✕

I predatori della cavalletta trafugata a Tutankhamon

La cavalletta egizia venduta a Londra

 

Ascolta l'audio

L’oggetto di avorio e legno è stato battuto all’asta a Londra. Ma, secondo alcuni studiosi, era nella tomba del faraone
2 minuti di lettura

LONDRA – Una cavalletta rubata dalla tomba di Tutankhamon va all’asta in Inghilterra con un contorno di polemiche che sembra appartenere a un thriller tipo Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta. È legittimo venderlo, pur sapendo che era stato trafugato? Era davvero sepolto insieme al grande faraone egiziano, nonostante la sua provenienza rimanga oscura? E l’eventuale acquirente potrà tenerselo o dovrà fare i conti in tribunale con l’odierno Egitto? La cavalletta in questione, naturalmente, non è un insetto miracolosamente sopravvissuto per tremilacinquecento anni, bensì un prezioso artefatto in legno: uno delle migliaia di oggetti, fra cui monili, troni intarsiati e maschere funerarie, ritrovati quando l’archeologo inglese Howard Carter scoprì nel 1922 la tomba dell’antico re egiziano. Soprannominata “Guennol Grasshoper” e finemente lavorato, da allora la cavalletta di Tutankhamon ha cambiato proprietari più volte, sempre attraverso trattative private. Nell’ultimo caso sembra …

LONDRA – Una cavalletta rubata dalla tomba di Tutankhamon va all’asta in Inghilterra con un contorno di polemiche che sembra appartenere a un thriller tipo Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta. È legittimo venderlo, pur sapendo che era stato trafugato? Era davvero sepolto insieme al grande faraone egiziano, nonostante la sua provenienza rimanga oscura? E l’eventuale acquirente potrà tenerselo o dovrà fare i conti in tribunale con l’odierno Egitto? La cavalletta in questione, naturalmente, non è un insetto miracolosamente sopravvissuto per tremilacinquecento anni, bensì un prezioso artefatto in legno: uno delle migliaia di oggetti, fra cui monili, troni intarsiati e maschere funerarie, ritrovati quando l’archeologo inglese Howard Carter scoprì nel 1922 la tomba dell’antico re egiziano. Soprannominata “Guennol Grasshoper” e finemente lavorato, da allora la cavalletta di Tutankhamon ha cambiato proprietari più volte, sempre attraverso trattative private. Nell’ultimo caso sembra che venne venduto a un anonimo collezionista per 1 milione e 200 mila dollari. Ora una piccola casa d’aste londinese, Apollo Art Auction, l’ha messa in vendita a un prezzo di partenza di mezzo milione di sterline, quasi 600 mila euro, con la prospettiva di ricavare assai di più: non capita tutti i giorni che un pezzo dei tesori di Tutankhamon finisca sotto il martello del battitore. Ma per i sospetti che hanno accompagnato l’asta, o per una maledizione del faraone, è stata venduta ieri per una cifra inferiore al previsto: 345 mila sterline, circa 400 mila euro.

L’egittologo Howard Carter (1873-1939) accanto  al sarcofago del faraone Tutankhamon (photo Harry Burton) (Photo by Apic/Getty Images)

 

«Non ci sono prove documentali che la cavalletta provenga dalla tomba del faraone», mette le mani avanti la casa d’aste. Alcuni dei maggiori esperti della materia, citati dal New York Times, invece non hanno dubbi. «Lo stile è esattamente quello del periodo del regno di Tutankhamon, il quattordicesimo secolo avanti Cristo», dice al quotidiano newyorchese Christian Loeben, direttore del museo di arte antica di Hanover e autore di numerosi scritti sull’archeologo al centro della vicenda. Altri indizi mettono l’insetto fra gli oggetti sepolti insieme al faraone. Il governo egiziano non ha rilasciato immediati commenti. Vari musei archeologici, tuttavia, ritengono che la vendita non avrebbe dovuto avere luogo e che la cavalletta di legno pregiato andasse restituita alle autorità del Cairo, dove è stato da poco allestito un nuovo, immenso museo, ricco di 5000 reperti certificati, cioè sicuramente usciti dalla tomba di Tutankhamen. Nel 2010, il Metropolitan di New York restituì all’Egitto 19 pezzi della sua collezione che potevano essere attribuiti “con certezza” alla tomba. C’è anche chi difende, però, le ragioni del “ladro”.

Il giallo della cavalletta del faraone parte per l’appunto da questo avventuroso personaggio: mister Carter, lo scopritore della tomba, arrivato in Egitto per conto di un aristocratico inglese, lord Carnarvon, alla vigilia della Prima guerra mondiale, quando l’Impero britannico era ancora la principale superpotenza della Terra e il padrone, attraverso le colonie, di un quarto del pianeta. La legge dell’epoca prometteva agli archeologi e ai “cacciatori di tombe” egiziane di tenersi metà degli artefatti rinvenuti, ma nel caso del sepolcro di Tutankhamon fu presa una diversa decisione, per l’enorme importanza del ritrovamento e per il ruolo storico del faraone. Ufficialmente, Carter se ne tornò a Londra a mani vuote senza protestare troppo. In realtà, portò con sé, chiusi in valigia, un discreto numero di oggetti che aveva raccolto nella tomba, per rifarsi degli anni di povertà in cui si manteneva al Cairo vendendo i propri modesti acquarelli ai turisti. «Vedete qualcosa?», gli domandò il lord inglese, quando l’archeologo aprì finalmente un varco nella porta della tomba. «Sì», rispose Carter, «vedo cose meravigliose». E tra queste c’era una cavalletta. Quando morì, nel 1939, a 64 anni, Carter fece iscrivere sulla propria tomba una citazione da una coppa del faraone: «O notte, allarga su di me le tue ali, come stelle imperiture».

Leggi i commenti