saperi in tempi non sospetti, quando negli ambienti accademici la parola multidisciplinarietà era vista quasi con diffidenza. Laureato in Fisica, divenne uno dei massimi esperti italiani di genetica e di neuroscienze.«Proprio per questo suo approccio trasversale lo volemmo come direttore della Scuola internazionale di studi superiori avanzati (Sissa) nel periodo 2001-2004», ricorda Stefano Fantoni, fisico teorico e direttore dell’istituto triestino subito dopo Boncinelli. «L’obiettivo era consolidare i nostri dottorati in neuroscienze e pensammo che lui fosse la persona giusta per guidare l’Istituto in quella fase. Ma se poi si ritrovava a parlare con me o con Daniele Amati, altro fisico e direttore della Sissa tra il 1986 e il 2001, si appassionava a discutere anche di particelle e di meccanica quantistica». La cultura scientifica a tutto tondo di Boncinelli è testimoniata dai suoi numerosissimi libri di divulgazione, rivolti al grande pubblico e che hanno spaziato dalla genetica, alla tecnologia, ai classici greci, alle poesie di Leopardi.

Nato a Rodi nel 1941 da genitori fiorentini, Boncinelli si era laureato in Fisica all’università del capoluogo toscano, con una tesi sperimentale di elettronica quantistica: come relatore aveva avuto un altro grande nome della cultura scientifica italiana, Giuliano Toraldo di Francia. Ma da subito prese a dedicarsi allo studio della genetica e della biologia molecolare, in particolare allo sviluppo embrionale degli animali superiori e dell’uomo. Ed è stato proprio in questo campo che, insieme a un gruppo di collaboratori, nel 1985 ha fatto la scoperta più importante della sua carriera di ricercatore: i geni-architetto, quelli cioè che controllano il corretto sviluppo delle diverse parti del corpo umano.

All’epoca lavorava presso l’Istituto di Genetica e Biofisica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli (Igb-Cnr), dove sarebbe rimasto fino al 1992. Poi si trasferì a Milano, dove diresse il laboratorio di biologia molecolare dell’Istituto scientifico universitario San Raffaele e il Centro per lo studio della farmacologia cellulare e molecolare del Cnr. Nonostante la scoperta dei geni-architetto e gli incarichi accademici prestigiosi che gli erano stati affidati (ha insegnato sia presso le facoltà di Scienze e di Medicina e chirurgia dell’Università di Napoli Federico II, sia presso la facoltà di filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano), ai colleghi diceva spesso: «Non è che la ricerca mi abbia dato grandi soddisfazioni, me ne dà molte di più la sua comunicazione». Si spiega forse così il crescente impegno, nel corso degli anni, di Boncinelli nel campo della divulgazione, attraverso libri e articoli. La rivista Le Scienze, edizione italiana di Scientific American, ha ospitato a lungo la sua rubrica mensile che si intitolava Appunti di laboratorio.

Ma è nella saggistica che Boncinelli ha brillato particolarmente. Una delle sue opere, L’anima della tecnica, edita da Rizzoli nel 2006, una analisi di come le macchine abbiano cambiato la storia dell’umanità e il suo impatto sull’ambiente, ha vinto il premio letterario Merck Serono. Vanno ricordati anche Lettera a un bambino che vivrà 100 anni, pubblicato qualche anno dopo, nel 2010, che dedicò alle nuove frontiere della genetica, l’autobiografia Una sola vita non basta. Storia di un incapace di genio (2013) e Contro il sacro. Perché le fedi ci rendono stupidi del 2016. Appassionato grecista, nel 2008 Boncinelli si era dedicato anche a una raccolta di lirici greci classici: aveva scelto 365 liriche, una per ogni giorno dell’anno. Basterebbe poi scorrere anche solo i titoli “minori” scritti nel corso degli anni per farsi una idea della vastità di interessi di questo fisico-genetista-neuroscienziato: Il principio di indeterminazione, Il male. Storia naturale e sociale della sofferenza, Gli enigmi del tempo, Come nascono le idee, La povertà in parole povere, L’animale inquieto. Storia naturale della scontentezza….Sarà pur vero che una sola vita non basta, ma quella di Edoardo Boncinelli, terminata ieri dopo una lunga malattia, ne ha racchiuse ben più di una.

Leggi i commenti